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Processo Eni rischia di impantanarsi come quello su Rimborsopoli

Pedicini (M5S): "La Val d'Agri non può aspettare. Se i tempi si dilatano, c'è il rischio che i reati vadano in prescrizione?"

Lunedì scorso è finalmente iniziato presso il Tribunale di Potenza, l’importante e atteso maxi processo contro 47 persone e dieci società, tra cui Eni e Tecnoparco, accusate a vario titolo di una serie di reati sullo smaltimento dei rifiuti e su appalti e assunzioni riferiti alle estrazioni petrolifere in Basilicata.

Dopo l’appello e la verifica delle parti civili e delle parti lese, circa 500 in totale, l’udienza è stata subito rinviata al prossimo 6 dicembre, giorno in cui si continueranno a definire gli aspetti preliminari.

In particolare, verranno verificate le altre richieste di parte civile e l’ammissione di nuove prove, come lo studio Vis del Cnr sull’emergenza salute in Val d’Agri e il memoriale sullo “strano” suicidio dell’ingegnere che lavorava al Cova. Pertanto, se tutto va bene, il processo potrebbe iniziare concretamente a gennaio 2018 per finire tra qualche anno.

Sono i tempi e le procedure della giustizia italiana. Ma se l’andamento sarà questo, ci chiediamo quanti anni dovranno aspettare i cittadini della Val d’Agri e di Tempa rossa per capire se sono stati commessi reati e se le estrazioni petrolifere danneggiano la salute pubblica e quei territori?

La Val d’Agri può aspettare? L’Eni, Total, il Cova, Tecnoparco, possono continuare ad operare indisturbati? La salute dei cittadini è tutelata?

Un maxi processo così complesso avrà per forza di cosa tempi lunghissimi. E intanto tutto andrà avanti come se niente fosse mai accaduto. Ed inoltre, se i tempi si dilatano, c’è il rischio che i reati vadano in prescrizione?

Abbiamo letto da più parti, il punto di vista di esperti avvocati lucani che esprimevano dubbi sull’opportunità di celebrare un unico maxi processo su più filoni d’ inchiesta così complessi e articolati.

Noi abbiamo piena fiducia nella magistratura, ma ci preme intervenire su questi aspetti in quanto abbiamo già registrato esempi simili ed eclatanti che ci preoccupano molto.

Ci riferiamo, in primis, al processo in corso, sempre presso il Tribunale di Potenza, sull’inchiesta Rimborsopoli, che vede imputati una trentina di consiglieri regionali lucani in carica e non, tra cui Pittella, De Filippo, Braia, Benedetto, Mollica.

Quest’altro processo, che nel 2013 portò anche a degli arresti, oltre che alle dimissioni del governatore De Filippo e al voto anticipato alla Regione, è iniziato il 31 ottobre 2014 e, dopo 25 udienze, continua ad andare avanti indisturbato con i suoi tempi biblici. La prossima udienza si svolgerà il 10 maggio 2018.

Tutto questo mentre Marcello Pittella copre beatamente l’incarico di governatore, Franco Mollica fa il presidente del consiglio regionale, Luca Braia e Nicola Benedetto fanno gli assessori regionali, Vito De Filippo occupa la poltrona di sottosegretario, eccetera, eccetera.

Il processo Rimborsopoli, se avesse emesso delle sentenze in tempi rapidi, nel caso di condanne, avrebbe potuto portare, in base alla legge Severino, alla decadenza immediata di Pittella e degli altri politici condannati.

Invece, nonostante i reati contestati siano molto gravi e riguardino l’accusa di peculato e falso, per avere utilizzato decine di migliaia di euro di rimborsi regionali per cene, viaggi, regalie e scopi personali, sono passati quattro anni dal 2013 e non si sa quando il processo finirà. Intanto, la legislatura alla Regione Basilicata sta finendo.

Non vorremmo che accada lo stesso per il processo sulle estrazioni petrolifere che è iniziato lunedì scorso.

Piernicola Pedicini, portavoce M5S Parlamento europeo