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Appalti al massimo ribasso nelle strutture sanitarie lucane, “danneggiano il lavoro” foto

Non è passata inosservata alla Cisl la recente delibera della stazione unica appaltante con la quale sono stati aggiudicati i cinque lotti del servizio di pulizia nelle strutture sanitarie regionali

Dietro l’offerta economicamente più vantaggiosa c’è la solita logica del massimo ribasso che tanti danni ha fatto e continua a fare al lavoro nella nostra regione”.

Non è passata inosservata alla Cisl la recente delibera della stazione unica appaltante, datata 21 dicembre, con la quale sono stati aggiudicati i cinque lotti del servizio di pulizia nelle strutture sanitarie regionali, per un valore di oltre 60 milioni di euro, ambito già in passato al centro di dure vertenze sindacali, non ultima quella della gara ponte al San Carlo.

A preoccupare il sindacato è il persistente ricorso al massimo ribasso come principale indicatore economico per l’assegnazione del servizio e i suoi effetti sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro. A finire sotto la lente di ingrandimento della Cisl sono i lotti assegnati con ribassi superiori al 20 per cento e, in particolare, il terzo lotto da 20 milioni di euro in cui la percentuale di ribasso ha superato il 30 per cento. Quanto basta per mettere in allarme il sindacato.

I segretari regionali di Cisl e Fisascat Cisl, Enrico Gambardella e Aurora Blanca, chiamano in causa direttamente la giunta regionale quale responsabile politico della stazione unica appaltante affinché vigili sulla difesa degli attuali livelli occupazionali e sul mantenimento dei livelli retributivi dei laboratori che molto spesso, troppo, hanno sì mantenuto il posto di lavoro ma a fronte di significative riduzioni dell’orario e quindi del salario.

“La storia recente ci insegna che quando si affidano gare con ribassi elevati – spiegano i due sindacalisti – a pagarne le conseguenze sono sempre i lavoratori e i cittadini. Questo è ancor più vero in settori, come le pulizie, in cui il costo del lavoro rappresenta in media il 70 per cento del valore complessivo di un appalto”.

Per i due dirigenti sindacali “le stazioni appaltanti, grazie al criterio dell’offerta economica più vantaggiosa, nato proprio per correggere le distorsioni del massimo ribasso, dovrebbero considerare prioritariamente gli aspetti qualitativi del servizio appaltato e le sue ricadute sul lavoro e sull’utenza finale, privilegiandoli nella comparazione dei fattori economici che, nello spirito della riforma normativa, dovrebbero rappresentare l’elemento di completamento di un quadro di valutazione complessiva che tiene conto delle ricadute qualitative, lavorative, sociali e quindi economiche.

A quanto pare, invece, il massimo ribasso, uscito dalla porta con il nuovo codice degli appalti, è rientrato dalla finestra sotto mentite spoglie. Il nostro auspicio – aggiungono Gambardella e Blanca – è che la Regione eserciti la massima vigilanza nella fase esecutiva dei servizi per evitare, come troppe volte è accaduto in passato, che i maxi ribassi siano scaricati sulle spalle di chi lavora”. E, citando Papa Francesco, concludono: “Gli appalti al massimo ribasso ledono la dignità del lavoro”.