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Le zone d’ombra delle carriere politiche

Passeggiando tra i vicoli della campagna elettorale in Basilicata

Sono lucano, vivo e lavoro tra Milano e Roma con puntate a Torino, Napoli e Firenze. Se capita il discorso sulle elezioni: zero speranze, zero entusiasmo e zero illusioni. Preoccupazione per il futuro a mille. Sfegatati sostenitori di Renzi fino a qualche mese fa, ora non sanno per chi votare, pentastellati della prima ora non riescono a sentirsi trascinati dal nuovo corso con il leader unico, e gli elettori della destra fanno un sorrisino scorato se si parla di Berlusconi, Salvini o Meloni. Se qualcuno prova timidamente a convincere qualcun’altro con “il voto utile” o con “il meno peggio” o con “altrimenti consegniamo il Paese a …” viene guardato con compatimento.

Questo avviene indifferentemente dal Cenisio alla balza di Scilla unificando nei giudizi gli italiani come mai prima d’ora. A programmi, proposte e discussioni a dir poco ridicole, ampliate da talk show altrettanto inconsistenti e demenziali, sono seguite candidature inaccettabilmente indecenti o di scarso appeal, quindi non c’è da stupirsi di tutto ciò.

In Lucania all’olezzo generale si aggiunge il tanfo del greggio

A Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, che non ha mai perso occasione per magnificare la “ricchezza che sarebbe un peccato non sfruttare lasciandola lì, sotto terra”, si aggiungono sui social i tanti che appena iscritti al primo quadrimestre delle serali di ragioneria si sentono economisti navigati e portabandiera della “real – economik” liberal-rigorista dove tutto deve essere sacrificato sull’altare del mirabolante avvenire di ricchezza e prosperità che solo il petrolio può garantire.

Agli aspiranti Nobel dell’economia, sfugge che in val D’Agri si estrae petrolio da 20 anni. In questi venti anni la popolazione dei comuni del P.O. della val D’Agri è diminuita di 15.000 abitanti, più del 15%, e che negli ultimi 5 anni gli occupati sono scesi del 10%. Mica male come miracolo! Neanche su uno specchio messo per terra, cari economisti da social, riuscireste ad arrampicarvi per dimostrare le mirabilie del petrolio nell’economia lucana.  Giusto per dare qualche informazione in più ai nostri compagnucci delle serali del primo anno, spiego che già nei manuali del secondo anno di ragioneria si classifica l’attività estrattiva come un’attività ad alta intensità di capitale, alto impatto ambientale e bassa intensità di manodopera. Nei posti in cui si estrae se c’è sviluppo, è solo per il lungimirante uso dei proventi dell’attività estrattiva. Sono state utilizzate in modo lungimirante le royalties petrolifere? Sono in misura sufficiente?

A Tabarelli racconto invece che se prova a vendere un terreno dove c’è stata, anche lustri prima, una pompa di benzina ha l’obbligo di fare prima della vendita dei carotaggi, verificare l’inquinamento del sottosuolo, entro sei mesi presentare un piano di bonifica, altrimenti va sotto processo, e fatti i conti costa più la bonifica del terreno, a meno che questo terreno non sia nella cerchia dei navigli a Milano. Quindi quando fa i conti del costo dell’energia da fossile, per confrontarlo con quello delle rinnovabili, per una volta nella vita dovrebbe considerare nel fossile il costo delle bonifiche da effettuare alla fine dell’attività. Occorre anche chiarire che allo stato attuale i profitti delle estrazioni vanno alle compagnie mentre non appare chiaro a chi andranno imputati i costi delle bonifiche. Qualche sospetto che tocchi pagare i danni ai poveri fessi che insistono nel pagare le tasse c’è!

Ora o si crede che l’inquinamento delle falde acquifere, sempre più evidente è certo, oppure dell’aria, con conseguente aumento dei tumori, lo ha portato la cicogna, oppure pare evidente che sia causato dall’unica industria in zona.

