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Crack Veneto Banca: scambio di accuse tra Consob e Bankitalia

Nel mezzo del botta e risposta i cittadini che hanno perso tutto

“Banca d’Italia non segnalò alla Consob i problemi di Veneto Banca in vista dell’aumento di capitale del 2013 anzi indicò che l’operazione era strumentale a obiettivi previsti dal piano per effettuare eventuali acquisizioni coerenti con il modello strategico della banca salvaguardando liquidità e solidità”.

E’ quanto ha affermato il dg della Consob Angelo Apponi nell’audizione alla Commissione banche che gli ha chiesto di spiegare perché non fosse intervenuta nonostante ci fossero segnali di crisi dell’istituto veneto.

“Le reazioni della Consob – ha spiegato Apponi – dipendono dal tipo di informazioni e dalla convergenza di indizi. L’ispezione si fa quando esistono sufficienti indizi e la lettera di Bankitalia dell’8 maggio 2013 non mi sembra segnalasse una sofferenza, anzi prevedeva un’acquisizione”.

La risposta di Bankitalia non si è fatta attendere. Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza della Banca d’Italia, ha spiegato che nel novembre 2013 la Banca d’Italia segnalò alla Consob che il prezzo per l’aumento di capitale di Veneto Banca era «incoerente con il contesto economico, vista la crisi in atto e considerate anche le negative performance reddituali dell’ esercizio 2012.

L’informativa su Veneto Banca- ha sottolineato Barbagallo- certamente, dal nostro punto di vista, era più che sufficiente a fare scattare un ‘warning’ dell’altra autorità.

“Dopo aver ricevuto la lettera su Veneto Banca- ha aggiunto- la Consob se riteneva di non avere i mezzi per ulteriori approfondimenti poteva chiedere a noi e non lo ha fatto. Poi nel comitato tecnico (Bankitalia-Consob, ndr) avrebbe potuto chiedere altre informazioni e non lo ha fatto”.

In mezzo al botta e risposta Consob-Bankitalia restano i cittadini che in quei titoli di Veneto Banca hanno investito e che hanno perso tutto. Le vittime sono loro i “truffati” che, avendo rifiutato l’offerta di ristoro forfettario, stanno portando avanti la battaglia affinchè i responsabili del crack siano puniti.

Tra questi molti lucani. In Basilicata l’istituto bancario veneto ha collocato titoli per 45 milioni di euro (14 milioni nella provincia di Matera e 31 milioni nella provincia di Potenza) che con la svalutazione decisa dal Cda della banca, nel maggio scorso, oggi valgono quasi zero.

Le città che in Basilicata hanno subito più danni dal crack sono Potenza (quasi 9 milioni di euro), Matera e Lavello (6 milioni di euro), Melfi (5 milioni), Avigliano (2,3 milioni), Tricarico (2 milioni), Bernalda (1,8 milioni), Policoro (1,6 milioni).