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Su cementificio di Barile occorre maggiore trasparenza

M5S: "Bruciare i rifiuti non è mai una soluzione sostenibile"

Con DGR 1198 del 7 novembre, l’Ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale in merito alla realizzazione di un capannone all’interno della Cementeria Costantinopoli di Barile per la riorganizzazione dei flussi e l’ottimizzazione dell’uso di CSS e CSS-combustibile.

Il combustibile solido secondario (CSS) è un tipo di combustibile derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi. Può essere suddiviso in due principali tipologie: il CSS ed il CSS-combustibile, che differiscono per le loro caratteristiche chimico/fisiche e per il loro status giuridico.

Il CSS-Combustibile infatti, é materiale che ha cessato la qualifica di rifiuto e che pertanto viene considerato un nuovo prodotto. Il CSS rimane invece un rifiuto e la sua lavorazione, gestione ed utilizzo può avvenire solo in impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti.

Sulla possibilità di bruciare CSS nei cementifici è intervenuto più volte l’ISDE per sottolineare che bruciare Css nei cementifici non conviene né all’ambiente né alla salute e che le motivazioni che si forniscono per giustificare questa pratica sono inconsistenti.

Sempre l’ISDE definisce ormai i cementifici come “impianti industriali altamente inquinanti” che assomigliano sempre più agli inceneritori ma con alcuni vantaggi per i primi legati alla possibilità di emettere quantità di inquinanti gassosi da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori classici”. 

Questo vuol dire che i cementifici “inquinano molto di più”. Infine, sempre secondo l’ISDE, rispetto ai combustibili fossili, bruciando Css si riducono di poco le emissioni di Co2 mentre “aumentano sempre le emissioni di metalli pesanti”.

Se rapportiamo quanto detto con la cementeria Costantinopoli, impianto che si trova a ridosso del centro abitato del comune di Barile, in una zona di grande pregio agricolo, a ridosso del neonato Parco regionale del Vulture, viene d’obbligo porsi alcune domande, tenendo conto che il pericolo delle immissioni non riguardano soltanto Barile, ma anche i vicini comuni di Rapolla, Rionero e Melfi. L’impianto, dopo lunghi anni di oblio da parte delle istituzioni locali e regionali, nell’ultimo periodo è stato più volte attenzionato da queste.

Il sindaco di Melfi, un paio di anni fa, alla vigilia di Natale, si espresse preoccupato per i fumi che fuoriuscivano dall’alto camino del cementificio. Melfi è anche il comune di residenza dell’attuale assessore al dipartimento ambiente della regione Basilicata.

Riguardo all’amministrazione comunale di Barile, invece, regna un silenzio ingiustificato, e se oggi proviamo ad andare nel sito del comune per effettuare una verifica sulle immissioni del cementificio, per un verso, la pagina risulta per giorni interni inaccessibile, per altro verso, quando finalmente riusciamo ad accedere scopriamo che già vi sono stati casi di superamento dei limiti consentiti dalla legge. Provare per credere.

A seguito di diverse segnalazioni dei cittadini, pare che la questione non sia stata mai affrontata in maniera esaustiva dal Consiglio Comunale: il tema delle attività del sito industriale e della combustione dei rifiuti, resta, quindi, ancora aperto.

Quanto ai Tavoli tecnici, istituiti a seguito di un protocollo del 2014 e chiamati a monitorare le attività della fabbrica, si eccepisce come questi siano stati raramente convocati, e di quelli istituiti, ne risulta quasi impossibile il recupero dei verbali. Una cosa a dir poco singolare, oltre che gravissima, data l’importanza degli interessi in gioco, in primis la salute dei cittadini.

Inoltre, le attività comunicative, previste sempre dal Protocollo sottoscritto tra cementificio, Comune di Barile e Regione Basilicata, atte ad informare la cittadinanza sulla qualità dell’aria e le attività svolte nello stabilimento di Barile, risultano del tutto insufficienti. A questo punto, vien da chiedersi se i cittadini di Barile e dell’intero comprensorio debbano preoccuparsi o meno.

Domanda del tutto legittima che rivolgiamo prima di tutto al sindaco di Barile e all’Arpab se si pensa soprattutto quanto affermato in materia dall’associazione dei medici per l’ambiente. Su questi presupposti, il Consigliere regionale M5S Gianni Leggieri, ha depositato una serie di richieste di accesso agli atti tra Arpab, Dipartimento ambiente regione e lo stesso comune di Barile, al fine di avere dati sufficienti per capire lo stato dell’arte di una situazione complessa per la quale le istituzioni non si sono distinte di certo per la trasparenza.

Il MoVimento 5 Stelle da sempre afferma che bruciare i rifiuti non è mai una soluzione sostenibile, sotto nessun profilo. I rifiuti non andrebbero bruciati ma avviati al recupero di materia. Purtroppo la politica ha preso una strada diversa infischiandosi del principio secondo il quale la salute dei cittadini viene prima di tutto.

Gianni Leggieri, consigliere regionale M5S