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L’Italia al galoppo

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Veramente non si riesce a capire cosa stia succedendo. Per esempio, Napolitano, fino a qualche anno fa, come ricorda Travaglio sul Fatto, era assolutamente contrario a stravolgimenti della Costituzione che ingigantissero i poteri del premier, facendo venire meno una serie di controlli che la Costituzione ben prevedeva. Ma anche Renzi, fino a qualche mese fa, sosteneva tesi ben lontane da quelle che propugna oggi. Oggi hanno entrambi cambiato opinione, imprevedibili (Franti se la ride). La Boschi, poi, sostiene, col suo bel faccino, specchio infedele di contenuti inesistenti, che le riforme che stanno portando avanti con la forza più che con la ragione, sono addirittura le riforme che vogliono i cittadini. Mai nulla è mai stato più falso. Ai cittadini, di queste riforme, non importa un cappero, con decenza parlando, sarebbero più interessati a riforme che prevedessero un calo del carico fiscale, un aumento dell’occupazione, meno burocrazia, leggi poche e semplici, meno malaffare, meno privilegi, e processi alla portata economica di tutti e veloci. Di tutto questo, invece, il governicchio –mai votato- di Renzi se ne frega, spalleggiato da un Napolitano che, oltre ad aver cambiato idea, esercita il suo ruolo con arroganza e spavalderia, quasi fosse assurto alla carica di vice padreterno. Sarebbe il caso di ricordargli che tradizionalmente i Presidenti della Repubblica italiana non hanno contato una cippa, e che l’ingigantimento della sua figura è figlia del pressappochismo generale e della incapacità di governare. Un po’ come l’importanza che i magistrati hanno assunto nel contesto italiano a causa di una politica incapace di fare pulizia al suo interno, oppure, più che incapace, dolosamente indirizzata a generare fenomeni di corruzione. E quindi è difficile capirci qualcosa. In un’Italia che affonda economicamente, e ormai non siamo più alle avvisaglie, ma ai fatti concreti, con fallimenti e suicidi all’ordine del giorno, negozi vuoti e nanì nanera, litigare per la riforma del senato, che prevede nominati, immunità, e fuffa a iosa, sembra un telefilm della serie “inutile è bello”, a meno che quello che sembra inutile non sia il preludio a scenari che neanche possiamo immaginare ora, ingenui e fessi come siamo. A Potenza la giunta arcobaleno (nel senso di multicolore), che di tecnico pare avere soltanto l’odore, si sta dando da fare. Il PD però affila le armi e pare sfogliare la margherita sulla data della bocciatura della giunta. A giorni verrà discusso il bilancio dell’ultimo sconquassato anno di Santarsiero, e la tendenza generale pare essere contronatura: il centro destra non dovrebbe approvarlo quel bilancio, per averlo contrastato, criticato e vituperato, ma lo deve votare per istinto di sopravvivenza, e il centro sinistra, che lo dovrebbe votare, avendolo ritenuto da sempre quasi impeccabile, sebbene contro ogni logica, non lo vorrebbe votare per anticipare la caduta del sindaco De Luca. Come andrà a finire? Come al solito: o arriveranno a una generale condivisione, che comporterà anche uno scambio sottobanco, alias riconoscimento al valore, di postazioni di potere o pseudo-potere, o tutto andrà in malora. Terza ipotesi, al tavolo potrebbe votarsi una sospensione della guerriglia, salvo aggiornarsi a fine agosto, per affrontare gli equilibri di bilancio di settembre, altra tappa fondamentale per la giunta De Luca. Nel contempo si auspica una politica che finalmente faccia del bene alla città, ma il potentino conosce la rassegnazione, e non rimarrebbe sorpreso da un domani uguale a ieri. PS: la Siderurgica chiude. Non sapremo mai quanti danni ha prodotto o se, invece, quella colonna di fumo fosse benefica. Aumentano i disoccupati, devo ritenere, e a Bucaletto, dopo 44 anni, si vive ancora nei prefabbricati. Chi sta meglio di noi?

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