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Le primarie del Partito Democratico e i rutti della domenica

Decine di “politologi dei miei stivali” che montano una polemica contro il Pd sulla base di una foto che mostra alcuni immigrati in coda ad un seggio

Se non fai le primarie sei un partito che rifiuta la partecipazione e che non ascolta la base dei suoi elettori. Se le fai, sono false o magari frequentate da migranti, cinesi, italiani servi e ignoranti. Ho visto e letto dei post su Facebook che mortificano l’intelligenza e mettono tristezza nel cuore. Parlo delle primarie del Pd in Basilicata per l’elezione del segretario.

Da anni scrivo articoli e firmo inchieste che denunciano severamente il governo regionale guidato dal Partito democratico per le sue scelte e per la sua politica. Eppure non mi permetto di insultare un’iniziativa politica, quale le primarie, che non fa male a nessuno. È una scelta che il Pd ha assunto credendo così di favorire la partecipazione e la democrazia interna. Non la insulto, ma la critico.

Queste primarie non sono una sceneggiata. Sono un gioco spietato per il posizionamento in vista delle prossime elezioni, politiche e regionali. Tanto spietato che c’è stata una vera e propria chiamata alle armi dei cittadini elettori e simpatizzanti del partito di governo.  Non me la sento di dire che si tratta di una bella manifestazione di democrazia e partecipazione. Ho la sensazione, invece, che si tratti di una battaglia prima della soluzione finale. Una battaglia tra leader o sedicenti tali, tra “correnti” senza più energia. È l’ultimo tentativo, per alcuni, di sottrarsi al dominio assoluto del governatore Marcello Pittella e del suo sistema di Potere che ha costruito e che continua pazientemente a costruire per i prossimi cento anni. Il bene della Basilicata c’entra poco. C’entra molto la preoccupazione per le proprie carriere personali.

Detto questo, mi fa specie assistere alla caciara su Facebook. Decine di “politologi dei miei stivali” che montano una polemica contro il Pd sulla base di una foto che mostra alcuni immigrati in coda ad un seggio. Uno spettacolo indecoroso di disinformazione, di ignoranza e di discorsi da osteria che nulla hanno a che fare con un ragionamento politico, con dei contenuti di senso compiuto. Che hanno invece molto a che fare con i rutti domenicali post pranzo di chi ha affidato ai like la sua miserevole esistenza. Bufale elevate al rango di discussione.

La tristezza mi ha avvolto quando ho notato che un giornalista ha partecipato alla polemica, montandola ulteriormente con argomentazioni frivole, banali, superficiali, infondate. “Alle primarie del Pd votano soltanto i migranti”. Lo scrive il giornalista, mostrando una foto già postata da un cittadino residente su Facebook. Lo scrive sapendo di mentire, alimentando una caciara in cui si mescolano ius soli, corruzione, integrazione, invasione, italiani al primo posto e via dicendo. Mi dispiace dirlo, ma questi giornalisti a caccia di pubblico, non fanno bene all’informazione e alla democrazia. Invece di fare danni sui social, provate ad affrontare a petto nudo il Potere, a criticarlo con argomenti seri, a viso aperto. Brutta domenica.