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La sospensione della serie “vengo dopo il Tg” (grazie Arbore)

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Azioni convulse, reazioni scomposte, riflettori nazionali. Insomma, una baraonda. Ma ricapitoliamo. Con una nota ufficiale della Direzione Strategica dell’AOR San Carlo (che rimane, a quanto è dato capire un’entità solo amministrativa e non di guerra, nonostante la roboante etichetta) del 30 agosto u.s., l’Ospedale faceva conoscere la sua posizione ufficiale sul grave avvenimento avvenuto oltre un anno fa in sala operatoria. Fra le varie cose dette ne spicca una che incarna una vera e propria confessione di incapacità: e cioè quando parla della “complessiva situazione di rapporti all’interno della U.O. di Cardiochirurgia, ormai da molti anni e nelle diverse gestioni sia primariali che di Direzione… connotata da una diffusa litigiosità e da rapporti conflittuali”. Affermazione che lascia sconcertati e fa porre una ovvia domanda: a litigare saranno sempre persone, medici, dipendenti, non entità immateriali, talchè se una o più direzioni non riescono a mitigare se non a eliminare una litigiosità così alta, evidentemente non ne sono capaci. Questa confessione di impotenza pone altri quesiti, ovvi, scontati, del tipo: è davvero impossibile portare la ragione e la pace in un reparto ospedaliero pubblico? E’ impresa sì titanica da richiedere l’intervento divino non bastando quello di esperti manager che stanno lì anche per questo? Purtroppo questa domanda è senza risposta. Almeno da parte della Amministrazione del San Carlo siccome dalla politica cui inerisce la gestione. Dopodichè un’altra domanda semplice semplice da sembrare stupida che si pone alla mente può normale è: ma se ci vuole l’intervento divino perché diamine non si fa una bella delibera ad hoc? Magari con l’intercessione di un tavolino e di un medium? Oppure, se uno non si sente capace perché non passa la mano? O ancora perché non gliela fanno passare, la mano? Ma evidentemente non è materia per menti semplici come la mia. Comunque andando avanti nella lettura del comunicato si apprende che illustri accademici hanno: “ confermato le ottime capacità del dott. Marraudino; – evidenziato che l’inserimento dello stesso ha rimosso anche alcune criticità di relazione tra le varie strutture operanti nel Dipartimento Alta Specialità del Cuore; – rilevato il sensibile miglioramento delle prestazioni sia in termini qualitativi che quantitativi; – rimarcato il buono e diffuso grado di professionalità presente nella struttura; – indicato ambiti di intervento possibili per il superamento della rilevata conflittualità interna”. E quindi la Direzione non poteva che: “sulla base di tale rilevante apporto esterno, confermare la piena fiducia nell’operato del Prof. Marraudino. Poi passano tre giorni e il primario viene sospeso dall’attività di sala. Ohibò! E il parere degli illustri accademici? Evidentemente non era tanto illustre se è bastato il clamore nazionale a far rimuovere una intera squadra dalle funzioni operatorie. Poi arrivano gli editoriali. Questi ci spiegano un po’ come siamo e resteremo una regione di sudditi se, per esempio, ci è voluta l’intercessione del solito politico importante per vedere figure di spicco della medicina approdare al San Carlo, e che senza l’apporto del politico importante va tutto a catafascio, evidentemente. O che si pone dei dubbi sul servizio giornalistico che, guarda caso, attiene a un episodio sul quale indagherebbe lo stesso PM che avrebbe dubitato della bontà delle denunce di attentato sporte dalla stessa testata che ha dato la notizia che, ora, interessa un po’ tutta l’Italia. Circostanza, questa, che pare non c’entrare davvero nulla, e la cui sottolineatura suona strana, ad adombrare un intento diverso da quello di fare soltanto cronaca; affermazione coraggiosa, se non avventurosa, e comunque denigratoria. Epilogo dolente, conclude l’editoriale, per l’ospedale e per i giornalisti. Io non credo che siamo all’epilogo, anzi, credo che manchi ancora molto all’epilogo. E di situazioni dolenti ne vedremo tante.

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