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“Adesso parlo io.” J’accuse dell’avvocato Anna Maria Caramia

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Anna Maria Caramia, 48 anni, di Massafra, avvocato, difensore di alcuni cittadini nei procedimenti fallimentari incardinati nel tribunale di Taranto. Da otto anni  è in “trincea”, a combattere le “ingiustizie”. Non sono poche ormai le denunce contro quello che qualcuno ha definito “sistema criminale,stabile ed efficace”

 

Il nostro giornale si è ampiamente occupato della vicenda tarantina con inchieste e articoli su presunte irregolarità e palesi violazioni di legge nelle aste giudiziarie e procedure fallimentari. La vicenda, sotto alcuni aspetti, coinvolge anche il tribunale di Potenza “avvezzo ad archiviare le denunce contro i giudici tarantini”.  Cittadini mantenuti nello status di fallito per oltre 30 anni, vendite a prezzo vile, usura, aste “pilotate” l’ombra della malavita, presunti tentativi di concussione e corruzione, duplicazione di titoli esecutivi, avvisi di aste in luoghi inesistenti, connivenze sospette tra giudici, avvocati, consulenti, banche. Queste sono le frasi ricorrenti nelle decine di esposti, denunce, querele di cittadini che sarebbero finiti nel tritacarne di quello che, uno di loro – Angelo Delli Santi – definisce “Sistema criminale consolidato, stabile ed efficace”.

Avvocato Caramia, che sta succedendo?

La mia esperienza parte nel 2008 allorché, nella difesa di Spera Maria, mi sono scontrata con meccanismi e decisioni che ben presto si sono rivelati tutt’altro che regolari e conformi a leggi. Usura che non viene accertata nonostante la doglianza (e che poi emerge come reale); duplicazione di titoli esecutivi; lievitazioni di debitorie oltre ogni logica, anche quella aritmetica, e, soprattutto, rigetti e rigetti e rigetti di opposizioni e procedure fondate: ma tutto doveva andare in un’unica direzione e quella direzione non è mai quella che tutela il cittadino esecutato!

Ci risulta che lei stia avendo problemi sul piano professionale

Mi sono dovuta imbattere in tante situazioni per cui ho dovuto difendere me stessa. A dire il vero io l’ho sempre percepito un forte accanimento professionale, ma mi sono astenuta dal dirlo a ogni piè sospinto (anche per evitare che mi si dicesse che vedo fantasmi e che, in fondo, quello che io potevo percepire come ritorsione altro non era che il solito ‘errore’ del magistrato… tanto c’è l’appello); ma in realtà, proprio giorni fa, ho avuto contezza che in mio danno c’è stato più del solito errore da appellare. Sono anche destinataria di un esposto all’Ordine degli Avvocati da parte del presidente del tribunale di Taranto.

Lei sembra diventata la “Giovanna d’Arco” di tanti cittadini che ritengono di aver subito e di subire abusi e prepotenze dal tribunale di Taranto. Non fa più l’avvocato?

Un collega, qualche giorno fa, mi dice: “Tu non puoi fare l’avvocato così, puoi fare politica ma non l’avvocato… non puoi attaccare i giudici che devono giudicare le tue questioni, lo faranno sempre contro di te… è una vita che prendi schiaffi qui, ed io lo so!” Queste affermazioni mi hanno convinta a parlare.  Quelle parole hanno ravvivato tanti dolori, hanno svegliato in me rabbia e soprattutto la voglia di riscatto! Mi sono detta:” parlano tutti e adesso parlo pure io.”  Sono e faccio l’avvocato, non mi sento un’eroina e faccio di tutto per evitare che qualcuno mi percepisca o mi faccia apparire come paladina di una causa sociale. Io faccio le cause nei processi civili nei tribunali per difendere i miei clienti. Punto. Ho appreso dai comunicati vari, di colleghi e politici e magistrati, che non ci sarebbe nulla di più candido e puro di quanto avviene nelle sezioni esecuzioni e fallimenti del tribunale. Eppure a me le cose, proprio in questi termini di candore, non quadrano affatto.

