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Eni e Total nella bufera. Corruzione e smaltimenti illeciti

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Da una parte il centro Oli di Viggiano dell’Eni, dall’altra il Centro Oli Tempa Rossa della Total, in costruzione tra Gorgoglione e Corleto. Le due multinazionali del petrolio, operanti in Basilicata, travolte dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia,

 che all’alba di oggi ha portato all’arresto di cinque dipendenti e funzionari Eni e dell’ex sindaco di Corleto Perticara.  

L’inchiesta si è concentrata sulla gestione delle risorse petrolifere da parte di amministratori pubblici, imprese del settore e alcuni operatori economici. Dalle indagini sono emersi una serie di illeciti che sarebbero stati commessi durante l’esecuzione dei lavori di costruzione del Centro Oli di Tempa Rossa.

Centro Oli Viggiano. In questo segmento di indagine sono coinvolti amministratori pubblici e imprenditori e vengono contestati alcuni gravi reati ambientali causati-secondo gli inquirenti- dal management Eni, da alcuni imprenditori dell’indotto petrolifero e da funzionari pubblici in relazione all’attività estrattiva presso il Centro Oli di Viggiano, in Val d’Agri. Sulla base delle evidenze probatorie acquisite in fase di indagine, fondate su approfonditi accertamenti tecnici dei consulenti della Procura, sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di Roberta Angelini, Vincenzo Lisandrelli, Antonio Cirelli, Luca Bagatti e Nicola Allegro, dipendenti dell’Eni. Un’ordinanza di divieto di dimora a Potenza, è stata invece eseguita a carico di Salvatore Lambiase, ex dirigente del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. I carabinieri del Noe hanno sequestrato le vasche V560-TA-002 e V560- TM-001 asservite alla linea 560 del Cova-Eni di Viggiano e dell’impianto di trattamento e smaltimento, (depuratore di liquidi industriali), di pertinenza di Tecnoparco Valbasento Spa di Pisticci, nonché del Pozzo di reiniezione Costa Molina 2, gestito da Eni a Montemurro (Potenza).

In relazione al Centro Oli Tempa Rossa, a Corleto Perticara e gestito dalla Total, le indagini si sono concentrate sulle procedure di gestione osservate dagli amministratori comunali e sulle condotte illecite assunte da alcuni di costoro, spesso con il consenso di alcuni imprenditori. Figura centrale del percorso investigativo è apparso l’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, che, per i magistrati, unitamente al suo vice Giovanbattista Genovese “aveva adottato un protocollo operativo di assoluta prevaricazione nei confronti delle imprese interessate ad ottenere l’aggiudicazione dei lavori per la realizzazione del Centro Olii”.  I due ex primi cittadini, sono considerati dagli inquirenti “autori di plurime condotte di concussione e di corruzione, con cui finivano col condizionare il rilascio delle necessarie autorizzazioni, richieste da imprese del settore petrolifero, all’assunzione di lavoratori e di manodopera, individuati secondo logiche di totale clientelismo che finivano col danneggiare l’equa distribuzione delle offerte di lavoro”. In relazione a tale quadro probatorio per Rosaria Vicino è stato disposto l’arresto ai domiciliari, mentre per Giovanbattista Genovese il divieto di dimora nel comune di Corleto Perticara. Per gli imprenditori Lorenzo Marsilio e Vincenzo Clemente è stata applicata la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio dell’attività imprenditoriale.

Tra i 37 indagati indagati nell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti petroliferi del Centro Oli di Viggiano ci sono anche due ex direttori dell’Arpab, Agenzia regionale per l’Ambiente di Basilicata. Si tratta di Raffaele Vita e del suo successore Aldo Schiassi. Indagato, per quel che riguarda Tempa Rossa, anche Gianluca Gemelli, il compagno del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. Per Gemelli l’accusa è di traffico di influenze, perché secondo quanto riportato negli atti d’indagine, “sfruttando la relazione diconvivenza che aveva con il Ministro allo Sviluppo Economico, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da un dirigente della Total, “vantaggi patrimoniali”.

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