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I maschi romantici del Consiglio regionale lucano scagliano pietre contro le donne foto

Lasciano di stucco le dichiarazioni a mezzo stampa di due esponenti del parlamentino lucano

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Gentile Consigliera Pipponzi, leggo, in una sua nota appena giunta in redazione, la richiesta di rimozione di un manifesto pubblicitario affisso nella città di Potenza riportante uno “slogan irrispettoso” utilizzato per pubblicizzare un evento di sensibilizzazione sul fenomeno del femminicidio e la violenza sulle donne in genere.

Lei, giustamente, “condanna” la modalità utilizzata per promuovere una nobile iniziativa, attraverso una frase “in contrasto, oltre che col buonsenso ed il buongusto, anche con il doveroso rispetto della dignità femminile”. “Messaggi di questo genere- afferma ancora –ci sembrano andare in un’opposta direzione, ben lontani dalla consapevolezza necessaria a contrastare la violenza”. Nella sua nota ribadisce anche: “La violenza di genere si combatte anche utilizzando un linguaggio rispettoso della dignità della donna, in grado di diffondere valori positivi sulla figura femminile”.

Ed è proprio l’ulteriore conferma della sua sensibilità al tema della violenza di genere che mi spinge a segnalarle le dichiarazioni di due componenti del Consiglio regionale lucano, che probabilmente devono esserle sfuggite, riportate in un articolo sul Corriere della Sera il giorno 26 marzo scorso (e di cui se vorrà potrà leggere cliccando qui ) in merito all’arresto del vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata Paolo Castelluccio, indagato dei reati di atti persecutori, violenza privata e porto abusivo di oggetti atti ad offendere nei confronti della sua ex fidanzata.

Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria che coinvolge l’esponente politico lucano, e senza puntare il dito verso chi legittimamente ha preso, a mezzo stampa, le difese del vicepresidente, vorrei però chiederle se trova adeguate le parole dei consiglieri regionali oggetto dell’articolo in questione.

Dire: “...è una persona perbene, mite, non è assolutamente un violento, per cui resto convinto che non abbia fatto del male alla signora” o peggio affermare: “Non si rassegnava, probabilmente, alla fine della storia” potrebbe ingenerare in chi legge il dubbio che ci si trovi di fronte ad un tentativo di banalizzare la denuncia di una donna, e soprattutto minimizzare, in generale, l’atteggiamento di chi, non accettando la fine di una relazione  si lasci andare ad azioni “poco consone” nei confronti della propria ex compagna, fidanzata o moglie.

Sappiamo bene entrambe, e le cronache quotidiane, purtroppo, ce lo confermano, che spesso alla base di “una mancata rassegnazione” possono nascondersi epiloghi ben più drammatici. Per questo ritengo che le parole siano importanti e che in questo caso siano “pietre” scagliate contro tutte quelle donne che ogni giorno trovano il coraggio e la forza di denunciare atti persecutori, spesso prodromici di azioni più gravi.

La particolare posizione istituzionale dell’indagato e dei colleghi consiglieri, che si lasciano andare a tali ‘romantiche’ esternazioni, avrebbe forse dovuto suggerire una maggiore prudenza 

Certa della sua attenzione, la saluto cordialmente.

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