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Il buco nero delle partecipate lucane

Sono circa 296 i milioni di euro di debiti che fanno registrare nel mentre il patrimonio netto delle stesse è di appena 31 milioni di euro

Le società partecipate lucane affogano in un mare di debiti. Sono circa 296 i milioni di euro di debiti che fanno registrare le “partecipate” regionali nel mentre il patrimonio netto delle stesse è di appena 31 milioni di euro. Ciò significa che il valore dei debiti è nove volte superiore rispetto al valore del patrimonio”.

A dichiararlo, in una nota, è Michele Napoli, Presidente del Gruppo Consiliare Forza Italia della regione Basilicata che fa riferimento all’analisi dei dati sugli organismi partecipati degli enti territoriali pubblicata qualche giorno fa dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti di Roma.

Nell’analizzare in dettaglio la Relazione della magistratura contabile il consigliere Napoli ha sottolineato come “il precario stato di salute dei conti delle partecipate della Basilicata diventa, se possibile, ancora più critico con riguardo agli organismi a totale partecipazione pubblica (ad esempio Sviluppo Basilicata, Società Energetica Lucana e Acqua spa) dove la debitoria complessiva ammonta a 289 milioni di euro mentre il patrimonio netto si ferma a 22,5 milioni di euro, con un un valore del debito superiore di ben 13 volte rispetto al valore del patrimonio, rappresentando un record assoluto in Italia.”

Chiamati a gestire in via strumentale servizi pubblici fondamentali quali energia, acqua, rifiuti, trasporto e servizi sociali o di supporto alle amministrazioni territoriali gli enti strumentali e gli organismi partecipati degli enti territoriali lucani – ha evidenziato Napoli – non hanno mai brillato per l’efficacia dei servizi, costringendo spesso gli utenti a corrispondere loro tariffe e prezzi alti a fronte di servizi di bassa qualità.

Il referto della Corte dei Conti ha proseguito l’esponente azzurro “consegna l’istantanea di una miriade di enti e società del cosiddetto sistema pubblico regionale allargato caratterizzato da gravi divari tra utili e perdite nonostante i cospicui finanziamenti regionali erogati sotto forma di trasferimenti vari, oneri per contratti di servizio o acquisizioni di quote societarie”.

Un sistema ha concluso Napoli “che occorre dismettere quanto prima, favorendo il processo di apertura del settore dei servizi pubblici locali alla concorrenza e agevolando la gestione dei servizi secondo procedure concorrenziali di mercato”.