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Cardiochirurgia del San Carlo, i vuoti di memoria e l’ironia di cattivo gusto di Marcello Pittella

La memoria può fare brutti scherzi e far dimenticare certe parole che se venissero rese pubbliche lo farebbero arrossire dalla vergogna

“…Sebbene nel corso degli ultimi anni, questo ospedale e la cardiochirurgia abbiano attraversato un tempo buio, per l’azione di demolizione che qualcuno si è divertito ad alimentare…”

Nel suo discorso per le celebrazioni dei 40 anni della Cardiochirurgia dell’ospedale di Potenza il governatore lucano, Marcello Pittella, manifesta preoccupanti vuoti di memoria.

O forse mente, sapendo di mentire, lui che per primo, in un periodo buio per l’Unità operativa ospedaliera del San Carlo ha scelto, legittimamente per carità, di farsi curare in altra struttura sanitaria fuori regione.

Legittima anche l’operazione di marketing per rilanciare un reparto travolto, nel 2014, da un’inchiesta giudiziaria per la morte di una paziente durante un intervento per la sostituzione di una valvola aortica.

Il presidente Pittella però, con disonestà intellettuale di infimo livello, derubrica quella vicenda a semplice “azione di demolizione che qualcuno si è divertito ad alimentare” dimenticando gli arresti disposti da un giudice, dimenticando che c’è un processo in corso, dimenticando le alterazioni dei verbali operatori di quell’intervento. E soprattutto dimenticando che ci è scappato il morto.

Qualcuno si è divertito? Non la povera vittima, né chi ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto. E non ci siamo divertiti neanche noi che quella brutta storia l’abbiamo raccontata togliendo il coperchio che qualcuno abilmente aveva sigillato. Cosa che avrebbe potuto fare lo stesso governatore, e forse si sarebbe risparmiato il clamore che tanto lo ha infastidito.

Perché, e lo ribadiamo anche se ci è già costato una denuncia, Pittella sapeva cosa era accaduto nel maggio 2013 nella sala operatoria della cardiochirurgia dell’ospedale di Potenza. A chi lo informava, in tempi non sospetti, manifestava una ‘prudente’ preoccupazione. E la cosa finiva lì.

Ma la memoria può fare brutti scherzi e far dimenticare certe parole che se venissero rese pubbliche lo farebbero arrossire dalla vergogna. Ammesso che sia capace di provarne. Parole che solo grazie alla brama di potere di oppositori ridotti a sagome di cartone rimangono ben custodite in cassetti chiusi a doppia mandata.

E chissenefrega se una persona ci ha rimesso la pelle.

Noi però che di quelle parole abbiamo contezza e di quella vicenda ci siamo occupati, non possiamo far finta che quanto affermato da Pittella oggi sia parte solo e semplicemente di un’operazione di marketing o una dimenticanza.

Né ci diverte la bifolca ironia del presidente che a quanto pare è l’unico che si diverte a stravolgere i fatti. Giocare con la verità, evidentemente, deve piacergli parecchio. E allora continui pure, tanto prima o poi la verità verrà a galla.