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Botte a disabili, la mamma che ha denunciato: “Ho sofferto per due anni, ma ora si fa giustizia”

La donna si è rivolta alla onlus La Via dei Colori che una settimana fa aveva chiesto l'avocazione delle indagini

La verità grida! Sono rimasta due anni in silenzio, soffrendo, ma ora sento che finalmente si fa giustizia, si fa qualcosa per difendere questi ragazzi”.

A parlare e chiedere giustizia è la madre di uno dei ragazzi ospiti ospiti dell’Istituto “Ada Ceschin Pilone” di Venosa, Potenza, gestito dai Padri Trinitari finito alla ribalta della cronaca dopo gli arresti di oggi (8 tra educatori e coordinatori della struttura sono ai domiciliari) e le altre sette misure cautelari che hanno colpito anche il direttore della struttura, Padre Angelo Cipollone e due medici.

È stata lei a raccontare tutto ciò che non andava nella struttura: ambiente inadeguato, assistenza limitata alla sorveglianza e alle necessità igieniche. Non era attuato nessun progetto di quelli concordati con l’equipe medica.

La donna ha raccontato che spesso erano presenti due o tre operatori a fronte di 13 ragazzi in regime di cd. retta speciale, mentre il rapporto operatore-paziente avrebbe dovuto essere di 1 a 1 o 1 a 2.

L’Istituto è già noto alla cronaca per il caso di un paziente scomparso nel 2013, per il quale sono stati avviati due processi per accertare le responsabilità di dipendenti e dirigenza.

Ma soprattutto, è stata lei ad accorgersi dei lividi e delle escoriazioni sul corpo di suo figlio: “Erano lividi da svenire alla sola vista-racconta la mamma che ha denunciato- Ho sempre parlato con l’equipe, ho chiesto più riunioni, anche con mia figlia. Ho sempre agito con rispetto, sono un assistente sociale e per 30 anni ho lavorato con ragazzi disabili. Loro non hanno mai preso provvedimenti. Io non potevo tacere. Denunciare era un mio obbligo morale e professionale”.

La donna si è rivolta a La Via dei Colori e, rappresentata da Giulio Canobbio, avvocato del Foro di Genova e direttore del Comitato scientifico della Onlus, ha presentato denuncia dando il via all’inchiesta “Riabilitazione invisibile”.

Mio figlio è ricoverato in questa struttura da quasi nove anni, ho sempre vigilato sulla sua salute e sul suo benessere. Sono stati i lividi ad allarmarmi ma anche i video che qualcuno mi ha mostrato di nascosto nel bagno della piscina dove mio figlio faceva riabilitazione.

Quei video erano orribili, non riuscii a vederli tutti, e quella persona è stata licenziata. Io sto solo difendendo mio figlio e tutte queste creature- aggiunge la donna– non voglio che la struttura venga chiusa, mio figlio ne soffrirebbe. Noi famiglie vogliamo che la struttura sia depurata da questi soggetti, in fondo stiamo pensando al futuro dei nostri figli dopo di noi”.

“Abbiamo appreso la notizia con soddisfazione – commenta l’avvocato Canobbio della onlus La Via dei Colori – Eravamo spaventati dalla durata delle indagini tanto che circa una settimana fa avevamo presentato richiesta di avocazione in Procura Generale. Finalmente la situazione si è sbloccata, in effetti le intercettazioni sono state tante ed è possibile oggi constatare quanto fondamento avesse la nostra denuncia”.

La Via dei Colori onlus è l’associazione punto di riferimento in Italia per minori e minoranze vittime di maltrattamenti in strutture scolastiche e assistenziali. Attualmente, oltre a effettuare ricerca e formazione nell’ambito della prevenzione agli abusi, segue più di 600 famiglie offrendo consulenza tecnica legale, psicologica e di orientamento, dando il proprio supporto a oltre 100 processi in Italia.