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Pd, “il ministro Orlando uno dei massimi responsabili della disfatta elettorale”

Il segretario del Spp, Di Giaocomo: "Condivisibile programma sulla giustizia del M5S"

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Il Ministro alla Giustizia Orlando è uno dei massimi responsabili della disfatta elettorale del Pd e adesso mettendosi pregiudizialmente di traverso ad ogni ipotesi di accordo con il M5S continua a produrre non solo danni al suo partito (che non interessa molto agli italiani) quanto alla governabilità del Paese”.

A sostenerlo è il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo che aggiunge: “da mesi ho messo in guardia il Premier Gentiloni e con lui i dirigenti nazionali del Pd, sugli effetti pesantissimi sulla sicurezza dei cittadini provocati dai provvedimenti in materia giudiziaria e in ultimo di riforma carceraria a firma Orlando. In occasione prima del tour del S.PP. “chi è la vittima e chi è il carnefice” tra città grandi e piccole di tante regioni e successivamente durante la campagna elettorale in Sicilia ho incontrato e parlato con lavoratori della sicurezza, commercianti, piccoli imprenditori, sindaci dai quali ho avuto convinti sostegni nella nostra iniziativa.

E’ sulla paura degli italiani che la Lega ha costruito il suo successo elettorale e sulla incapacità di dare risposte concrete ai problemi della sicurezza in generale che ha stravinto il M5S specie al Sud dove la preoccupazione per l’incremento di reati anche ad opera di immigrati è cresciuta a dismisura. In sintesi, per colpa del Ministro Orlando, che ha fatto perdere al Pd tantissimi voti di appartenenti alle forze dell’odine, nel Paese non c’è più distinzione tra vittime e carnefici e lo stesso tentativo del Premier Gentiloni nell’ultima seduta del Consiglio dei Ministri prima del voto di approvare solo tre decreti attuativi della riforma Orlando mettendo da parte quelli più controversi è stato tardivo e inadeguato a fronteggiare questa situazione.

Noi invece siamo decisamente contrari a quella parte della riforma che – precisa Di Giacomo – aprirebbe per tanti capi mafia e appartenenti ad organizzazioni criminali sottoposti al 41 bis – per l’esattezza 730 detenuti – la possibilità di uscire dal regime duro per godere di misure di detenzione “più comoda”. E’ impensabile risolvere i problemi della sicurezza, aggravati dai sempre più numerosi fatti di violenza come le rapine alle ville, le aggressioni agli anziani, con intere zone, quartieri di città in mano a delinquenti ed extracomunitari clandestini, svuotando le carceri e introducendo misure cosiddette alternative e di ravvedimento; con più malviventi in giro accade esattamente il contrario.

Quanto al  programma sulla giustizia del Movimento 5 Stelle, illustrato durante la campagna elettorale dal deputato Alfonso Bonafede, indicato come eventuale prossimo Ministro, ci sono punti – dice Di Giacomo – che trovano piena condivisione tra i cittadini e gli appartenenti alle forze dell’ordine tra cui la sospensione della prescrizione quando inizia un processo oppure dopo la sentenza di primo grado, a prescindere dall’esito; l’impossibilità per un magistrato che viene eletto in politica di tornare poi a esercitare il proprio lavoro; la certezza della pena; tutti i processi riguardanti la criminalità organizzata si devono svolgere nelle Corti d’Appello; ampliare uso intercettazioni e riprese video come supporto alle indagini.

Pertanto – conclude – nessuna pregiudiziale contro il M5S e prevalga il confronto sulla giustizia come sugli altri temi prioritari per il futuro del Paese”.

 

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