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Le bambine e i bambini sono fantasmi sempre tra i piedi foto

La giornata internazionale dedicata ai loro diritti è una festa dell’ipocrisia

Diciamo subito che i bambini e gli adolescenti (e cioè persone fino a 17 anni), vengono ampiamente discriminati in ragione del fatto che sono “minori”. Negli ambienti delle professioni sociali e della magistratura i bambini e le bambine sono chiamati “minori”. Sono minori di cosa, minori di chi?

Questo linguaggio produce danni notevoli sul piano concettuale e pratico. E’ la stessa questione della nominazione dei cittadini nei contesti di cura: essi sono pazienti o clienti, mai persone. Le parole hanno un carattere prescrittivo e descrittivo, e per questo pesano nella costruzione e nell’interpretazione della realtà. E’ rischioso ignorare la potenza del linguaggio.

Sei un “paziente” o un “malato” se vai dal medico o in un ospedale pubblico. Non raramente diventi “cliente” in una clinica o ambulatorio privato. E siccome la parola, come diceva Michel de Montaigne, è per metà di colui che parla e per metà di colui che ascolta, essa costruisce e insieme svela i contesti di realtà. In una sanità aziendalizzata voi sarete clienti o, nel migliore dei casi, pazienti. Tutto il resto, “la persona al centro”, l’umanizzazione del servizio” e via dicendo, non sono parole, sono chiacchiere.

Se chiamate “minori” i bambini commettete un atto di discriminazione. Le bambine e i bambini sono “maggiori”, persone al di sopra di tutto e di tutti.

Se non fossero minori, non ci sarebbero milioni di bambini morti di fame e malnutriti, poveri, ridotti alla schiavitù, abbandonati nei sentieri più dolorosi della storia. Se non fossero minori non sarebbero vittime di una scuola che non funziona, di edifici che crollano. Non sarebbero vittime di una politica che mette al primo posto il profitto e per ultimo gli investimenti nell’educazione e nell’istruzione.

Ogni minuto, nel mondo, 2 bambini vengono uccisi dalla polmonite prima di aver compiuto 5 anni. In Italia, quasi metà degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado non ha accesso alla mensa scolastica. Se non fossero minori, nella civile Italia, non ci sarebbero tre milioni e cinquecentomila bambini poveri, e nella “ricca” Basilicata il 60% dei bambini non sarebbe vittima di deprivazioni culturali e ricreative né il 21% sarebbe povero. Mi fermo, anche se si potrebbe continuare all’infinito con la lista del male.

Invece sono minori, sono fantasmi sempre tra i piedi. E nessuno li ascolta, anche perché molti di loro non hanno più nulla da dire. Non hanno più le parole, ma sguardi che nessuno vede. Molti di loro non parlano, messaggiano, grazie anche a quel 30% di genitori che lasciano i figli con meno di 12 mesi di vita, con il cellulare in mano.

Uno dei problemi della società contemporanea, quella che banalizza ogni cosa e che è affondata nella superficialità estrema, che ha perso il filo dell’orizzonte perché ha paura di guardare in faccia il futuro, è l’incapacità di comprendere che ogni bambino è figlio dell’umanità.

Nella prossima giornata dedicata ai diritti dei bambini e degli adolescenti parteciperei volentieri a manifestazioni di piazza con milioni di persone che avvertono politici e classi dirigenti: “Non vi votiamo, non vi vogliamo se al primo posto delle vostre politiche e delle vostre azioni non considerate i diritti dei bambini.” Ecco, bisognerebbe giudicare chi governa dai progressi ottenuti in questo campo.

Parteciperei volentieri anche a iniziative che “decoglionizzino” taluni genitori. E magari vedere tanti cartelli all’ingresso delle città e dei paesi con la scritta “territorio decoglionizzato”.