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Al Parco dell’Appennino Lucano fanno che cazzo vogliono foto

Le indagini della magistratura contabile sull’Ente. Danno da illegittimo conferimento di funzioni dirigenziali al “Direttore” Vincenzo Fogliano. E non solo. Le nostre fonti non hanno dubbi: “Fanno che cazzo vogliono”.

A seguire tutti gli altri danni

La Corte dei conti, avrebbe accertato che il nostro “Direttore”, si monetizzava le ferie non godute che, oltre a non essere documentate, non potevano per legge essere monetizzate. Altro danno da 42mila euro al quale si aggiungono circa 10mila euro per indebita corresponsione di buoni pasto. Emergono anche rimborsi per alberghi, ristoranti senza alcuna autorizzazione di missione e senza alcuna autocertificazione di Fogliano sui motivi e sulla durata delle presunte missioni. Altri 10mila euro. E le spese di carburante? Qui la vicenda si fa grottesca.

Il comodato d’uso dell’auto privata

Per gli inquirenti è illegittimo l’utilizzo delle due autovetture di servizio per gli spostamenti da casa alla sede di lavoro e viceversa da parte sia del presidente sia del “direttore”. Ancora più illegittimo sarebbe il contratto di concessione in comodato che il Fogliano ha stipulato con l’ente Parco. Con questo contratto il “direttore” concede in uso all’Amministrazione, cioè a sé stesso, un’autovettura di sua proprietà alle seguenti condizioni: uso esclusivo dell’auto al direttore e al suo autista; uso promiscuo e cioè l’auto può essere utilizzata anche per motivi personali e quindi estranei alle finalità e agli interessi propri dell’Ente; spese di manutenzione, assicurazione e tassa di circolazione a carico del Fogliano; spese di carburante per l’uso istituzionale e polizza assicurativa per infortuni del conducente a carico dell’Ente. Tutto illegittimo. In più, vai a capire le spese di carburante!  E qui siamo a oltre 5mila euro di danno nel periodo considerato luglio 2014 – aprile 2016.

 La giostra sul filo della legalità

Tutto gira intorno a interessi privati, a raccomandazioni, clientele, favoritismi. L’Ente Parco non è nuovo a vicende di questo tipo. Le abbiamo ampiamente trattate su questo giornale. Assunzioni, concorsi anomali, carriere sospette, comandi di favore presso altri enti. Questa volta però, appaiono più chiare le dinamiche di potere all’interno dell’amministrazione del Parco. Un presidente, ormai ex, anche egli nominato dalla politica, che suo malgrado sarebbe stato costretto ad adeguarsi a un certo andazzo per restare a galla. I dipendenti e i funzionari sarebbero, loro malgrado, coinvolti anche in questa indagine della magistratura contabile e ne avrebbero fatto volentieri a meno. Lui, il presunto artefice di tutte le faccende, Vincenzo Fogliano, ritorna al centro di vicende poco chiare. “E’ il sistema bello, è il sistema”. Una giostra che gira sulla corda tesa ai limiti della legalità e della trasparenza. Chi, da quella giostra, ottiene vantaggi, la fa quasi sempre franca.