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L’Eni sulla cresta dell’ombra. Chi sono i complici del disastro lucano? foto

Qui qualcuno fa il furbo. I dubbi sulla trasparenza e sulla regolarità dell’operato di certa magistratura e di altre istituzioni, sulla gestione delle faccende del Cova, sono destinati a crescere

Se è vero che Eni sapeva già dal 2012 che i serbatoi del Cova perdevano greggio, non ci sarebbe nulla di cui scandalizzarsi.

Le esternazioni di meraviglia e sorpresa di queste ore, nel migliore dei casi, hanno il sapore dell’ingenuità. Nel peggiore dei casi, potrebbe trattarsi di cinismo allo stato puro.

Mesi fa, da questo giornale, avevamo dato per scontato che è in atto da tempo una gestione “carsica” dell’affare petrolio che si realizza, oltre che all’ombra di loschi affari, anche in un lento ma inesorabile disastro ambientale consapevole.

Oggi apprendiamo che una lettera, che sarebbe stata inviata ai carabinieri di Viggiano dall’ex responsabile del Cova nel 2013, sarebbe stata acquisita al fascicolo delle indagini della magistratura potentina solo nelle scorse settimane. Apprendiamo che quella lettera sarebbe stata inviata anche agli ispettori di polizia mineraria (Unmig) del Ministero dello sviluppo economico. Accade anche, in questi giorni, che qualcuno dalle stanze dei pm che indagano scopre le carte a qualche giornalista.

Agli osservatori meno ingenui, e poco agitati, è evidente che tutta la faccenda non quadra. Intanto è oltremodo strano che una informativa importante acquisita dai carabinieri nel 2013 sia messa a fascicolo quattro anni dopo. Strano che nessuno abbia ritenuto, a partire da quella lettera, avviare a suo tempo indagini specifiche sui serbatoi colabrodo. E sarebbe anche strano che qualcuno, per informare Eni della brutta faccenda, che altrimenti nulla dovrebbe sapere dell’indagine, utilizzi i “pizzini” a mezzo stampa. Non si dovrebbe nemmeno escludere la possibilità che di quella lettera fossero a conoscenza anche le istituzioni regionali e nazionali.

Certo è che gli organismi preposti ai controlli hanno fallito. E non sappiamo se e quanto questo fallimento sia stato premeditato e voluto. Fatto sta che i dubbi sulla trasparenza e sulla regolarità dell’operato di certa magistratura e di altre istituzioni sulla gestione delle questioni del Cova, sono destinati ad aumentare.

E sono in crescita anche i dubbi sull’operato di certa stampa che un giorno vede rosa e l’altro vede nero, a seconda della tonalità del fischio del padrone o dell’amico nelle istituzioni.

In molti cavalcano la cresta dell’ombra. Chi per un interesse chi per un altro.