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Potenza: raccolta differenziata allo sbando, lavoratori in stato di agitazione

E’ passato più di un anno dall’avvio e i risultati sono sotto gli occhi di tutti

E’ passato più di un anno dall’avvio della raccolta differenziata nella città di Potenza con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Si è inopinatamente optato per un sistema di raccolta ormai obsoleto, dispendioso e soprattutto poco adatto alla nostra una città: un servizio, più che per la raccolta “a porta a porta”, di raccolta “bidone su bidone”, visto che l’unica cosa che è aumentata sono i bidoni su strada.

Al contempo la riduzione del personale deputato allo spazzamento , in quanto spostato sulla raccolta, ha completato il quadro di una città sempre più sporca e multi color .

I lavoratori continuano a dare il loro grande contributo per aumentare la percentuale di raccolta differenziata, affrontando i disagi dovuti alla raccolta delle migliaia di bidoni disseminati in tutta la città, facendo slalom tra le auto o tirando di forza su scalini i bidoni e contemporaneamente subendo le continue lamentale dei cittadini, per la sporcizia che si accumula per strada e per il mancato spazzamento. Tutto questo attraverso turni di lavoro notturni al limite della legge.

E’ chiaro che l’Acta non riesce a mantenere un servizio in efficienza perché non ha i numeri per farlo. Il piano Conai prevedeva l’assunzione di oltre 40 persone per cominciare il porta a porta spinto.

Senza risorse economiche per aumentare l’organico aziendale sarebbe stato meglio mantenere i bidoni stradali differenziandoli per tipologia di rifiuti e utilizzare nuove tipologie di apertura dei bidoni per evitare che i rifiuti si mischino.

Non a caso in tutta Italia si fanno scelte diverse, in quanto questo tipo di sistema risulta essere costoso e soprattutto deletereo per i lavoratori, sia per l’aumento di infortuni sul lavoro sia per l’aumento di patologie derivanti dalle modalità stesse di raccolta.

Non è pensabile che un sistema di raccolta differenziata si sostenga e si regga sul sacrificio dei lavoratori, per i quali abbiamo richiesto una diversa turnazione ed una differente organizzazione del lavoro. Le attuali condizioni di lavoro non sono infatti più sostenibili.

Strumentali sono in questi giorni gli attacchi dell’Amministratore Unico dell’Acta sulla stampa perché l’inefficienza del servizio e la sporcizia delle strade non sono, purtroppo, un fatto occasionale ma è diventata ormai la norma.

L’Acta non può pensare di avere “la botte piena e la moglie ubriaca” perché il personale in servizio se è addetto alla raccolta differenziata non può certo occuparsi della pulizia delle strade ed è evidente che quanto è successo è solo responsabilità di chi non ha organizzato il servizio per tempo. L’aumento della raccolta differenziata, a causa della carenza di personale, ha portato progressivamente alla scopertura degli altri servizi.

La soluzione per un recupero dell’efficienza del sistema Acta non può , quindi, che passare per un vero piano industriale che, nel definire una nuova organizzazione dei servizi, preveda, tra le altre cose, nuove assunzioni e investimenti in mezzi e attrezzature.

 

Michele Sannazzaro, segretario organizzativo FPCGIL

(Foto ripresa dal web pagina facebook “Potenza Denuncia” postata da Alessandra Di Martino)