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Il Parco dell’Appennino Lucano trattato come uno straccio che vola nelle stanze dei partiti foto

“Se Taddei fa il presidente del Parco, Aurelio Pace non può fare il presidente del Consiglio, e poi Mollica potrebbe imbronciarsi” Di questo discutono nelle stanze dei cosiddetti partiti. I problemi della Basilicata sono quisquilie.

Vincenzo Taddei, ex democristiano, ex Forza Italia, ex NCD, ora Alternativa Popolare di Angelino Alfano, potrebbe essere il nuovo presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e della val d’Agri. Non lo è ancora perché lor signori, stanno ancora discutendo sui posizionamenti in vista delle prossime elezioni. Se Tizio fa il presidente lì, allora Caio deve rinunciare a fare il direttore là. Un uomo a me uno a te, mezzo all’altro. Poi, che questi uomini siano adeguati al ruolo o meno, nulla importa Quindi niente ancora è deciso, ma la loro partita si sta giocando come al solito sulla pelle dei lucani.

Ad ogni modo qualcuno potrebbe chiedersi: chi è questo Taddei? E’ un signore che fa politica da quando aveva 20 anni. Non si sa quale mestiere o titolo di studio abbia. Grazie alla politica è riuscito a sbarcare il lunario (si fa per dire) per quasi 40 anni, fino ad oggi. Sindaco, senatore, deputato, consigliere di amministrazione del Consorzio Industriale di Potenza, vice presidente dello stesso Consorzio, sub commissario dell’Eipli. Sempre con un lauto stipendio a portata di mano, non si sa per quali meriti. Anzi, al Consorzio industriale e all’Eipli qualche traccia oscura l’avrebbe lasciata.

Presidente del Parco? La domanda da farsi non è chi è Vincenzo Taddei, ma perché lui? E qui le risposte possono essere diverse, ma quella più verosimile è sempre la stessa. Politicanza, spartizione di poltrone, strategie di alleanze in vista delle elezioni politiche e regionali. Vere porcherie delle quali Marcello Pittella e i suoi fedeli scudieri sono registi imbattibili. Un gioiello come il Parco dell’Appennino Lucano, già violentato dall’invadenza dell’industria petrolchimica, non può essere usato come moneta di scambio tra fazioni politiche. Un gioiello come il Parco non può essere affidato a personaggi senza arte né mestiere. E’ un’offesa al buon senso, all’interesse generale, al futuro della Basilicata. Povero Parco, povera Basilicata.

Ci auguriamo un rigurgito d’amore per questa terra. Una riflessione di buon senso che metta il Parco al centro dello sviluppo della Basilicata e non delle carriere di qualcuno. State spolpando il patrimonio di questa regione, dall’acqua ai paesaggi, dai beni artistici e culturali all’agro alimentare, per le vostre individuali ed egoistiche finalità. Abbiate coscienza.