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Sciopero negli atenei, “Ribellarsi è una questione di dignità”

L'intervista a Stefano Cristante, docente di sociologia presso Unisalento.

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La Ricerca ha subito tagli gravissimi. Nel periodo 2010-2016 il fondo di finanziamento ordinario si è ridotto di 10 miliardi di euro. I nostri docenti universitari guadagnano mediamente meno dei colleghi di altri paesi europei. In molte sedi universitarie i fondi per la ricerca sono stati quasi azzerati. E i tagli al sistema formativo hanno interessato in modo preponderante le università meridionali. I docenti universitari hanno deciso di attuare uno sciopero degli esami dal prossimo autunno per veder riconosciuto il diritto agli scatti stipendiali fermi dal 2011. Ne abbiamo parlato con il professore Stefano Cristante, docente di sociologia presso Unisalento.

A suo avviso, a fronte di uno scenario così complesso, che richiederebbe una contestazione globale dei criteri dell’Anvur o della riforma Gelmini, che tarpa le ali alle aspirazioni scientifiche di migliaia di precari, era il caso di partire dalla protesta per gli scatti non riconosciuti?

Sì, sono convinto che la precarietà sia un gigantesco problema politico, e che vada sconfitta attraverso scelte articolate e complesse. Viceversa la questione dello sciopero dei docenti è molto semplice: da anni siamo sotto attacco dei media e dei partiti, specie se di governo. Ora che con tutte, ma dico tutte, le categorie degli statali si è risolto il problema degli scatti di anzianità bloccati, si vuole lasciare sul nostro volto di docenti l’impronta dello schiaffo ricevuto. Ribellarsi è una questione di dignità.

La scomparsa della figura cuscinetto del ricercatore a tempo indeterminato, a fronte di un inidoneo turn over e della mancata creazione di altrettante posizioni da professore associato, per compensare l’assenza di ricercatori, ha determinato la creazione di un vulnus ulteriore nell’offerta formativa e nella ricerca scientifica degli atenei. La protesta potrebbe coinvolgere questi aspetti?  

Per quanto mi riguarda, l’eliminazione della figura del ricercatore stabile è stata una sciocchezza. Ora si finge di aver superato la cosa con le abilitazioni da associato aperte a tutti, ma la distanza temporale tra il momento dell’eventuale abilitazione ottenuta e il momento di ricevere la chiamata dal proprio ateneo si stanno inevitabilmente allungando. Non vengono stanziati soldi per le assunzioni, quindi i Rettori le bloccano o le rimandano. Mi auguro che nelle discussioni tra scioperandi riemerga il tema del ripristino della figura del ricercatore.

Qual è la risposta all’iniziativa dello sciopero negli atenei meridionali?

La notizia dello sciopero sta girando e la petizione è firmata da un bel numero di docenti. C’è però anche molta rassegnazione e frustrazione: siamo una categoria ancora dipinta con le fosche tinte del baronato e del privilegio. Siamo invece lavoratori a stipendio medio-basso che in molti casi fanno i salti mortali per garantire i servizi didattici e di ricerca, ricevendo in cambio un trattamento indecoroso, anche dal punto di vista comunicativo.

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