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Le mani della politica sui rifiuti foto

Una storia lunga di intrecci tra imprenditori e amministratori nel fallimento di Alesia srl

Del fallimento sospetto di Alesia srl ci siamo occupati più volte negli ultimi cinque anni. Oggi, a distanza di 7 anni dalla denuncia del 2010 di Egidio Facioni di Ecoenergy, ex socio di parte privata di Alesia, sembrano esserci delle novità.

Uno degli imputati, Nicola Suanno, presidente del Consiglio di Amministrazione di Alesia dal 6 giugno 2008 fino alla data del fallimento della società il 7 aprile 2010, nonché ex consigliere e assessore del Comune di Latronico, chiede, a gennaio 2018, al Giudice dell’udienza preliminare il patteggiamento e viene condannato a due anni di reclusione, pena sospesa, per il reato di bancarotta aggravata art. 216 comma 2. Suanno per anni aveva sostenuto la sua estraneità alle accuse del Pm. Per tutti gli altri il GUP ha ritenuto la necessità della verifica dibattimentale la cui prima udienza è fissata per il 5 luglio 2018. Si tratta di un ex assessore del Comune di Latronico, un ex presidente del Consiglio comunale di Bernalda, un ex assessore del Comune di Lauria, un ex sindaco del Comune di Latronico, l’attuale sindaco di Trecchina.

 

Facciamo qualche passo indietro

Alesia s.r.l. è una società pubblico-privata nata a seguito della deliberazione consiliare n. 78 dell’11 agosto 1998 con la quale il Comune di Latronico, promuoveva la costituzione di una società mista ai sensi dell’art. 22 della legge n. 142/1990La società è finalizzata alla “gestione integrata dei rifiuti ed altri servizi associati con la previsione, inoltre, di realizzare e gestire un impianto innovativo per lo smaltimento dei rifiuti con produzione di energie alternative”. Soci privati di Alesia sono Ecoenergy s.r.l. e Biosistema s.r.l. Alesia quindi nel 2006 è di proprietà per 51% del Comune di Latronico e degli altri Comuni aderenti, per il 49% di proprietà dei privati. Il Consiglio di Amministrazione è composto da 3 rappresentanti della parte pubblica e 2 della parte privata. Ecoenergy vantava la realizzazione dell’unico impianto in Italia per il recupero di energia dai rifiuti con tecnologia altamente innovativa. Si tratta della trasformazione dei rifiuti in gas. Cosa che si sarebbe dovuta fare a Latronico.

Un piano industriale interessante. Il piano industriale proposto dal socio privato sottolineava la necessità di raggiungere un bacino di utenza non inferiore a 50-60.000 utenti. In tal modo il costo unitario dello smaltimento del rifiuto si sarebbe ridotto almeno del 75% permettendo così, grazie agli incentivi dello Stato, di abbassare notevolmente anche i costi attribuibili allo spazzamento, raccolta e conferimento del rifiuto. Ne avrebbero guadagnato i cittadini. Il ciclo integrato della gestione dei rifiuti avrebbe rappresentato un saldo positivo sempre maggiore grazie a successive adesioni di altri Comuni alla costituenda società mista ed alla modularità dell’impiantistica adottata per lo smaltimento. In tal modo la voce utile del bilancio, rappresentata dallo smaltimento, avrebbe ripianato abbondantemente quella di costo dai servizi di spazzamento, raccolta e conferimento. Ma come vedremo è successo il contrario.

La corsa dei Comuni per l’adesione in Alesia.  Nel corso del tempo, numerosi altri Comuni e Comunità Montane della Basilicata aderiscono alla società mista (tra cui, i Comuni di Viggianello, Rotonda, Comunità Montana Camastra Alto Sauro, Teana, Montalbano Jonico, Bernalda, Trecchina, Comunità Montana Basso Sinni). Entrano nella compagine sociale di Alesia s.r.l. mediante la sottoscrizione del relativo statuto societario, approvato dai rispettivi Consigli comunali. Si pongono, pertanto, le premesse per una gestione del ciclo integrato dei rifiuti efficiente ed economica per il soddisfacimento di pubblici interessi.

Premesse senza futuro. Le buone intenzioni di Alesia s.r.l., trovano subito difficoltà di attuazione per causa, sembrerebbe, delle scelte dei Consiglio di Amministrazione a maggioranza pubblica. Il Consiglio, la cui componente pubblica è stata più volte modificata, sconta subito un limite. Si tratta della concomitanza degli incarichi pubblici ricoperti dagli amministratori di maggioranza i quali sembrano più interessati ai risvolti politici delle decisioni che agli interessi collettivi. In sostanza, la maggioranza pubblica sarebbe molto permeabile a sollecitazioni economiche e politiche provenienti da ambienti di partito e di gruppi ad essi legati. A quanto pare, la politica entra eccessivamente nel merito della gestione della società, sollecitando scelte scarsamente razionali. I campi di maggiore interesse sembrerebbe fossero le assunzioni di personale e l’affidamento dei servizi. Intanto i dipendenti scaricati su Alesia passano da dieci a novantasei, ma di affidamento della gestione integrata del ciclo dei rifiuti non se ne parla. (Continua nella pagina seguente)