L’ipocrisia delle zone d’ombra

Qui occorre uscire dalla ipocrisia e dalle zone d’ombra. Tutti i fatti avvenuti in Lucania e tutti i processi derivano dal fatto che nessuna legge consente a un’industria di avvelenare le persone e devastare un territorio. Nessuna legge di questo tipo potrà mai essere promulgata in uno stato civile.

La domanda che quindi occorre farsi, è se è possibile estrarre petrolio nel pieno rispetto delle leggi, e se l’attività estrattiva è ancora conveniente estraendo rispettando la legge.

È proprio da questa ormai acclarata impossibilità che nascono le zone d’ombra dove si dice e non si dice, si annunciano controlli pubblici sulla qualità dell’ambiente e poi non si fanno mai. È proprio in questa zona d’ombra che la corruzione e la criminalità sono state introdotte e prosperano tra la brava gente lucana. Quando si è in questa situazione, la malavita prospera perché occorre sempre aumentare la qualità e la quantità dei reati in un’escalation senza fine e controllo.

In questa zona d’ombra sono maturate carriere politiche di persone che hanno omesso i controlli, nascondendosi dietro l’inefficienza della P.A., e hanno omesso di maturare una visione di progresso economico e civile del popolo lucano. Già perché un popolo progredito e civile mai avrebbe consentito tali comportamenti, e quindi che i lucani rimangano sotto il ricatto economico è indispensabile per mantenere questa zona d’ombra.

Il Dna ambientalista della sinistra naufraga sotto l’evidenza delle candidature dei protagonisti degli ultimi 20 anni di questa zona d’ombra. In LeU troviamo Bubbico, Folino, Speranza. Quest’ultimo è veramente spettacolare per la scarsa memoria. Eppure è giovane e quindi non di alzheimer si tratta. Dimentica indifferentemente i suoi anni da segretario PD lucano, quando nulla ha mai detto sul petrolio, e la sua soddisfazione per l’approvazione del job act. Nelle file del PD troviamo Gianni Pittella, Vito De Filippo e Salvatore Margiotta. Poi ci sono le file miste. Quelle che accomunano destra e sinistra in questo vivacchiare tradendo apparentemente il proprio schieramento per l’altro ma nei fatti tradendo sempre il popolo lucano: Viceconte e Benedetto. A completare il cambio di casacca e di schieramento, nella piena tradizione lucana che vede i giornalisti urlare contro il malgoverno lucano fino a quando poi non vengono chiamati alla mensa degli eletti, Francesca Barra che da ambientalista si inserisce, con più furbizia che ingenuità, in questa zona ricca di effluvi pestilenziali.

Le ambiguità del M5S e le velleità di Silvana Arbia 

In questo modo ci si presenta alle elezioni in Lucania, ma le brutte notizie non sono finite. Con tutta franchezza mi aspettavo, pur non avendo nulla da dire né in positivo né in negativo sui candidati attuali, che nel M5S ci fossero candidature simbolo di quei lucani che combattono ogni giorno contro le menzogne del sistema e lo strapotere delle compagnie petrolifere. Ne potrei citare almeno 10 degne, almeno una potevate inserirla! Nelle vicende passate il M5S ha fatto da utilissima sponda nazionale alla questione lucana, e ora? Questa vistosa assenza rende necessarie due cose. La prima, è che il M5S deve fino alla noia riempirci le orecchie e rassicurarci che il suo impegno in Lucania sulle questioni energetiche non è mutato e deve confermare i suoi orientamenti senza se e senza ma. Qualche post dei suoi candidati un po’ troppo possibilista sul merito petrolifero non aiuta.

La seconda, è ora che la società civile si organizzi per realizzare alle prossime regionali una proposta autonoma. Per farlo occorre che tutte le persone impegnate e visibili sul territorio facciano un atto di generosità, un piccolo passo indietro per mettere a fattore comune la loro popolarità e le loro competenza e per costruire tutte insieme un’alternativa credibile. Con tutta franchezza devo dire alla dottoressa Silvana Arbia che occorre fare il contrario di un’azione velleitaria e solitaria come quella che sta portando avanti con SMS.

Pietro De Sarlo (Manager e scrittore)