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Dighe lucane: Acquedotto Pugliese teme per il Pertusillo, crepe a Monte Cotugno foto

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Il gestore degli invasi del Pertusillo e di Monte Cotugno è il sempre morente Eipli, l’Ente di Irrigazione di Puglia, Lucania ed Irpinia, in liquidazione e commissariato dal 1979, una macchina mangiasoldi secondo la magistratura contabile, che ha un grande onere: la manutenzione degli invasi. Contattato ripetutamente al telefono e via e-mail, l’ente non ha mai risposto alle domande avanzate che riproponiamo pubblicamente.

Le dighe di Monte Cotugno e Pertusillo: tra crepe e mancate verifiche sismiche. Diversi studi scientifici condotti sia dal CNR (Centro nazionale delle ricerche) che dall’INGV (Istituto nazionale geofisica e vulcanologia) attestano che nella zona della diga del Pertusillo (Val d’Agri, Potenza), dal 2006, oltre all’attività micro-sismica causata dal mutamento dei volumi idrici dell’invaso si è aggiunta quella causata dalla re-iniezione petrolifera, partita 4 giorni dopo l’attivazione del pozzo Costa Molina 2 (CM2 d’ora in poi). La domanda è d’obbligo: come reagirebbe il muro del Pertusillo in caso di terremoto superiore alla forza finora registrata essendo l’area esposta ad alto rischio sismico naturale? Esiste un piano di emergenza esterno, reale e collaudato, in caso di rottura dell’invaso? Eipli non ha risposto, tuttavia un dirigente di Acquedotto Pugliese si è espresso ufficiosamente e per iscritto sottolineando: ”Siamo molto preoccupati perché l’Eipli – di fatto in disarmo – non sta garantendo una serie di adempimenti (ad esempio la verifica sismica delle dighe)”. Quindi stando ufficiosamente ad Acquedotto Pugliese, le dighe sono abbandonate a loro stesse e triste conferma della carente manutenzione l’abbiamo riscontrata anche per l’altro grande invaso lucano, quello di Monte Cotugno – Senise. Interrogate, anche lì infruttuosamente, le autorità competenti, possiamo solo documentare una lunga serie di crepe, venute a vista e trasudazioni dalla facciata interna del muro d’invaso, oggetto sicuramente di sopralluogo tecnico vista la numerazione di recente fattura (vedi foto).

La relazione mai pubblicata dell’Ingv sulla Val d’Agri. Proprio questi dati se intersecati agli studi sulla microsismicità indotta dalla re-iniezione petrolifera su Montemurro e sui non ancora approfonditi effetti della stessa su quella innescata, ci hanno condotto a ipotizzare che le dighe lucane, in particolare il Pertusillo, potrebbero non reggere a scenari imprevedibili ma verosimili. Ad oggi, nonostante l’Ingv abbia comunicato a diversi enti lucani la sua relazione annuale sulla sismicità indotta e naturale in Val d’Agri (area pozzo Costo Molina 2), emessa in data 29 dicembre 2014, nessuno di loro ha ancora proceduto alla pubblicazione. L’Ingv in questa relazione scrive cose gravi ma ancor più delicati sono i silenzi o i mancati interrogativi. Nel 65% dei casi tra il 2001 ed il 2013 la rete Eni rilevava un ipocentro molto più profondo rispetto a quello individuato dall’Ingv (probabilmente per indebolire la tesi della diretta correlazione tra re-iniezione e sismi – la prima più superficiale ed i secondi più profondi, ndr ) il quale riporta che “la sismicità era praticamente assente prima delle re-iniezione” e si ricollega spazialmente e temporalmente al pozzo CM2 e la correlazione è strettamente riconducibile alla pressione di iniezione. Stando all’Ingv i liquidi re-iniettati a Montemurro si spostano velocemente lungo una faglia mai censita sino ad oggi. Praticamente l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia scrive che si sta re-iniettando alla cieca, senza conoscere l’esatta conformazione del sottosuolo e solo nei prossimi step della convenzione Eni-Ingv si potrà appuntare la modellistica per capire come i fluidi si spostano a km di profondità sottoterra e i dati per questo avanzamento di progetto chi potrà fornirli? Molto probabilmente Eni stessa, che darà i dati al pubblico per capire come controllare gli effetti/interferenze sismiche delle sue attività.

