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La domenica, al Museo archeologico di Potenza, non bisogna disturbare

Luci spente e accoglienza pessima per un padre e suo figlio che volevano visitare il sito

Le previsioni per il weekend suono buone. Bel tempo, soprattutto domenica otto ottobre. Sono tante le cose che si possono fare coi propri figli piccoli: portarli a giocare a pallone, andare all’aperto, in zone spaziose come ce ne sono tante in periferia per giocare con l’aquilone-c’è anche un bel vento-,andare a vedere gli animali addomesticati del Circo Togni o prediligere un luogo di cultura.

Il signor Calebas decide di portare suo figlio al Museo Archeologico. Tempo speso bene per la conoscenza del passato. Spinto dall’entusiasmo che è riuscito ad infondere a suo figlio, è lì alle 10.00. Gli addetti, tre, sono lì davanti.

Bisogna solo pagare il biglietto, far capire che il bambino non deve restare fuori perché è parte integrante della coppia padre figlio, e guadagnare lo scenario sul passato.

L’amico Calebas ha preferito i beni culturali a quelli naturali, a dispetto del sole che non li bacerà più, una volta che la porta solenne si sarà chiusa alle loro spalle. Sì, conquistata la vista sul passato, però non si vede nulla perché le luci sono spente. Fa parte dell’atmosfera?

Non si può procedere, quindi il visitatore domenicale deve chiedere che vengano accese, con la cortesia che gli  è propria. Pare proprio che i tre addetti, non uno escluso, non vogliano assolvere ai loro semplici compiti.

Le luci, obtorto collo, vengono accese, ma l’entusiasmo viene spietatamente offuscato da questo modo sciatto. No, scortese e nemmeno va bene come aggettivo. Che? I tre non hanno gradito essere di servizio di domenica?

Il signor Calebas li descrive come ingrugniti. E somigliano tanto a quei “lupi” lucani (facciamo derivare dal greco λύκοι= lupo, l’etimologia del nome della nostra regione), usciti dalle tane, intolleranti alla luce e alle relazioni umane.
Esseri col grugno, assunti ai Beni Culturali, addetti all’accoglienza in un Museo! Non andrebbero bene neppure come custodi di bagni pubblici e sono “sistemati” in luoghi di cultura!?

Il visitatore solitario, con figlio, non si dilunga sulla full immersion nel mondo antico, ma ha esposto su Facebook, il nostro salotto di gente per bene e selezionata, tutta la sua amarezza.
I tre addetti non hanno neppure risposto al saluto di commiato. Al Museo Archeologico “Dinu Adamesteanu” di Potenza.

Maria Teresa D’Aiuto