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Eni potrebbe interrompere le attività di estrazione al Cova. Conseguenza del blocco al Pozzo Costa Molina2 foto

L’azienda petrolifera dovrà assumere una decisione in seguito alla delibera regionale di sospensione dell’attività di reiniezione per causa della presenza di sostanze pericolose riscontrate dall’Arpab nella testa del pozzo e nella vasca V560

La giunta regionale riunitasi ieri ha deliberato la sospensione dell’attività di reiniezione  dell’Eni nel  pozzo Costa Molina 2 in agro di Montemurro.

La decisione si è resa necessaria a seguito della segnalazione effettuata da Arpab in ordine al riscontro della presenza di sostanze pericolose in una delle vasche di stoccaggio delle acque di strato e nella testa del pozzo.

Nella conferenza stampa svolta stamane dai vertici del dipartimento ambiente della Regione Basilicata e dall’Arpab, alla quale hanno partecipato il presidente Marcello Pittella e l’assessore Francesco Pietrantuono, sono state illustrate le ragioni tecniche della decisione.

In un controllo effettuato il 4 settembre scorso, l’Arpab ha riscontrato sia nella testa del pozzo sia nella vasca V560 la presenza di sostanze pericolose, ovvero rifiuti pericolosi, della famiglia delle Ammine (composti organici molto pericolosi per la salute dell’uomo, in quanto cancerogeni).

Cos’è successo a Costa Molina2 e nell’iter di smaltimento dei reflui petroliferi in questi mesi?  Dovrà essere l’Eni a chiarirlo, dicono al Dipartimento ambiente. I vertici regionali, infatti, incontreranno i responsabili dell’azienda petrolifera nei prossimi giorni per capire cosa sia successo.

La sospensione ha la durata di  90 giorni, ma potrebbe essere prorogata o revocata in base ai riscontri che l’Eni sarà in grado di fornire nei prossimi giorni.

Intanto l’azienda petrolifera dovrà ora decidere come e dove smaltire le acque di processo. Potrebbe anche decidere di sospendere le attività di estrazione al Cova fino a quando non sia risolta la situazione al pozzo di reiniezione di Montemurro. L’Eni entro 20 giorni dovrà comunque assumere una decisione.

I vertici regionali non sono stati in grado di indicare quali danni ambientali e alla salute possono derivare dall’episodio riscontrato. Le risposte fornite sono apparse, in conferenza stampa, eccessivamente burocratiche. Anzi, come al solito, minimaliste.

Troppi anche i “non credo”, “non so al momento”, “non abbiamo i dati qui”, “dobbiamo verificare”. Molti indizi lasciano immaginare che Eni non abbia affatto osservato le prescrizioni imposte dalla Regione in seguito al sequestro del Pozzo avvenuto circa un anno fa su disposizione della Procura di Potenza.

Rimane il fatto che negli anni sono troppe le anomalie e “gli incidenti” riscontrati a valle. Sembra che nessuno sia in grado, tanto meno Arpab, di prevenire a monte situazioni pericolose e difficili come questa del Pozzo Costa Molina 2. Da quanto tempo le Ammine sono riemerse in quella zona?

A questo punto sarebbe auspicabile un nuovo intervento della magistratura che già nel 2016 ha sequestrato il pozzo.