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Vis, scienza, politica ovvero la danza del cane a 6 zampe

Basta con i balletti di rimando delle responsabilità, con la “melina” istituzionale che mescolando nuovi “approfondimenti scientifici” diluisce l’impatto scioccante dei dati della VIS fino a farli scomparire

Dall’Enciclopedia Treccani online, la definizione del termine “scienza”:Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati. In particolare, la s. moderna rappresenta l’insieme delle conoscenze quale si è configurato nella sua struttura gerarchica, nei suoi aspetti istituzionali e organizzativi, a partire dalla rivoluzione scientifica del 17° secolo.

Fu concepita inizialmente (principalmente con G. Galileo) come concezione del sapere alternativa alle conoscenze e alle dottrine tradizionali (relative al modello aristotelico-tolemaico), in quanto sintesi di esperienza e ragione, acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di autorità)”.

La pubblicazione degli “Studi sul territorio e sulla popolazione dei comuni di Viggiano e Grumento Nova in Val d’Agri”, meglio conosciuta come “Progetto per la valutazione di impatto sulla salute”, o più semplicemente con l’acronimo VIS, rappresenta, come da subito in tanti hanno potuto verificare, uno dei più alti traguardi finora raggiunti nello scenario internazionale di merito sul piano delle integrazioni scientifiche, metodologiche, tecnologiche, dallo straordinario gruppo di lavoro coordinato dal dott. Fabrizio Bianchi dell’Ist. di Fisiologia Clinica del CNR (IFC-CNR) di Pisa, nel campo delle indagini epidemiologiche su un territorio definito.

Si tratterebbe quindi di un caso di perfetta aderenza con la definizione di scienza su richiamata. E invece no, sia per operatori economici di settore che per l’arcipelago dei politici al potere.

Ma tant’è. La ridda di iniziative pensate ed attuate per inscenare i processi di disconoscimento e di delegittimazione della VIS sono iniziati addirittura ben prima della pubblicazione integrale dello studio e dei suoi allegati.

Un accidentato percorso avviato nel lontano 2009, quello della VIS, che ha dovuto subire diversi contraccolpi e lunghe pause, in uno stop and go pieno di diffidenze e divieti istituzionali. Per non parlare degli oscuri ed irrisolti scenari di nascondimenti, di mancate comunicazioni, fitto di “io non sapevo”, che va avanti da fine giugno e poi dal confronto/comunicazione di inizi Agosto, o ancora meglio della mirabile conferenza stampa tenuta da Eni il 20 settembre scorso, ben due giorni prima della presentazione pubblica dello studio a Viggiano, in occasione dell’apertura della nuova sede potentina, guarda caso proprio a vigilanza dell’ingresso della sede della giunta regionale a Potenza!

Mirabile al proposito l’epilogo mediatico della trasmissione del 7 ottobre, in seconda serata su RAI Uno, con la puntata della trasmissione “Petrolio”, dove il tema VIS riguardante Viggiano e Grumento Nova è stato trattato da Eni e Nomisma Energia in perfetto stile dittatoriale, senza contraddittorio, per sputare addosso alle più macroscopiche evidenze scientifiche, in un profluvio di luoghi comuni e banalizzazioni propagandistiche.

Divulgare dati falsi, dispensare disinformazione, per Eni è una consuetudine, nonostante le lacrime di coccodrillo che solo pochi mesi fa faceva finta di versare la.d. Descalzi, che implorava consenso popolare in Basilicata, nonostante le vicende giudiziarie che vedono coinvolta Eni in Italia ed allestero; nonostante linquinamento e l’acidificazione del lago del Pertusillo e lo sversamento di centinaia di tonnellate di petrolio dalle cisterne del Cova a Viggiano;

nonostante la certificazione Arpab della presenza di ammine in vasca ed in testa del pozzo di reiniezione Costa Molina 2 in agro di Montemurro (e conseguente provvedimento di blocco e sequestro), da anni oggetto di analisi indipendenti (con tassonomie e metodi Accredia), studi e denunzie.

Oggi che Eni annusa (per la terza volta in un anno e mezzo!) la possibile chiusura del Cova di Viggiano, la pubblicazione dello studio VIS accentua il disagio e lo scontro tra istituzioni locali e Governo, così come tra membri e rappresentanti delle istituzioni locali e multinazionali ( enorme limbarazzo per lo scempio prospettato dal progetto interregionale Total per la gestione degli idrocarburi da estrarre a Tempa Rossa!), a soli 2 mesi dalla equivoca e discussa riapertura del Cova.