Che cos’è che non le quadra

Sorvolo su tante situazioni, sulle strane attenzioni rivoltemi negli anni, sugli inviti cordiali e destra e a manca, sulle forzature nei provvedimenti di alcuni magistrati e su tanto altro: in fondo dal 2008 resisto e sono riuscita ad arrivare sino al 2016. Nel 2016, poi, si sono rivolti a me i signori Delli Santi e Montemurro, lamentando un’esecuzione immobiliare ed un fallimento che perduravano dal 1986, ovvero da ben trent’anni! La sofferenza letta nei loro occhi mi ha indotta ad entrare nella loro vicenda trentennale: e così sono diventata l’avvocato difensore di colui che, di lì a breve, sarebbe diventato per tutti il famoso Nonno Angelo.  Io l’ho solo difeso con gli strumenti che ritenevo di poter azionare; lui mi ha parlato di morte, sia della sua che di quella degli altri, voleva fare del male e voleva armarsi per farlo; io ho solo sostituito un’arma atta a offendere la vita altrui con un atto giuridico! Ma non mi quadra anche altro.

La rabbia dei cittadini può trasformarsi in azioni insensate? E’ questo che vuole dire? E cos’altro non le quadra?

Ha mai provato un sentimento di impotenza nei confronti di chi, seppure involontariamente, distrugge la sua vita? Ha mai provato a difendersi con tutti i mezzi legali e scoprire che quella stessa legalità si trasforma in un eterno labirinto senza uscita? Quando la giustizia non tutela i più deboli applicando la legge, lo stato di diritto subisce colpi mortali. Alcuni cittadini impotenti, finiti nel labirinto, hanno provato a conservare un lume di speranza rivolgendosi all’avvocato Caramia. Questo è successo. Mai, però, avrei immaginato che tutto il mondo intorno si sarebbe elevato in un grido univoco in difesa della magistratura e della purezza delle sezioni esecuzioni e fallimenti del tribunale. Mai avrei immaginato attacchi feroci, tutt’altro che disinteressati contro di me. Non è colpa mia se la legge prevede che una procedura fallimentare debba durare massimo sette anni e qui c’è gente che soffre da trent’anni. Non è colpa mia se la legge prevede vendite all’asta a prezzo giusto e qui si svende a prezzo vile. Non è colpa mia se la legge prevede che nell’avviso di un’asta bisogna indicare il luogo esatto di collocazione del bene e qui si danno indicazioni palesemente false. Non è colpa mia se la legge prevede che un giudice denunciato da un cittadino non può avere ruolo giudicante in una causa che riguarda quel cittadino. Potrei continuare a lungo, ma tant’è…

Però, lei appare come un avvocato anomalo, che attacca i giudici per ottenere sentenze favorevoli alle sue cause

Mai ho inteso, con la mia condotta, attaccare la magistratura, io ci credo ancora nella giustizia, mai ho inteso attaccare i colleghi, dai quali però sono stata anche attaccata, mai ho inteso screditare il mio Ordine che invece ha avuto nei miei confronti, atteggiamenti di ostilità e rifiuto. Non ho mai attaccato alcun giudice, ho sempre e semplicemente chiesto l’applicazione delle leggi. E invece ricevo esposto all’Ordine addirittura dal presidente del tribunale che, su relazione del presidente di sezione, ritiene che io non disdegni minacciare i giudici per avere ciò che voglio, che però mai ottengo. E che la mia sarebbe condotta penalmente rilevante… e questo addebito ancora mi ‘puzza’ di strano; e nel frattempo i miei poveri clienti esecutati e falliti vengono incolpati di condizionare il corretto esercizio della funzione giurisdizionale; e nel medesimo tempo io continuo a prendere i soliti schiaffi, perdendo cause vinte e incontrando difficoltà anche allorché si tratta di ottenere liquidazioni di gratuiti patrocini. Devo dire che è da tempo che mi aspetto che qualcuno trovi il modo per arrestarmi, in senso lavorativo intendo… ma perché no anche in senso letterale. E che dire di certi colleghi avvocati?

