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Al Parco dell’Appennino Lucano fanno che cazzo vogliono foto

Le indagini della magistratura contabile sull’Ente. Danno da illegittimo conferimento di funzioni dirigenziali al “Direttore” Vincenzo Fogliano. E non solo. Le nostre fonti non hanno dubbi: “Fanno che cazzo vogliono”.

Le risultanze delle indagini

Sappiamo però che la Procura Generale della Corte dei Conti lo descrive come uno dei principali responsabili di un presunto danno erariale che ammonterebbe a circa 165mila euro in diversi periodi. E sappiamo che la quantità del danno non è il dato più eclatante. Emergerebbe, invece, una modalità di gestione dell’Ente, personalistica, disinvolta, della serie “fanno che cazzo vogliono”.

Le indagini della Guardia di finanza si concludono con un’informativa del 15 giugno 2016. Su richiesta della Procure Generale l’11 luglio 2016 il presidente del Parco Domenico Totaro costituiva in mora il direttore Vincenzo Fogliano. Le indagini confermano l’esistenza di una serie di sprechi di pubbliche risorse nella gestione dell’Ente, “relativi in particolare all’incarico conferito all’arch. Fogliano, ad alcuni emolumenti a lui attribuiti, alle spese per carburante a lui indebitamente erogate, a spese per una consulenza”

 Danno da illegittimo conferimento di funzioni dirigenziali

L’aspetto più interessante dell’indagine riguarda la nomina “illegittima” di Vincenzo Fogliano a direttore del Parco. In pratica non aveva i requisiti per diventare direttore. Non era e non è iscritto all’Albo degli idonei all’esercizio dell’attività di direttore di parco istituito presso il Ministero dell’ambiente, al quale si accede mediante procedura concorsuale per titoli. Iscrizione richiesta dal Fogliano, ma mai ottenuta. Inoltre il direttore è nominato, in base alla legge vigente, con decreto del Ministero dell’Ambiente. Decreto e nomina inesistenti. Lo stratagemma che sarebbe stato usato per raggirare l’intoppo è stato identificato dal pm illegittimo e dannoso. In pratica Fogliano viene incaricato come dirigente amministrativo, più volte prorogato, ma con la retribuzione prevista per la figura professionale del Direttore. L’organigramma del Parco prevede solo un posto da “direttore”, nel quale si accentrano tutte le funzioni dirigenziali, non essendo previsto alcun altro posto da dirigente. Dunque l’Ente avrebbe dovuto mettere in campo tutte le azioni e le procedure per nominare un Direttore, ma preferisce incaricare un dirigente amministrativo pagandolo con la retribuzione di Direttore. Il Consiglio direttivo non sapeva? I revisori dei conti non sapevano? Lo scherzetto sarebbe costato ai cittadini circa 100 mila euro tra emolumenti, premi e indennità incassate “indebitamente” da Fogliano.

Perché? Per quale interesse pubblico? Se sono obbligato ad avere un direttore, perché anziché avviare le procedure legittime per individuarne uno idoneo, incarico un dirigente amministrativo “facente funzioni?” In questa faccenda oltre la magistratura contabile, dovrebbe metterci le mani anche la magistratura ordinaria. (continua nelle pagine seguenti)