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Consiglio regionale della Basilicata, ancora una volta manca il numero legale

Romaniello (LeU): "Maggioranza sfugge al confronto su Sessione comunitaria e nomine commissari sanità"

Come accaduto in occasione di altre riunioni del Consiglio regionale, anche questa mattina il Consiglio è iniziato con l’assenza del Presidente della Giunta e due assessori (erano presenti solo Cifarelli e Castelgrande). Un inizio che ha impedito ai Consiglieri di potersi confrontare sulle ragioni di una scelta incomprensibile, quale quella della nomina dei commissari delle tre Aziende Sanitarie di Potenza, Matera e Ospedale San Carlo e della nomina del direttore generale del CROB di Rionero, in chiara violazione della legislazione regionale in materia di commissariamento.

Un consiglio che si è sciolto per mancanza di numero legale, che questa maggioranza ormai non riesce più a garantire. Troppe volte, infatti,  sono state le minoranze a garantire i numeri per proseguire i lavori del Consiglio. Non potevamo farlo oggi, innanzitutto perché non è tollerabile che si continui a considerare secondaria la presenza in Consiglio da parte dell’esecutivo e di rappresentanti della maggioranza, ma anche, almeno per quanto mi riguarda, perché non è tollerabile che sulla sessione comunitaria si debba discutere in assenza del Presidente della giunta che ha fatto la relazione.

Si evidenzia che la sessione comunitaria, ai sensi della legge regionale, si sarebbe dovuta tenere entro giugno/luglio dell’anno scorso sul report al 31/12/2016. Invece, nella riunione del Consiglio regionale del 23 gennaio 2017 il Presidente ha letto una relazione del giugno 2017 riconoscendo che era datata e che necessitava di aggiornamento su numeri, dati e indicatori socio economici ed infrastrutturali.

Un aggiornamento pervenuto ai Consiglieri solo nella serata di ieri ed incentrato sul solo stato di programmazione e sull’impegnato ma che non evidenzia gli effetti prodotti sul sistema Basilicata che, a differenza di quanto quotidianamente afferma il Presidente della Giunta sulla modifica in positivo di alcuni indicatori economici, non cresce e fa registrare scostamenti significativi sulla maggioranza di questi rispetto al resto del Paese.

Solo per fare alcuni esempi, il tasso di infrastrutturazione per reti stradali, fatto 100 per l’Italia, per la Basilicata è al 75. Il tasso di infrastrutturazione in reti di telefonia e telematica, fatto 100 quello del paese, in Basilicata si ferma al 45. Lo stesso dicasi del dato sulle reti ferroviarie, dove sempre fatto 100 per l’Italia, per la Basilicata è 60. Non si hanno dai puntuali circa l’infrastruttura sociale, ma stando a quanto viene denunciato dalle associazioni di volontariato e dalle organizzazioni sindacali, sicuramente possiamo affermare che in tema di reti anche qui non siamo assolutamente messi bene rispetto al resto del paese.

Riguardo agli indicatori che attengono al lavoro, si registra, per la Basilicata, un tasso di attività inchiodato al 58% mentre al centro-nord viaggia al 71%. Il tasso di disoccupazione giovanile in Basilicata è al 34% mentre al centro nord è del 29%, con quello femminile che in Basilicata viaggia al 16% rispetto al centro-nord, dove si registra una percentuale del 9%, dati , questi ultimi, che non tengono conto di quanto oramai hanno rinunciato a cercare n lavoro. Altro dato significativo riguarda l’occupazione delle donne che, nella fascia 15-64 anni, risultano occupate solo per il 39% in Basilicata, mentre nel centro-nord il dato si attesta sul 57%.

In conclusione possiamo affermare che i fondi comunitari per la nostra regione, ma ciò vale anche per l’intero Mezzogiorno,  sono sostitutivi di quelli ordinari spettanti a questa parte di territorio del Paese, le cui responsabilità sono riconducibili in primo luogo alle scelte del Governo nazionale, ma sicuramente riguardano anche la capacità politica dei governi regionali del sud che non sono in grado di immaginare un progetto di crescita e sviluppo condiviso.  

Ma soprattutto, per quanto riguarda la nostra regione, manca una strategia di intervento coordinata nella allocazione delle risorse comunitarie per aree e settori. Non funziona la logica dei bandi, degli interventi per singoli programmi . Bisogna avere un progetto unificante per aree territoriali e settori omogenei, su  cui far convergere le risorse dei singoli assi in modo da innalzare i diversi indicatori socio-economici. Proprio quello che, a nostro parere, è mancato nella programmazione ed uso delle risorse da parte del governo regionale in questi ultimi anni, privilegiando gli interventi spot ed emergenziali nonché condizionati da ragioni di consenso politico ed elettorale.

Giannino Romaniello, Consigliere regionale Liberi e Uguali