E sempre più evidente come larma della manipolazione mediatica alla lunga si stia rivelando un boomerang, così come la pratica di un negazionismo sistematico finisca per mostrare il vero volto offensivo e volgare di beceri interessi di bottega delle multinazionali e di chi ne resta attaccato a doppio filo.

Ancor più volgare se si considera la pesante e luttuosa immanenza di gravi danni permanentemente inferti ai corpi ed alle aspettative di vita di numerose persone da un quarto di secolo anni ormai oggetto del continuo bersagliamento causato dalle attività estrattive e di pre raffinazione in Val dAgri, rappresentata nelle conclusioni dello studio epidemiologico.

Oggi che Pittella, dopo un lungo silenzio, si spertica in esternazioni possibiliste ed estensioni decisionali alle gerarchie dei palazzi romani (per chiedere pareri ed indirizzi all’IIS ed ai competenti dicasteri – Ambiente, salute, Mise), di fatto parte la campagna elettorale lucana (e non solo…) per non scivolare sul terreno vischioso del delicato tema petrolifero.

Con magistrale logica bizantina, ancora una volta si va ricomponendo, intorno alla partita della VIS, un puzzle complesso e depistante. Mentre alcuni sindaci invocano soldi per ulteriori VIS nei propri comuni inquinati, mentre torna materia di dibattito regionale l’utilizzo dei 600 milioni di Euro stanziati dalla Regione due anni orsono per le attività di rilevazione e monitoraggio in Val d’Agri della Fondazione Biomedica (costretta suo malgrado a recepire le risultanze della Vis);

cala a mò di deus ex machina il parere della Camera Forense Ambientale, che a soli pochi giorni dalla pubblicazione dello studio VIS lo definisce addirittura “privo del limite della legalità e vacillante sotto il profilo della certezza tecnico-scientifica”.

E’ perfino inutile disquisire sul carattere autonomo ed indipendente di suddetto organismo, il cui effimero tempismo è forse pari al peso della propria autorità.

Resta il fatto che il tema della “Scienza” è stato finora utilizzato come una clava, se non una ghigliottina fondata sul popolare “articolo quinto” (vale a dire: “chi ha in mano il potere ha vinto”). Una glaciale ed inoppugnabile ghigliottina dal rigore positivista, in grado di dileggiare le stesse percezioni olfattive.

Ciò che è definitivamente morto sotto i nostri occhi in Val d’Agri è il letto di Procuste della Scienza, ridotta a miserabile Godot, che non sarà mai possibile incontrare, ma solo aspettare.

I cittadini della Val d’Agri e della Basilicata tutta si sono stufati di aspettare, soprattutto di contare morti e feriti. Sempre più siamo stufi e incazzati e soprattutto non vogliamo continuare a fare da cavie malate di offensivi e sporchi staff di affari.

Basta con i balletti di rimando delle responsabilità, basta con la “melina” istituzionale che mescolando nuovi “approfondimenti scientifici” (sic!!) diluisce l’impatto scioccante dei dati della VIS fino a farli scomparire. Basta con il Cova, con l’andirivieni di betoniere della Total!

Nell’auspicio che la classe politica locale sappia diventare adulta, consigliamo la lettura attenta dell’articolo di David Wallace-Welles sui destini del pianeta in relazione ai cambiamenti climatici, di recente pubblicato sul New York Magazine.

Il mix di “reticenza scientifica” e di negazionismo che caratterizza un intero mondo della ricerca eccessivamente subordinato ai diktat delle multinazionali, fa dimenticare che “tra la reticenza scientifica e la fantascienza c’è la scienza”.

Se vogliamo immaginare un futuro credibile, da subito dobbiamo essere in grado di abbandonare il fossile e mettere al primo posto dell’agenda sociale, politica, economica, l’analisi dello stato dei pozzi usati dalla mafia; dei pozzi e dei siti abbandonati, delle centinaia di discariche, per avviare un lungo e profondo programma di bonifiche e di riconversione alle energie rinnovabili pulite! Al contrario, continuerà a prevalere la “filosofia della scienza” del cane a 6 zampe.

Coordinamento No Triv Basilicata