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Protesta Guardie mediche: in Regione un muro di gomma. Pronti allo sciopero generale foto

In mattinata hanno manifestato contro la sospensione dell'indennità di rischio e la richiesta di rimborso da parte della Regione Basilicata

«L’azione che hanno messo in atto non sta né in cielo né in terra – dice con rabbia il medico di guardia Angelica Pezzullo che opera ad Anzi – è una delibera folle. La Giunta deve annullarla e chiederci scusa».

La dottoressa Pezzullo è uno dei tanti medici di continuità assistenziale che, stamattina, hanno protestato davanti alla Regione Basilicata, contro la revoca e la restituzione dell’indennità di cinque euro lorde percepita negli ultimi dieci anni, decisa dalla Giunta regionale. Con tanto di striscioni e fischietti si sono fatti sentire creando anche disagi alla viabilità.

Con delibera nei mesi scorsi, la Regione Basilicata ha chiesto la restituzione delle indennità percepite, una somma complessiva di 18 milioni di euro, dai medici di continuità assistenziale e sospeso l’erogazione della stessa.  Ai medici che hanno percepito l’indennità toccherà restituire una somma che va dai 30 ai 60 mila euro.

Questo perché lo scorso aprile la Corte dei Conti ha chiesto alla Regione Basilicata di motivare l’assegnazione di 5 euro per evitare l’apertura di un procedimento per danno erariale ma la Regione anziché motivare si è rivalsa sui medici.

«Abbiamo chiesto il confronto – racconta il dott. Giambattista Mele che svolge la Guardia medica a Viggiano – quattro mesi fa. Ci siamo incontrati con il presidente Pittella ma non è successo nulla perché questo affare è un affare premeditato. La Regione non ha atteso la decisione della Corte dei Conti ed è andata avanti per la sua strada.

Se non ritornano sui propri passi – aggiunge Mele- da domani mattina non faremo più nulla: non useremo le nostre macchine, non faremo visite pediatriche e non faremo ambulatorio. Faremo ostruzionismo. Sono capaci di togliere il diritto alla salute (art.42 della Costituzione) ai cittadini ma noi non ci dimentichiamo delle loro esigenze».

La Regione fa il passo del granchio: prima con un accordo integrativo (delibera n. 331/2008) riconosce l’indennità che prevedeva un incremento di 0,50 centesimi all’ora per vari motivi che vanno dall’usura dell’auto propria utilizzata durante il servizio, alle prestazioni pediatriche all’attività ambulatoriale e poi torna indietro.

Interviene su questo punto la dottoressa Domiziana Chiello, guardia medica a Trivigno e Brindisi di Montagna: «L’indennità era un qualcosa che ci spettava perché oltre un contratto nazionale c’è un contratto regionale integrativo che la prevede.

Presto servizio in un paese dove sono forti i disagi per le visite mediche, considerate le condizioni climatiche invernali e le difficoltà di raggiungere le contrade senza una strada adeguata. Mi trovo ad avere un ruolo sia in campo pediatrico, cardiologico che di pronto soccorso perché il 118 per un codice rosso chiama me per il pronto intervento».

«È disumana la modalità in cui noi operiamo – incalza la collega Angelica Pezzullo- e mano mano che vado avanti con gli anni divento sempre più insofferente: lavoro 23 ore al giorno, anche il sabato e la domenica, senza ferie e senza tredicesima, non posso uscire dall’ambulatorio perché non ho un telefono di servizio su cui possono contattarmi ed, inoltre, sono sola e senza strumenti per fare terapie e diagnosi. Lo stipendio di soli 1000 euro mi serve a campare giorno per giorno.

Se noi non facciamo più ambulatorio è a svantaggio dei cittadini più poveri. Siamo trattati in questo modo perché noi – dichiara sarcasticamente Angelica – siamo i medici di continuità assistenziale: l’ultima ruota del carro».

«La gente – ribadisce con forza Domiziana – è con noi perché la gente sa quello che facciamo».

«Contestiamo – sottolinea il segretario regionale sindacato Smi (Sindacato dei Medici Italiani) Vincenzo Filitti – la Corte dei Conti quando dice che le indennità erano legate a progetti obiettivi perché la somma di 5 euro l’ora era destinata invece a disagi di struttura, di rischio dei posti di lavoro. Vogliamo che l’amministrazione torni sui propri passi».

Una delegazione dei medici è stata ricevuta il Regione e -raccontano gli stessi medici- come sempre abbiamo trovato un muro di gomma. In buona sostanza ci hanno detto di aver deliberato la sospensione e la restituzione dell’indennità perché atto dovuto. La qual cosa-secondo loro- ci da’ la possibilità di poterci rivolgere al giudice del lavoro facendo ricorso. Quindi quasi quasi ci hanno fatto un favore”.

Lunedì prossimo un nuovo incontro con il presidente Pittella che oggi era assente. I medici di continuità assistenziale torneranno dunque a manifestare davanti al palazzo di Via Verrastro e fanno sapere che non indietreggieranno di un millimetro dichiarandosi pronti anche allo sciopero generale.