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Basilicata: un universo alternativo dove vivere mille avventure, sotto la guida di una potente multinazionale, sponsor unico e onnipresente

Un territorio che regala emozioni di ogni tipo: dai fiumi inquinati a zone dove l'aria è pestilenziale, a spazi di terra grigia e melmosa che ospitano freddi titani in acciaio

Esiste, nella nostra terra, un mondo a parte. Una sorta di universo alternativo dove vivere mille avventure, sotto l’ affabile guida di una potente multinazionale, sponsor unico e onnipresente.

Un territorio che regala emozioni di ogni tipo: dai fiumi inquinati a zone dove l’aria è pestilenziale, a spazi di terra grigia e melmosa che ospitano freddi titani in acciaio.

Un mondo contrassegnato dall’ebbrezza, riservata solo a pochi, di scomparire dietro una cortina di fumo, spesso chiuso dietro irritanti silenzi e imbarazzanti mancanze di idee dove la fa da padrone “Re convegno” in un vortice di discussioni il cui nucleo semantico, il più delle volte, si abbandona al cirillico condito da spruzzate di arabo e qualche pizzico di aramaico.

Un mondo, per dirla alla Jules Verne, “mobilis in mobili” mobile in un elemento mobile, dove chiunque, in special modo il turista per caso, si sposta oltre i limiti delle capacità interpretative e dentro confini fisici che mutano periodicamente per assecondare le esigenze economiche di una terra assetata di soldi e petrolio.

Si parla, naturalmente, del celeberrimo quanto giovane Ente Parco, sempre sulla cresta dell’onda delle critiche, che va a scontrarsi con le esperienze e la storia dei grandi parchi naturalistici dello stivale.

Un “multicoso” a macchia di leopardo, il cui biglietto da visita si fonda sulle emissioni del Cova che sforano con una puntualità svizzera, pale eoliche come se piovesse e canali di scolo ai lati delle strade inondati da rifiuti di ogni tipo.

Lo stesso “multicoso” che ha cancellato, in pochi anni, la memoria di una economia legata alla pesca, al legname e a tutte quelle attività oggi non più possibili sul territorio, che fa spiccare il suo logo su eventi già rodati da decenni, quali la Sagra del fagiolo di Sarconi, La Munnaredda di Tramutola, il Pecorino di Moliterno, solo per citarne alcune, al fine di aumentare le presenze dei turisti nella Valle dell’Agri. Facile facile. Il merito, così agendo, diventa anche il loro. Senza muovere un dito. Geniale!

In barba a tutti i locali che si dannano l’anima per la riuscita di queste manifestazioni. In tutti questi anni non ricordo un evento di una certa rilevanza organizzato dal Pnal (Parco nazionale dell’Appennino lucano ndr) , come non ricordo nessuna dichiarazione rilasciata dall’ex presidente in merito all’inquinamento del Pertusillo. Ma potrei sbagliarmi.

Come potrei sbagliare nell’affermare che questo, a mio modesto avviso, è un Ente inutile, come un frigo al polo, poiché risponde solo a logiche non legate alla reale valorizzazione del territorio e che, spesso, chi dirige l’orchestra difetta di esperienza e di cuore.

I ristoratori, gli albergatori, i valligiani se la cavano benissimo da soli nell’accogliere il viaggiatore. Come hanno fatto per lustri.

Se non vogliamo consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti il relitto di una Valle, liberiamoci, allora, di questa zavorra. Le amministrazioni lavorino sulle guide, preparate e cordiali, collaborando, oltre che con le pro loco, con le associazioni a carattere locale e regionale anziché dare credito a questo improduttivo carrozzone. Il capitano Nemo ne sarebbe orgoglioso.

Mimmo Toscano