Lo strano ruolo dell’Ingv: controllore o consulente di Eni? Quindi i cittadini continua ad essere abbindolata ed ignorata con false rassicurazioni: Unmig, Regione o Ingv non hanno i mezzi e le conoscenze di Eni che da controllato assurge a controllore definitivo non solo degli impatti delle sue attività ma addirittura di informazioni di carattere scientifico ed ambientale nelle quali lo Stato dovrebbe avere i mezzi per conoscere le faglie, sotto CM2 oppure la geo-meccanica sotterranea dei fluidi, prima e meglio di Eni per garantire un sano contraddittorio. Proprio in quest’ultimo settore lo Stato ha abdicato in favore delle compagnie, infatti gli esperti di geo-meccanica dei fluidi sono nella maggior parte dei casi organizzati in privato o inquadrati nelle compagnie petrolifere medesime, per non parlare della dotazione software per studiare questi fenomeni, programmi costosi e dai risvolti strategici. Ingv dimenticando legge e scienza va oltre nella relazione, che diventa sempre più una consulenza ad Eni che un servizio ai cittadini, e riporta che: ”la re-iniezione dei fluidi possa essere in futuro prevedibile ed armonizzabile” ossia invece di bloccare le re-iniezione che già causa sismi da 8 anni in un’area fortemente sismica, fino ad avvenuta ed imparziale conoscenza delle faglie sottostanti CM2, il controllore dice al controllato di proseguire tanto il tutto staticamente è prevedibile, armonizzabile e gestibile. Nessuno parla di principio di precauzione, o di lacune conoscitive fondanti e vincolanti, o di impatto ambientale non prevedibile o mitigabile, o di tutela dei corpi idrici dai fluidi di scarto prodotti da Eni. L’Ingv parla solo di sismicità indotta, quella innescata spaventa ed è meglio non parlarne: immaginate un domani un sisma tale da creare danni a cose o persone in Val d’Agri durante la fase estrattiva, sicuramente più di qualcuno non sopporterebbe il peso delle responsabilità e si ripeterebbe la falsa emiliana della commissione Ichese.

L’Ingv ha visto più del doppio dei terremoti della rete Eni. L’Ingv scrive che Eni re-inietta con forze anche superiori a 10 megapascal, quindi oltre mille tonnellate per metro quadro, una forza notevole per volumi d’acqua, di strato, che supera diverse volte il quantitativo riferito da Eni, infatti in alcuni periodi si sono superati i 2100 mc tanto decantati. Ed ecco che dal contradditorio Eni-Ingv, basato sul periodo febbraio-ottobre 2014, viene fuori che il catalogo sismico del secondo ha il doppio degli eventi registrati da Eni, infatti la rete di monitoraggio sismico di Eni non solo è obsoleta ma sarebbe una rete industriale che si attiva solo in concomitanza con la re-iniezione o comunque se azionata. L’Ingv mette in campo una rete molto più avanzata di quella Eni e vede fenomeni che Eni pare non registri: addirittura in un giorno preso a campione per il contraddittorio, il 23 aprile 2014, le reti non di proprietà Eni registrano 25 eventi sismici nella zona Eni 2. La relazione dell’Ingv è un contributo di chiarezza forse senza precedenti per la conoscenza della sismicità indotta in Basilicata ma le implicazioni ed i dubbi rimangono: come farà Ingv a rimanere indipendente dinanzi a questi grandi interessi in gioco visto il pregresso fatto di conflitti d’interesse e denunce all’Anac? I dati dei futuri avanzamenti della convenzione Eni-Ingv se saranno di provenienza Eni quale credibilità avranno? Come mai queste convenzioni non sono partite prima? Come mai il primo “step” di studio si riduce ad una pseudo-consulenza sullo stato di salute della rete di monitoraggio sismico di Eni e non si rivolge alla popolazione ed ai rischi corsi dalla collettività? Come mai si parla solo della microsismicità e non della stimolazione verso quella grande, ossia quella innescata, pericolo verosimile in Val d’Agri? Come mai si preferisce fare una semplice ed arbitraria convenzione e non invece assoggettare studi come questo a V.I.A. o a modifiche sostanziali dell’AIA del centro oli di Viaggiano, obbligando così gli studiosi Ingv non solo al confronto con le popolazioni ma anche al rispetto della legge in materia? Perché non si citano mai le leggi che avrebbero tutelato l’area, come la D.M. del 4/2/77 oppure il principio di precauzione? Possono gli scienziati, nonostante la loro preparazione, ignorare diritto e buonsenso? Come può un ente scientifico come l’Ingv esprimere un parere quasi politico dicendo in soldoni- andate avanti con la re-iniezione – nonostante non conosciamo ancora il sottosuolo e gli equilibri di forze al suo interno?

Giorgio Santoriello

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