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Marcello Pittella e le caprette che facevano ciao

Nel suo programma elettorale della decima legislatura anche i monti sorridevano. Oggi le chiacchiere si sono schiantate sul suolo della realtà

“E’ un tempo che ci obbliga a fare e ad imparare a fare anche cose nuove. Per riuscirci bisogna fidarsi, e per fidarsi ci vuole coraggio. Io vi chiedo di essere lucani coraggiosi”.

Così Marcello Pittella l’11 febbraio 2014. Quel giorno il neo presidente della Regione presenta ai consiglieri regionali i punti focali della Relazione programmatica per la decima legislatura.

Scrissi in quei giorni che nel presunto programma di Pittella “i monti sorridono e le caprette fanno ciao”. A distanza di tempo possiamo affermare che i monti sono incazzati e le caprette sono finite nel forno dei soliti insaziabili. Le suggestioni pittelliane della prima ora si sono rivelate, per chi ci ha creduto, una bruciante delusione.

Sulla fiducia, basterebbe rimborsopoli a risolvere ogni dubbio. Sul coraggio è sufficiente la tolleranza e la pazienza della gente, in tutti questi anni di disastri, a sancire l’eroismo dei lucani.

In quel triste giorno di febbraio, lui disse: “Agricoltura e agroalimentare di qualità, Biochimica per l’area industriale della Valbasento, lo sviluppo di un polo di green energy e di green economy, automotive (facendo sia sul radicamento delle attività produttive di Fiat, sia su un migliore sviluppo dell’indotto, di prima e seconda fascia), una nuova strategia industriale per ripensare il polo del mobile imbottito di Matera e turismo, sono questi i pilastri su cui rifondare l’economia della Basilicata nei prossimi anni, insieme a un “utilizzo intelligente delle risorse petrolifere e del territorio”. 

La Basilicata oggi, al contrario, deve registrare fatti e condizioni che smentiscono palesemente quegli slogan senza fondamento. Sappiamo com’è andata in val d’Agri. Sappiamo delle inchieste e dei disastri ambientali derubricati a “inquinamento”. Sappiamo dei dati sulla disoccupazione e sulla disoccupazione giovanile. Conosciamo i dati sulla povertà, sullo spopolamento, sulle infrastrutture. Sappiamo dello scempio dell’eolico selvaggio e dello spreco colpevole dell’acqua. Sappiamo delle politiche di promozione del precariato. Sappiamo tutto ormai. Altro che green, qui è tutto black.

A quei proclami, che per lui erano capitoli di un programma, ne aggiunse altri: “Non è chiusa la partita del Memorandum Stato/Regione”. In questo senso, …noi chiederemo a viva voce, in tutte le sedi, e con tutti i nostri rappresentanti, che ci vengano assegnati i 200/300 milioni in più all’anno che ci spettano”.  

Non so se qualcuno ha visto questi milioni di euro. Certamente abbiamo visto la decadenza di una Regione che senza l’elemosina dei petrolieri sarebbe morta.

Immaginare oggi che senza quei soldi la Basilicata non sarebbe in grado di mantenere il suo sistema sanitario e di welfare, non sarebbe in grado di mantenere la sua Università e di garantire il trasporto pubblico, è allucinante. Nonostante i miliardi di euro dell’Unione Europea. Ciò vuol dire che abbiamo fatto solo passi indietro. Ci pensate? Quando quell’elemosina scarseggia il bilancio regionale prende la forma di uno scolapasta.

E lui, il rivoluzionario senza rivoluzione, parlava di “ri-costruire opportunità, recuperare la vivacità delle idee e dei sogni che animano le teste brillanti dei nostri giovani.

Teste brillanti? Certo, fuggite dalla Basilicata. Questo è il risultato della vivacità delle idee e dei sogni di Pittella e della sua maggioranza. Oggi sappiamo che non erano sogni ma incubi.

Il nostro presidente deve aver capito da solo che “le caprette non fanno ciao”. Che la realtà oggi sancisce il totale fallimento di una politica sciagurata. Tant’è che sull’ultimo miglio della legislatura scende dal piedistallo di cartone e sale sul carretto del cinismo elettorale.

Dopo i disastri, propone 8 punti “programmatici” che assomigliano a una sceneggiatura del teatro del grottesco. In questo caso lo scontro è tra la maschera di Pittella e i sentimenti del popolo lucano. Il nostro presidente è passato dalla green economy, la green Energy, la biochimica, alla puntualità nei pagamenti delle retribuzioni agli operai forestali. E’ passato da “Occorre dotarsi di una visione, di un pensiero lungo che dia respiro e nutrimento al nostro futuro” alla nuova rotazione degli incarichi dirigenziali nella pubblica amministrazione.

Oggi tutte le chiacchiere di quel giorno si sono schiantate sul suolo della realtà.