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Siamo stanchi, dei soliti “lavori” televisivi che non dicono né più né meno di quello che sappiamo già

Lettera aperta al presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella

Caro Marcello Pittella, visti i suoi tanti impegni istituzionali le faccio io un riassunto del reportage “L’oro nero in Basilicata” trasmesso sabato sera (7 ottobre ndr) su Rai uno, in seconda serata, nella trasmissione Petrolio.

Come lei, anche noi siamo stanchi, dei soliti “lavori” televisivi che non dicono né più né meno di quello che sappiamo già.

Qualche volta, però, bisogna ricordare che in Lucania abbiamo il più grande bacino d’Europa occidentale finora sfruttato in terraferma: il giacimento Val D’Agri. Ventidue pozzi produttivi a gas e a olio, una centrale di raccolta e trattamento (Centro Olio Val D’agri), 15 pozzi non produttivi eroganti e un pozzo di reiniezione (Costa Molina 2).

L’attività estrattiva è di portata rilevante a livello nazionale: produce 85 mila barili al giorno (spingendo fino a 104mila barili) corrispondenti al 10% del fabbisogno nazionale.

Ironia della sorte ha voluto che, ospite della trasmissione, fosse un suo caro amico: Walter Rizzi (responsabile Eni Progetti Basilicata). Ma non si preoccupi ha fatto le sue veci alla perfezione.

Sul disastro ambientale provocato – tra agosto e novembre 2016 – dallo sversamento di ben 400 tonnellate di petrolio, per un’area contaminata di 6000 metri quadrati, da buon comunicatore qual è, ha risposto: “la protezione aurea c’era in quel serbatoio”.

Tuttavia, Marcello, lo deve “addestrare” meglio il suo amico, perché mi cade sulla frase “facendo i controlli come li abbiamo fatti noi”. Quattro mesi di inquinamento ai danni dei cittadini dell’area e lui dice “Ahimè non l’abbiamo previsto”.

Si è parlato anche della VIS (valutazione impatto sanitario) curata dall’Epidemiologo CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) Fabrizio Bianchi. Cosa che lei sta prendendo molto a cuore in questi giorni tanto che la vuole approfondire; ancora e ancora! E il suo amico Rizzi, facendo copia e incolla le viene dietro: “dobbiamo ancora approfondire e ingaggiare altri esperti”, “Se ci dovessero essere effetti negativi a livello sanitario prenderemo delle misure”.

La comunità scientifica, se magari vi fosse sfuggito, ha detto che c’è un’incidenza del 20% – 60% sul rischio di mortalità e di ospedalizzazione per le malattie respiratorie e cardiovascolari nei territori di Viggiano e Grumento Nova (aree dove è risultato più alto impatto delle emissioni industriali del Cova).

Infine, il magistrato della Corte dei Conti Giuseppe Teti, ha fatto un quadro, drammatico, di come vengono spese le royalties in Basilicata.

Qui, caro Marcello ha perso l’opportunità di controbattere perché non è vero che è mancata una vera e propria programmazione di opere infrastrutturali?

Non è vero che non sono stati eseguiti i lavori? A quanto pare è la realtà. Che bugiardi questi della Corte dei Conti quando dicono che il progetto, a Grumento Nova, della pista d’atterraggio del 1999 non è stato realizzato perché, solo nel 2008, si accorgono che cinque anni prima l’Enac, quell’opera l’aveva bocciata.

Come ben sa nel 2016 la Basilicata ha ricevuto 1 miliardo e 600 milioni di euro, se posso darle un consiglio, e sempre se ha tempo, forse dovrebbero essere inseriti nel piano regionale sulla viabilità. Se permette, in dieci anni, sono pochini 2 milioni di euro su 30 (come si dice nella relazione della Corte dei Conti) spesi sulle strade. Si impegni di più, presidente. Lei può, se vuole.