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Lettera aperta al sindaco di Potenza. Lei copre la puzza, ma non elimina la sporcizia

A proposito dell’ordinanza di divieto di chiedere l'elemosina in vigore dal prossimo 1 febbraio

Il decoro urbano è più importante dei problemi delle persone. E quando le persone hanno problemi, questi si risolvono nascondendoli allo sguardo del passante. Sguardo impaurito, a volte incattivito, spesso ingrigito dal pregiudizio.

L’accattonaggio molesto può configurarsi come reato da sempre. Non è l’elemosina in sé a configurare il reato, ma le modalità con le quali ciò avviene. Quindi, sindaco, nessuno le ha mai impedito di agire in tutti questi anni.

Eppure lei oggi, ordina il divieto di chiedere l’elemosina, in ogni caso e in qualunque circostanza, ci siano o no comportamenti di molestia.

Con questa ordinanza ritiene di risolvere il problema di decine se non centinaia di persone sparse nella città con il cappello in mano. I cittadini legittimamente hanno di che lamentarsi. Il Comune, però, dovrebbe rispondere a questo disagio, risolvendo alle radici le cause.

Il che vuol dire capire le ragioni per cui ragazzi di colore, e non solo, persone anziane, e non solo, praticano ogni giorno la mendicità. Capire quelle ragioni e intervenire a rimuoverle, anziché nasconderle.

Quell’ordinanza rischia di dare una spinta ai fenomeni di microcriminalità. Rischia di produrre l’effetto contrario: insicurezza urbana, incolumità pubblica, degrado, condotte aggressive verso i cittadini. E sa perché, caro sindaco? Perché se qualcuno mendica, avrà un motivo, un motivo che, sia io che lei possiamo non accettare, non condividere, ma questo non rimuove la realtà dei fatti. E la realtà è che molte persone chiedono l’elemosina ai passanti. E se lei lo vieta, senza nemmeno tentare di capire il problema alle radici, i mendicanti scompariranno dalla piazza, ma non scompariranno dal problema. Qualcosa la faranno, un’alternativa la troveranno, e non voglio nemmeno immaginare quale.

Lei sindaco dall’alto delle sue competenze attribuisce a un’ordinanza, ossia ad un proclama con minacce di sanzioni, un potere taumaturgico e cioè il potere di “prevenire e contrastare le situazioni che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione”. Lei scherza, vero? Magari si potesse prevenire tutta quella robaccia con una misera e sbagliata ordinanza!

Io più di lei, desidero rimuovere questo triste fenomeno. Più di lei, e sa perché? Perché se io fossi nei suoi panni, non mi preoccuperei di dare risposte farlocche alle manifestazioni di disagio dei concittadini infastiditi e “molestati” dagli accattoni, no. Mi preoccuperei di trovare soluzioni capaci di rimuovere le ragioni che inducono i mendicanti a mendicare. Nei suoi panni avrei affrontato il problema dal primo giorno di insediamento della sua pregiatissima amministrazione, anziché affrontarlo all’ultimo minuto con un provvedimento che spruzza un po’ di incenso in risposta alle sollecitazioni dei cittadini.

Lei sta al problema come la sua ordinanza sta ai diffusori di profumi nell’ambiente. La puzza del disagio scompare per qualche giorno, mentre la sporcizia aumenta. Lei vuole vincere facile, ma è la città che perde. Complimenti.

Mi dica, ce l’ha un piano sociale per la città? Mi dica ce l’ha un piano per prevenire i fenomeni di disagio e di degrado in cui versa il Capoluogo? Non mi dica che ha già pronta un’altra ordinanza per prevenire furti, saccheggi, vandalismi, allagamenti e buche nelle strade, incidenti stradali e disoccupazione.

Sono a sua disposizione, a titolo volontario, per tutti i suggerimenti di cui ha bisogno, sempre che lei si renda conto di aver bisogno di suggerimenti.

Cordialità