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O l’Eni o la Basilicata. Basta con i nulla osta al massacro del territorio foto

Forse è l’ora di un approccio più radicale al confronto con l’Eni. E’ l’ora dello scontro

Dall’Ansa apprendiamo che l’Eni è “preoccupata che vengano fraintesi i dati scientifici sulle condizioni ambientali e di salute” relative all’area del Centro Olio (Cova) di Viggiano: la compagnia petrolifera si è detta “serena sui dati in nostro possesso, e su tutte le analisi pregresse, comprese le cartelle cliniche dei lavoratori del Centro, che ci rassicurano”, e “siamo disponibili al confronto in tutte le sedi ma siamo contrari alla caccia all’untore”. Il riferimento è allo studio scientifico nell’ambito delle procedure della Vis (Valutazione impatto sanitario), le cui conclusioni sono state anticipate nei giorni scorsi sulla stampa locale.

Hanno fino ad oggi combinato disastri. La cronaca giudiziaria è piena delle loro “prodezze”. Adesso, uno studio sull’impatto sanitario dell’attività del Cova fa emergere seri problemi per la salute dei cittadini di quell’area. E l’Eni che dice? “I dati in nostro possesso ci rassicurano”. Assicurano voi! Non certo i cittadini. In tutto questo ambaradan la stampa di servizio cerca di correre ai ripari per minimizzare, come sempre, le situazioni. Basta vedere il servizio della Tgr Basilicata mandato in onda ieri.

L’Eni raccomanda di non fraintendere i dati scientifici. Ma se sono scientifici come è possibile fraintenderli? E se si possono fraintendere chi li fraintende l’Eni o chi esprime preoccupazioni? Insomma, siamo alle solite.

La tecnica è sempre la stessa: insinuare il dubbio ad ogni piè sospinto, banalizzare gli oppositori del cane a sei zampe, minimizzare i disastri. Non basta. La Compagnia cerca alleanze continuamente, e le trova, come in questo caso. Mobilita l’esercito dei suoi “mercenari” nei media, nella politica, nelle istituzioni scientifiche, negli apparati burocratici. E ogni volta ottiene il nulla osta al massacro del territorio.

Forse è l’ora di un approccio più radicale al confronto con l’Eni. E’ l’ora dello scontro. Anche le pietre sanno che impianti come il Cova sanciscono la morte lunga e strisciante di un territorio, dell’ambiente di quel territorio, della salute di quel territorio, dello sviluppo di quel territorio. Le chiacchiere tra i “medici” contribuiscono alla morte del malato. O l’Eni o la vita, o l’Eni o la val d’Agri, o l’Eni o la Basilicata