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Dopo la Costituzione, è ora di salvare la Scuola

Il Coordinamento nazionale torna a riunirsi ad un anno dal No al Referendum. Convocati tutti i Comitati territoriali

Sono tornati a riunirsi, a Roma, il 3 dicembre,  i comitati territoriali convocati nel Coordinamento Nazionale di Democrazia Costituzionale, non solo per celebrare la vittoria del Comitato per il NO del 4 dicembre 2016, quanto per  fare il punto sulla situazione istituzionale e politica e, di conseguenza, sulle iniziative che dovranno essere attivate, a partire da quelle sulla Legge elettorale e dalle campagne su Art. 81 e scuola.

Nel corso di questo anno trascorso, una sequenza inquietante di atti- dalla vicenda del referendum sui voucher, ai voti di fiducia sulla legge elettorale; alle bordate contro il senso delle istituzioni- ha disatteso il voto del 4 dicembre e i risultati del referendum costituzionale che, con la vittoria del no, hanno confermato il valore della nostra Costituzione e la centralità del Parlamento contro derive presidenzialiste di qualunque natura. Eppure, con la legge elettorale, detta Rosatellum, il futuro parlamento nuovamente non sarà scelto dai cittadini ma nominato dai capi dei partiti.

A fronte di ciò, il Coordinamento continua nel suo impegno malgrado e, soprattutto, per far fronte a questa legge elettorale .

Si impegna per una nuova legislazione sui diritti del lavoro, per il superamento delle modifiche apportate nel 2012 all’art. 81 della Costituzione (e connessi) sull’obbligo del pareggio di bilancio, per sostenere la nuova legge di iniziativa popolare che stanno preparando i movimenti della scuola per salvare la Scuola dalla così detta “Buona Scuola”, per sostenere iniziative a potenziamento delle forme di sovranità del cittadino.

Non sono temi e problemi di carattere secondario o non inerenti agli interessi dei cittadini. E tanto meno di quelli del nostro sud. Perché il Mezzogiorno è stato derubricato come questione di interesse politico e nazionale, mentre  le politiche, sin qui messe in atto, hanno reso più vistosa la  stagnazione della nostra regione e di quelle vicine,  la riduzione del diritto alla istruzione, la inadeguatezza scuola-lavoro a scapito di una corretta e organica formazione, la disattenzione alle politiche del lavoro e giovanili con conseguente fenomeno migratorio e spopolamento  dei territori, il decremento e l’impoverimento delle popolazioni e lo svuotamento delle buone pratiche di intervento sui servizi della  formazione, dell’ ambiente, della sanità occupazione.

La Costituzione, già sotto attacco, nei fatti ritornerà ad essere al centro di tentativi di deforma perché non è funzionale alle direttive e agli interessi finanziari soprattutto extra nazionali. La difesa della Costituzione  implicita  i temi del lavoro, la ridefinizione e allargamento del catalogo dei diritti del lavoro per contrastare disoccupazione e precarizzazione;

il superamento delle regole europee in materia economica, che rappresentano una camicia di forza contro lo sviluppo dell’economia e il superamento degli squilibri territoriali; l’impegno per ridurre la pressione fiscale, e riportare la progressività delle imposte; per riportare una corretta dialettica politica tra le diverse esigenze sociali, superando quella falsa tra  “sovranismo”, o nazionalismo plebiscitario, e  “destra liberista e tecnocratica”.

I riferimenti storici e culturali, che la Costituzione conferma, mettono in discussione anche quel linguaggio accattivante, ma questo veramente populista, attraverso cui si cerca di far passare anche in Italia scelte politiche ed economiche d’oltralpe, legate- o delegate-dalle élites della finanza e delle banche.

Coordinamento Nazionale di Democrazia Costituzionale Basilicata