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Fiat, la Campania investe nella ricerca. Ultima chiamata per la Basilicata

Uil: "I nodi centrali per la Fca di Melfi e il suo futuro sono i nuovi modelli e la ricerca"

Il via libera all’investimento di 42 milioni di Fca e Centro Ricerche Fiat per ricerche sull’auto del futuro da realizzare nello stabilimento di Pomigliano D’Arco è l’ “ultima chiamata” per la classe dirigente e politica della nostra regione.

Mentre per Melfi è stata annunciata nuova cig a dicembre la Giunta della Regione Campania, dimostrando lungimiranza ed interesse al futuro dell’automotive, approva una delibera con 4 milioni di spesa – a valere sul Patto per lo Sviluppo della Campania e Fondo di sviluppo e coesione 2014-2020 – che si aggiungono agli 8,5 milioni a carico del Mise.

In questo modo, la Campania dà esecuzione alla parte di sua competenza del protocollo d’intesa sottoscritto il 26 maggio scorso dalla stessa Regione, dal ministero dello Sviluppo Economico, dalla Regione Piemonte, Regione Abruzzo, Provincia Autonoma di Trento e dalle società Fca Italy e Crf allo scopo di individuare e fornire strumenti a sostegno degli investimenti in ricerca.

Noi non ci stancheremo di ripetere che rischiamo di arrivare tardi o di non arrivarci affatto e che i nodi centrali per la Fca di Melfi e il suo futuro sono i nuovi modelli e la ricerca.

Accade infatti che mentre Fca sta lavorando da qui al 2020 ad una vasta gamma di nuovi modelli (anche se, per ora, Marchionne continua ad escludere il motore elettrico o ibrido) ed è talmente impegnata ad anticipare il futuro dei mercati, l’istituzione regionale e l’imprenditoria regionale non riescono a reggere il passo impresso dal management Fca per candidare la piattaforma di Renegade e Fiat 500X dello stabilimento lucano alla costruzione di nuovi modelli prima che Fca possa rivolgersi ad altri stabilimenti esteri dopo averlo fatto sia pure in parte con alcuni stabilimenti di altre regioni italiane tra cui Pomigliano.

Sempre oggi contestualmente all’annuncio di investimenti a Pomigliano l’Osservatorio camerale di Torino e dell’Anfia riferisce che una pmi su due della filiera automotive sta partecipando a progetti di sviluppo di “tecnologie green”.

La sfida tecnologica è dietro l’angolo e non si può perdere questo treno della mobilità del futuro, motori ibrici ed elettrici e guida autonoma, verso il quale l’Italia deve recuperare il ritardo accumulato finora. Quaranta miliardi di fatturato in Italia, per il 40% – 16 miliardi – concentrata in Piemonte, dove la produzione è cresciuta del 7%, gli occupati dello 0,9% (media italiana), con tre aziende su quattro che esportano, per una quota complessiva di fatturato di circa il 40%.

Un comparto di anno in anno più autonomo rispetto a FCA, certo, ma altrettanto consapevole di quanto i volumi e la presenza di un secondo produttore globale in Italia possano rappresentare condizioni essenziali per il futuro.

Tutto ciò accade mentre ancora non conosciamo quale attività sta svolgendo il Campus Manufacturing Melfi, destinato alla ricerca e all’innovazione tecnologica che sono e saranno pilastri fondamentali per lo sviluppo economico e occupazionale all’interno degli stabilimenti FCA e del polo automobilistico lucano e del centro-sud.

Carmine Vaccaro, segretario Uil Basilicata