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Aste ‘pilotate’ al tribunale di Taranto: perché avere paura delle ispezioni?

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Chi scrive è il primo firmatario delle interrogazioni parlamentari -sottoscritte anche da altri colleghi senatori del M5S – indirizzate al Ministro della Giustizia e volte a chiedere chiarezza su taluni accadimenti e prassi applicative relativi alla sezione fallimentare e delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Taranto che nell’ultima settimana hanno causato sulla stampa locale tarantina una considerevole produzione di comunicati stampa, interviste e prese di posizione (Presidente del Tribunale, Presidenti degli Ordini Professionali degli Avvocati e dei Commercialisti, Comunicati congiunti bipartizan di esponenti parlamentari del centrodestra e centrosinistra). La singolarità di tali reazioni mi ha colpito non poco atteso il tono generalmente ed univocamente denigratorio in relazione all’iniziativa parlamentare ma soprattutto per la unicità del messaggio delegittimante verso chi, utilizzando il legittimo strumento parlamentare di sindacato ispettivo e lungi dal voler criminalizzare alcuna categoria operante nei palazzi di giustizia, ha voluto e vuole semplicemente che si accerti la regolarità delle procedure e delle aste immobiliari presso il Tribunale di Taranto – così come in ogni altra città italiana – con il solo fine di far rispettare i principi di legalità e trasparenza dell’azione giudiziaria in un campo così delicato come quello che riguarda le sorti e le vite di centinaia di cittadini ed imprese in tema di procedure esecutive immobiliari. A chi, non senza un pizzico di senso di ostentata superiorità, bolla le interrogazioni come formulate da chi sostanzialmente non sa di cosa parla perché non conosce la legge, mi preme sommessamente far rilevare che chi scrive è pure avvocato e vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato ed ha seguito gli iter legislativi che hanno, nell’ultimo anno, modificato due volte il codice di procedura civile in materia di procedura esecutive e l’interpretazione che il sig. Presidente del Tribunale ed i Presidenti degli Ordini Professionali hanno (legittimamente, per carità) dato del vigente art. 591 c.p.c. è, – come tante norme che possono dar adito ad letture differenti – una interpretazione tanto libera quanto opinabile rispetto alla ratio della Legge che ben difficilmente, a parere dello scrivente, era volta a sacrificare, sull’altare della presunta celerità delle procedure esecutive e dell’ottenimento del risultato di vendere comunque i beni messi all’asta – è il caso di dire – “ad ogni costo”, la ragionevolezza dell’intero iter esecutivo ed alla fine il soddisfacimento delle stesse ragioni creditorie così come i diritti e prerogative dei debitori esecutati. Infatti, abbracciando l’interpretazione pur autorevolmente sostenuta dal sig. Presidente del Tribunale, dopo tre aste andate deserte ed altrettante riduzioni del prezzo di vendita ogni volta fino al 25% del valore di stima, sarebbe possibile dalla quarta vendita proseguire con la riduzione ulteriore del prezzo di vendita andando ben al di sotto della metà dell’originario valore di stima, così che, per esempio, un bene originariamente stimato 100 mila euro, potrebbe essere venduto (come accade) a 20 mila euro o anche meno, con vantaggi che, al di fuori dei fortunati acquirenti, risulterebbero inesistenti per gli stessi creditori e con inevitabile danno, come detto, dei debitori esecutati. Se tale prassi interpretativa del secondo comma dell’art. 591 c.p.c. è, come è stato sostenuto, diffusa in questi ultimi mesi in “tutti i tribunali italiani” (dopo la conversione in legge avvenuta pochi mesi fa del DL n. 59/16, ultima novella legislativa in materia), la cosa assumerebbe contorni ancor più preoccupanti e giustificherebbe l’interesse e l’azione pronta di quella Politica che non è interessata ai proclami ed alle strumentalizzazioni mediatiche, ma dovrebbe pensare ai problemi veri dei cittadini che, in questo periodo di crisi economica generale, vedono troppo spesso sprofondare il proprio presente nel baratro della disperazione. Ma non è questa la sede per poter approfondire l’argomentazione giuridica che ha mosso il sottoscritto ed i miei colleghi a presentare le interrogazioni de quibus (si potrebbe infatti diffusamente argomentare, con sguardo sistematico all’attuale complesso di norme relativo alle procedure esecutive immobiliari che il Legislatore, lungi dal voler favorire sfacciatamente la svendita a prezzo vile del patrimonio immobiliare dei debitori, ha disposto anzi che il Giudice estingua anticipatamente la procedura se non si realizzi un prezzo congruo, v. art. 164 bis disp. att. C.p.c.) e non volendo né potendo interferire addirittura con una funzione assegnata per Costituzione a chi la Legge la deve interpretare ed applicare, rimane lo sconcerto nel non aver letto, nei contributi pubblicati in questi giorni, una sola parola che rappresentasse semplicemente la volontà di non essere noi i soli a voler veder chiaro su possibili abusi e distorsioni, veri o presunti – lo accerterà naturalmente l’Autorità Giudiziaria – che già oggi gettano sul Tribunale ionico un’ombra delegittimante sol che si presti l’orecchio a tanti cittadini del tarantino che per un motivo o l’altro hanno dovuto avere a che fare con la sezione fallimenti ed esecuzioni del Tribunale di Taranto e da ben prima del deposito delle interrogazioni. Non una parola per garantire quantomeno l’ascolto a chi vede sé e le proprie famiglie cadere nella disperazione del perdere una casa o un’attività che garantisce il sostentamento mettendo in dubbio la regolarità dell’iter espropriativo magari anche rappresentando il sospetto che ci possa essere del torbido da parte di alcuni (alcuni) operatori del mondo delle aste giudiziarie e fallimentari. Del tutto singolare, poi, la circostanza che, nel loro comunicato, gli on.li Pelillo (PD) e Chiarelli (CoR, già FI e PdL) facciano riferimento ad una presunta identità del contenuto dell’interrogazione parlamentare con “quanto esposto da un cittadino che si ritiene danneggiato. Esposto che, come previsto, è all’attenzione della Procura di Taranto e che sarà oggetto di necessario approfondimento”. Viene naturalmente da chiedersi come i suddetti parlamentari siano a conoscenza del contenuto dell’esposto che, salvo che non sia stato a loro inviato per conoscenza, è atto riservato e patrimonio, appunto, conoscitivo (notitia criminis) dell’Autorità Giudiziaria ? Insomma, finora abbiamo letto solo quelle che appaiono inutili e speciose difese corporative (come se oggi alcun rappresentante di alcuna categoria professionale o lavorativa possa giurare che, sì, i propri rappresentati sono tutti ma proprio tutti bravi e specchiati et honestissimi cittadini), attacchi strumentali al M5S e la solita vecchia politica consociativa, di “destra” e “sinistra”, saccente e che si atteggia “padrona” e unica conoscitrice del territorio e persino della Legge. Perché aver paura di accertamenti, di verifiche, delle ispezioni ministeriali invocate dagli interroganti ? Perché aver paura di sgomberare ogni sospetto che magari si potrà rilevare infondato ? Sono, siamo, con i cittadini, i magistrati, i professionisti ed i membri di tutte le categorie che agiscono con correttezza ed anelano a vivere in un Paese dove chi chiede Giustizia non sia criminalizzato bensì tranquillizzato che ogni verifica sarà fatta con equilibrio ed onestà, senza pregiudizio, né zone di impunità o privilegio. 

Sen. Avv. Maurizio Buccarella, V.P. Commissione Giustizia del Senato Gruppo Movimento 5 Stelle

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