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E’ ora di guardare oltre il petrolio

Prinzi sulla Strategia energetica nazionale

Più che impugnare davanti al Tar il “disciplinare” del Mise su ricerca e coltivazione degli idrocarburi, ritengo che l’attenzione e l’impegno della Regione, come delle forze politiche e sociali, debbano concentrarsi sulla Strategia energetica nazionale (Sen) presentata in questi giorni dal Governo. Per noi comporta uno sforzo in più per definire la strategia “oltre il petrolio”.

E’ quanto sostiene Vittorio Prinzi, presidente dell’Associazione Bene Comune Viggiano, sottolineando che si tratta di approfondire le ripercussioni e le ricadute in Val d’Agri e in Basilicata del piano che il Governo ha messo a punto per traghettare il Paese verso il cambiamento del sistema energetico.

 La “Sen” orienta gli investimenti alla crescita sostenibile con 175 miliardi di cui 30 per reti e infrastrutture di gas ed elettrico, 35 per fonti rinnovabili e 110 per l’efficienza energetica. La Strategia Energetica Nazionale spinge fortemente per l’uscita completa dal carbone negli impianti termoelettrici nel 2025 in prospettiva verso la totale decarbonizzazione, per raggiungere una diminuzione delle emissioni del 39% al 2030 e del 63% al 2050.

Nello specifico – aggiunge – ridimensionamento del carbone fino all’uscita fissata al 2025; incremento delle fonti rinnovabili; contenere il gap di costo tra Italia e nord Europa sia per quanto riguarda il gas che l’energia elettrica; evoluzione verso le bioraffinerie e un uso crescente di biocarburanti sostenibili e del Gnl nei trasporti pesanti e marittimi al posto dei derivati dal petrolio; raddoppio degli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico clean energy; promozione della mobilità sostenibile e dei servizi di mobilità condivisa; nuovi investimenti e riduzione dipendenza dall’estero sono obiettivi tutti condivisibili.

E poi come non si può non sostenere che oltre l’80% degli investimenti è “diretto ad incrementare la sostenibilità del sistema energetico, settori ad elevato impatto occupazionale ed innovazione tecnologica” ?.

Dunque è tempo di parlarne con metodo nuovo sedendoci attorno ad un tavolo per rinegoziare con l’Eni, tornando allo spirito e al protocollo del 1998, visto che la società petrolifera mostra tutto l’interesse ad investire in Val d’Agri e questo senza aut aut o  dualismi, salute o lavoro, ambiente o intossicazione, arretratezza o sviluppo, perché rispettando le regole si possono tenere insieme gli interessi dell’Eni e per una risorsa che non è nostra ma della comunità nazionale, e quelli del territorio che rivendica lavoro e sviluppo.

La traccia per parlare di questo è come migliorare la convivenza tra petrolio e territorio, correggendo il percorso finora seguito, sia nel senso di alzare il livello di attenzione sulla salvaguardia della salute e dell’ambiente, sia nel senso di trarre ogni beneficio possibile dall’attività estrattiva e dalle risorse che da essa provengono. 

Non dimentichiamo il monito dei vescovi lucani: bisogna elevare il tasso rivendicativo della Val d’Agri e pretendere da subito che qualcosa cambi per la salute da garantire, l’ambiente da proteggere e il lavoro da restituire al più presto ai lavoratori Eni e dell’indotto oltre che per programmare lo sviluppo oltre il petrolio.