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Petrolgate: prima condanna per corruzione, ma il blocco di potere è ancora in piedi

L'appello al nuovo procuratore capo di Potenza di Liberiamo la Basilicata e Lista del Popolo per la Costituzione

Sull’inchiesta Petrolgate nel ramo Tempa Rossa iniziano a fioccare le prime condanne. Con il rito immediato è il caso dell’imprenditore Lorenzao Marsilio, di Ferrandina, titolare della società Sudelettra, che si è visto condannare a 3 anni di reclusione per corruzione nei confronti del blocco di potere che aveva una importante pedina in zona ovvero il sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, contemporaneamente assessore della Provincia di Potenza nella Giunta Piero Lacorazza e molto vicina all’ex governatore Vito De Filippo rieletto nelle recenti elezioni politiche.

Secondo quanto emerso dalle indagini Marsilio – coinvolto nel filone d’indagine che riguardava alcuni lavori per la realizzazione del Centro Oli della Total – sui lavori chiese un “intervento” all’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino, per ottenere un appalto. 

La Lista del Popolo per la Costituzione e Liberiamo la Basilicata chiedono agli organi inquirenti quel salto di qualità nelle indagini tale da delineare un quadro più preciso di quanto è accaduto e continua ad accadere in terra di Basilicata.

La condanna dell’imprenditore mette in luce un sistema che esula dal merito e si concentra tutto sul metodo per ottenere qualcosa, il metodo sicuramente visto che parliamo di corruzione è quello dell’elargizione o ungimento di ruote che dir si voglia unitamente al mercato delle vacche sui posti di lavoro “tanti a te e tanti a quell’altro per farlo stare zitto”.

Noi non possiamo non vedere che a fronte di fatti accertati fino ai rinvii a giudizio ed ai processi in corso da cui è scaturita anche la presente condanna non vi siano accertamenti approfonditi per capire il sistema sin dove arrivava ed arriva.

Chi crede alla favola del cane sciolto sindaco di Corleto che gestiva tutto con il metodo fai da te disconosce le correnti stesse interne al Partito Democratico, disconosce che quel sindaco faceva parte di un esecutivo nella sua qualità di assessore provinciale, disconosce la stretta vicinanza con De Filippo e disconosce il metodo che da anni a questa parte viene adottato in Basilicata con i primi responsabili di queste degenerazioni sempre esenti da condanne e sempre protetti anzi, oserei dire, blindati ed autorizzati a continuare a tenere un ruolo importante nelle stanze che contano.

Da qui un appello al nuovo Procuratore della Repubblica di Potenza di spulciarsi gli atti dei processi in corso e di verificare con i propri occhi gli ampi spazi di accertamento che possono essere maggiormente approfonditi se si vuol dare una vera speranza a questa regione.

Sono certo che di qui a breve ci saranno ulteriori novità dal Palazzo di Giustizia e la gestione della cosa pubblica in Basilicata.

Speriamo in un nuovo corso del Tribunale in linea con i risultati elettorali, a partire dal processo scontrinopoli che in cinque anni ancora non è approdato ad una sentenza di primo grado.

Giuseppe Di Bello- Liberiamo La Basilicata e Lista del Popolo per la Costituzione