Mi dica

Ho anche appreso che, addirittura, presso il tribunale di Taranto, esistono le Camere delle esecuzioni immobiliari e delle procedure concorsuali, presiedute dagli avvocati Moretti e Buonfrate. L’avvocato Fedele Moretti ha anche grossi incarichi, nonostante il ruolo di consigliere dell’Ordine rivestito all’epoca in cui l’incarico o gli incarichi – che non avrebbe dovuto accettare – li ha accettati. E’ recente una sua intervista in cui, nella solita sperticata difesa, al professionista è piaciuto evidenziare non solo che è tutto regolare e che anche la svendita senza limite di ribasso lo è (per cui si potrebbe vendere a qualunque prezzo, ribassando di un quarto alla volta e senza limite di valore, con negazione e non solo limitazione di ogni diritto di proprietà), ma che l’unico problema, del caso aste, esiste a Massafra (e a Massafra risiede il mio cliente, Nonno Angelo, ed il suo avvocato, io). E non sarà che Moretti predica bene e razzola male? Se il codice deontologico stabilisce l’incompatibilità tra carica di consigliere dell’Ordine e funzione di incaricato alle vendite d’asta, poteva l’avvocato Moretti accettare incarichi? E se nella sua condotta c’è un’ombra (anche solo una), non sarebbe stato opportuno che tacesse anziché ergersi ad accusatore di chi si sta solo difendendo?

Lei, dunque è sola, si sente sola, avverte isolamento?

Sulle vicende tarantine ci sono due interrogazioni parlamentari. E’ nata un’associazione tra cittadini, si chiama “Legalità”. Un giornale, il vostro, ha dato a sta dando ampio spazio a queste vicende. Non sono sola, né mi sento sola. Detto questo, è evidente che negli ambienti giudiziari e in alcuni ambienti politici da tempo sono in atto tentativi di delegittimazione del mio operato e della mia persona. Certo sono scomoda, e vivo questo essere scomoda con forte disagio. Vorrei essere un semplice avvocato che lavora in un contesto di legalità, che fa il proprio dovere dove anche gli altri fanno il loro.

Prima di lasciarci, mi deve togliere una curiosità. Lei sa del video da noi pubblicato nel novembre scorso. In quel video, ossia una registrazione audio, emergerebbe un tentativo di concussione da parte di un curatore fallimentare, che sembrerebbe parlare a nome di un giudice, nei confronti di un imprenditore interessato in una vicenda fallimentare. Si tratterebbe dell’acquisto all’asta di beni immobili relativa ad una procedura lunga almeno 30 anni. Potrebbe anche trattarsi di una semplice proposta di transazione immaginata come concussione per causa di equivoci nella conversazione. Il dubbio deriva dal fatto che il tribunale di Potenza ha archiviato la denuncia contro quel curatore depositata dall’imprenditore che sarebbe stato vittima del tentativo di concussione.  Lei che ne pensa?

Lei si riferisce a qual video in cui si parla di un fiore da 20mila euro per “aggiustare la cosa”. L’imprenditore in questione non è mio cliente. Conosco la vicenda perché mi è stata raccontata dall’imprenditore. Ho ascoltato e visto quel video. Non posso, però, esprimere valutazioni, non ho studiato le carte della vicenda. Posso solo dire che il tribunale di Potenza archivia con troppa facilità le denunce a carico dei giudici e dei curatori fallimentari del tribunale di Taranto. Avranno i loro motivi. Per quanto riguarda questa storia particolare, mi aspetto che, se la denuncia dell’imprenditore è infondata, qualcuno denunci l’imprenditore per calunnia o per diffamazione. Adesso faccio io una domanda a lei. Il signor Angelo Delli Santi ha fatto gravi affermazioni nel suo esposto contro i giudici tarantini e potentini, definendoli, tra l’altro, parte di un sistema criminale. Non so se, allo stato, il mio cliente sia stato denunciato da qualcuno relativamente al suo esposto; ma se non lo è stato perché nessuno denuncia il signor Delli Santi?

Già, perché?

Si dia lei una risposta, intanto io aspetto.

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