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L’affare eolico, la violenza gratuita e il silenzio colpevole della politica

A rischio la libertà dei cittadini di agire secondo giustizia e legalità

Non vogliamo entrare nella vicenda dell’aggressione subita. Saranno le autorità competenti a stabilire i fatti. E i fatti, nonostante qualcuno li voglia negare, sono chiari.  Ribadiamo, però, che l’accaduto chiama in causa alcune delle questioni più drammatiche di questa Regione: l’illegalità diffusa, intrecci tra affari e politica, impedimento sotto varie forme dell’esercizio del diritto all’informazione, intimidazioni, minacce e aggressioni contro i cittadini impegnati nelle battaglie civili.

Siamo preoccupati, non per noi, ma per la Basilicata, per come i media e ampi settori della politica hanno trattato la vicenda di Tolve. L’hanno trattata allo stesso modo di altre vicende simili in questi anni. Per cui, la nostra prima preoccupazione è che sia cambiato poco o nulla nelle modalità di approccio a fatti emblematici che riguardano aspetti fondamentali della vita sociale, economica e politica della Basilicata.

Il sistema dei media locali, fatte rare eccezioni, si espone con un imbarazzante silenzio alla critica dell’opinione pubblica più attiva e impegnata. E certa stampa, quando non reagisce col silenzio, prova a reinterpretare fatti e circostanze in modo da non disturbare qualcuno. E lo fa in nome di un ipotetico giornalismo cauto, imparziale, scrupoloso ascoltatore di tutte le campane. E così che una grave aggressione, un attentato alla libertà, diventa una “lite”. E’ così che un pestaggio violento e vile, ai danni di un cittadino per bene, diventa “ferite causate nella caduta durante la fuga”.  E’ così che i carnefici diventano vittime delle vittime.

E che dire di ampi settori della politica che non si sono degnati di una riga. A parte Pedicini dei 5 Stelle, e Maiuri del Gruppo Policoro Futura, il silenzio. Un silenzio comprensibile. Perché la vicenda eolico coinvolge molti dei partiti politici, dei loro uomini sul territorio, dei loro sindaci, assessori, tecnici, e delle loro imprese amiche. È comprensibile. Eppure, non a noi, antipatici giornalisti rompiballe, ma per il cittadino onesto agricoltore selvaggiamente picchiato una parola la politica doveva spenderla.

Di questo passo tanti altri, come Giuseppe Fidanza, saranno minacciati, vessati, picchiati e tanti altri fuggiranno dall’impegno civile.

È tutto questo che ci preoccupa, non l’aggressione subita. Perché tanto il nostro lavoro continuiamo a farlo. Il vero problema è in quali condizioni lo facciamo. Non sono e non saranno quattro violenti a fermarci, ci hanno già provato più volte e in tante altre circostanze, senza mai riuscirci.

Purtroppo, l’ostacolo principale alla libertà di informazione, alla libertà dei cittadini di agire secondo giustizia e legalità, è in un sistema ben articolato e radicato di relazioni tra settori della politica, delle imprese, degli affari, delle istituzioni, dei media, al cui centro è incarnato il denaro e il potere. Un sistema che è stato capace di distruggere, in nome del denaro, persino ciò che di buono esiste nell’energia eolica. Non siamo ingenui. Lo diceva Ghandi: non è l’uomo inglese il problema, ma il sistema inglese.