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Peculato per scontrini fasulli. La prescrizione è in agguato, ma loro se ne fregano

Eliminare il sospetto, che circola tra le malelingue, di una magistratura che si sarebbe “accordata” con gli illustri imputati

Senza nulla togliere alla magistratura che, come si suol dire, farà il suo corso, mi mortifica vedere nella mia amata terra una schiera di politici che, in un modo o nell’altro, si portano sul groppone ombre giudiziarie. Molti di loro, sono sul nastro di partenza per una nuova avventura elettorale. Per alcuni di loro le zone buie sono abbondanti. Per tanti altri rimane l’ombra di rimborsopoli.

Ma in uno stato di diritto e in una democrazia civile non possono essere le ombre ad orientare il giudizio dei cittadini sul prestigio, il valore e la moralità degli esponenti politici. Fino a prova contraria, sono tutti innocenti, lindi e pinti. Non tutti, però, sono interessati alla prova.

Per i giustizialisti, certi politici sono ladri a prescindere da qualsiasi verdetto del giudice. Per taluni “garantisti”, al contrario sono innocenti anche in presenza di un verdetto di condanna. Poi ci sono i cittadini più ingenui o, se volete, più sensati, che aspettano le sentenze prima di farsi un’opinione. Io sono tra questi.

In Basilicata, però, è difficile essere cittadini sensati. Occorre uno sforzo di pazienza oltre i limiti. La magistratura lucana, dopo cinque anni dall’inizio del processo rimborsopoli, cioè quello per peculato, quello degli scontrini fasulli, che ha coinvolto decine di politici, compreso il presidente della giunta regionale e l’attuale presidente del consiglio, ancora non ha chiuso il processo di primo grado. Per una vicenda simile, e cioè il processo a carico dell’ex sindaco di Roma, in soli due anni si è arrivati alla sentenza di appello. Qual è il problema? Chi lo sa non lo dice.

Mi metto nei panni degli imputati e capisco la loro sofferenza. Poverini, stare così sulla graticola, senza sapere se saranno assolti o condannati. Intanto, loro malgrado, sono “costretti” a mantenere la poltrona, perché eletti dal popolo. Altri sono “costretti” a candidarsi perché la Basilicata “ha bisogno di loro”. Nessuno capisce, però, la sofferenza di noi cittadini assennati, sospesi in una spiacevole parentesi, nell’ansia di conoscere almeno la verità giudiziaria.

Che si può fare per alleviare l’angoscia di quei poveri politici e di noi cittadini? E’ semplice: eliminare il sospetto, che circola tra le malelingue, di una magistratura che si sarebbe “accordata” con gli illustri imputati per arrivare alla prescrizione. Come si elimina tale sospetto? Lo diciamo per l’ennesima volta: una bella dichiarazione pubblica con la quale ciascuno degli imputati la manda a dire sia ai giudici, sia ai cittadini. Sarebbe? “Dichiaro fin da ora che, nell’eventualità il processo a mio carico dovesse andare ancora per le lunghe, rinuncerò alla prescrizione”. Il nostro giornale sarà ben lieto di ospitare la vostra dichiarazione e diffonderla con tutti i mezzi.