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Totalgate: terreni dissequestrati ma i fanghi tossici restano lì foto

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Il decreto di dissequestro con relativa archiviazione (per avvenuta prescrizione) del procedimento penale, è stato emesso dal gip di Potenza lo scorso 19 maggio. Parliamo dei terreni ‘al veleno’ di Serra d’Eboli (Corleto Perticara), coinvolti nel 2008 in uno stralcio del Totalgate del pm Woodcock. 

LA STORIA. I terreni in questione, che si estendono per alcuni ettari nelle campagne vicine all’attuale Centro Oli della Total, tra il ’90 e il ’91 sono stati al centro di sversamenti ‘illegali’ di fanghi di perforazione ad opera dell’allora Total mineraria, che in quel periodo stava perforando il pozzo Tempa Rossa 2. Solo nel ’92, quando le operazione di smaltimento fanghi era già terminata, la Regione Basilicata avrebbe autorizzato una ‘discarica’ dove trasportare quei rifiuti pericolosi. Per oltre un anno, quindi, nelle particelle di terra di Serra d’Eboli, è finito di tutto. Come in una pattumiera tossica. La torbida vicenda sarebbe venuta alla luce solo nel 2008 dopo le rivelazioni di un giovane (Di Lorenzo) che all’epoca dei fatti era un bambino e il cui papà morì di cancro nel ’93. Su quei terreni, disseminati di veleni di perforazione, molti pastori continuarono per anni a pascolare le pecore e a seminare grano. Alcuni di quegli agricoltori sono deceduti, tutti di tumore, alla metà degli anni ’90. Ne è scaturita un’indagine, collegata al famoso Totalgate di Woodcock (2008). Il filone delle terre avvelenate e dei pastori morti è stato però archiviato. E’ scattata la prescrizione.

TERRENI DISSEQUESTRATI. Insieme all’archiviazione, sono state anche restituite le particelle di terra ai legittimi proprietari. E l’iter dei sequestri e dei controlli è l’altro grande bluff, tutto da raccontare. A parlarne è uno dei proprietari terrieri, Mario Lauria. “Nel marzo 2009 – spiega – i carabinieri del Noe misero i sigilli. E di lì a poco partirono le indagini e i carotaggi”. In base a quanto emerso a Corleto Perticara in sede di conferenza di Servizio, “sotto quelle terre sono stati trovati metalli pesanti e altri veleni”. Come se non bastasse ci sono stati problemi con la Total Italia, che avendo cambiato compagine societaria inizialmente non ha riconosciuto i danni prodotti nel ’91 da Total mineraria. “Dopo una lunga trattativa – chiarisce Mario – la Total di oggi ha messo sul piatto oltre 2 milioni di euro per le bonifiche”. Operazioni che avrebbero dovuto interessare sia i terreni, sia i numerosi corsi d’acqua che si trovano più a valle.

SENZA BONIFICA. Per un assurdità difficile da comprendere, però, quella bonifica non è mai partita. “Oggi mi restituiscono le terre ma nulla di quanto previsto è stato fatto – sbotta Mario – Non mi è stato mai comunicato in modo diretto cosa è stato trovato nei terreni, di bonifica non se ne parla e oggi dovrei riprendere quelle terre e magari continuare a seminare grano”. E con profondo rammarico aggiunge: “Ma come faccio a prendere possesso dei terreni e a seminare. Cosa devo produrre, grano al veleno?”. Inoltre non si capisce fin dove sia arrivata la contaminazione, né che danni abbia potuto arrecare all’ambiente e alla catena alimentare, dal ’91, data degli sversamenti, ad oggi.

CORLETO, TERRA DI FAR WEST. Una storia così torbida non poteva che provenire da Corleto, un paese di poche anime il cui ex sindaco, Rosaria Vicino, è finita ai domiciliari proprio per gli appalti legati a Total e ai lavori del Centro Oli. Era proprio il sindaco, intercettata, a dire che “a noi della sicurezza dei pozzi non ce ne fotte, basta che la Total assume chi deve assumere”. E la sua lista di persone da far assumere era lunga. Contano solo gli ‘affari’ di oro nero, a Corleto. Mentre l’ambiente, la vita umana e la legalità, possono essere facilmente calpestati. Proprio come nel caso delle ‘terre al veleno’ di Serra d’Eboli. Nessun colpevole!

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