Basilicata24 - Il quotidiano online di inchieste, approfondimenti e notizie di politica, cronaca, economia, cultura, ambiente, sport - Il quotidiano online della Basilicata dedicato a notizie di politica, cronaca, economia, cultura, sport

Vogliono distruggermi. Ma neanche da morta riusciranno a fermarmi

Parla l’avvocato Anna Maria Caramia, simbolo della lotta contro la malagiustizia della sezione fallimentare del tribunale civile di Taranto

Annamaria Caramia, avvocato delle vittime delle procedure fallimentari nel tribunale di Taranto. E’ diventata il simbolo della lotta alla mala giustizia subita dagli esecutati. La sua esperienza è raccontata in un libro dal titolo emblematico: “Ho toccato la Casta. Oltre la magistratura”.

Avvocato Caramia, sappiamo che hanno venduto all’asta una casa di circa 300 metri quadrati al prezzo vile di euro 35mila e i debiti dell’esecutato ammontavano a 130mila.  Sappiamo che il tribunale di Taranto ritiene che 35mila non sia prezzo vile e che sarebbe sufficiente a pagare i debiti ‘in modo parziale ma non apparente’. E’ possibile?

E’ la realtà, anzi un lembo di realtà, c’è di peggio, molto peggio. E aggiungo che i 35mila euro sono al lordo delle spese di procedura esecutiva che, per una procedura che dura dal 1995, possono aggirarsi intorno ai 15mila se non 20mila. Quali debiti si possono pagare? La conseguenza è che l’esecutato resta senza casa e con i debiti, ed oltre ad essere espropriato non può nemmeno ricominciare!

Lei da anni difende cittadini nei procedimenti della sezione civile fallimentare di Taranto, sta cambiando qualcosa, magari anche grazie alle sue battaglie?

Direi di sì, in peggio però. Oltre ad agire spesso contro legge, a calpestare i diritti sacrosanti degli esecutati, i soliti noti giudici tarantini fanno la guerra all’avvocato che da anni difende questa povera gente. Ormai è prassi revocarmi i provvedimenti di ammissione ai gratuiti patrocini, già disposti nei confronti dei clienti. E queste revoche sono disposte sulla base di una mia presunta malafede e colpa grave nell’azione giudiziaria.

Ci spieghi la colpa grave e la mala fede

A titolo di esempio, nell’ipotesi del Tizio a cui hanno venduto la casa di trecento metri a 35mila euro, la mala fede e colpa grave consisterebbe nel fatto che il mio assistito avrebbe chiesto tutela sulla scorta di ragioni che il tribunale ritiene infondate, ma che io ritengo, al contrario assolutamente legittime e veritiere, tanto da voler portare la questione sino al Giudice dell’ultima istanza, ovvero la Cassazione. E, poi, a dire dei magistrati della sezione, 35 mila euro per quasi trecento metri non sarebbe prezzo vile e 20mila o addirittura 15 mila sono sufficienti per pagare 135 mila euro. Ma le pare possibile questo?

Lei come ha reagito dinanzi a questi provvedimenti?

Io ho impugnato il provvedimento di revoca del gratuito patrocinio dinanzi al tribunale e il giudizio sarà trattato dal presidente, anche se lo stesso, a tenore di codice, mi sarebbe incompatibile per inimicizia dimostratami in un pretestuoso esposto disciplinare.

Esposto disciplinare dal presidente del tribunale?

Sì. Ormai è notoria e palese l’inimicizia dimostratami da parte dei magistrati delle sezioni esecuzioni e fallimenti – qualcuno più degli altri, ma tutti allineati – a tal punto da aver ricevuto un esposto all’Ordine degli Avvocati a firma del presidente del Tribunale, su relazione del Presidente della sezione esecuzione. Si rende conto?

Quindi?

A loro dire, io sarei avvezza minacciare i giudici di fargli causa se non mi danno ciò che io chiedo. Eppure nella questione per cui mi hanno fatto esposto io mi ero limitata ad esercitare il dovere di difesa in favore di un giovane padre che sta perdendo la casa all’asta e si era limitato a chiedere di sospendere la vendita per evitare eventuali danni che, ove rivelatisi ingiusti, avrebbero generato un diritto al ristoro nei confronti dei responsabili; per non dire che si avvedono della mia ‘minaccia’ dopo quasi due anni da quando l’avrei posta in essere! Ridicolo! La loro azione di attacco è infondata e strumentale.

Mi si accusa anche del fatto che i miei clienti, poveri falliti ed esecutati, avrebbero denunciato i giudici per tentare di condizionare quello che loro definiscono il corretto esercizio della funzione giurisdizionale, ma solo per loro è corretto! Ormai è notorio il grido di strazio che si eleva dalla gente a causa delle pessime gestioni delle procedure espropriative!

E’ come dire che non si può e non si deve denunciare un’irregolarità commessa da un giudice. Ridicolo. Tutti questi addebiti sono un’offesa all’intelligenza.

Ma come fa a patrocinare in un ambiente così ostile?

Per amor del vero, non accuso l’intera magistratura, anzi, una piccola parte di essa. Ma devo dire che mi è capitato di patrocinare in cause (sempre della stessa sezione) che dovevano essere decise da chi mi ha dimostrato astio e ne ho sollecitato l’astensione per la grave inimicizia, ma a volte non ho ottenuto nessuna risposta e comunque il solito rigetto. Altre volte il presidente del tribunale si è pronunciato confermando il magistrato che sarebbe incompatibile. Ma dimentica, il presidente del tribunale di Taranto, che è lui, nella qualità di primo giudice, che mi ha dimostrato astio ed inimicizia sottoscrivendo l’esposto dagli addebiti inconsistenti!

Lei sta dichiarando fatti molto gravi

Gravi? Direi inconfutabili. A proposito dell’imparzialità, segnalo che i magistrati tarantini delle sezioni esecuzioni e fallimenti dimostrano di ignorare le norme del codice di rito che impongono di astenersi in caso di amicizia o inimicizia ed anche quelle per cui chi ha trattato di un giudizio in un grado, non può occuparsene in altra fase. A Taranto accade, al contrario, che i soliti noti – per fortuna pochi – trattano i giudizi in più fasi. Assurdo.

 Lei nel suo libro scrive di essere vittima di un accanimento professionale da parte del Tribunale 

Subisco accanimento professionale, certo, e non posso lavorare più, per evitare di danneggiare i clienti. La mia difesa è ormai diventato un pericolo per i clienti: è forte il rischio per cui i giudici, per il semplice fatto che a difenderli sia la sottoscritta, rigettino qualunque richiesta. Ricordo che un collega anziano, il 15 marzo 2017 – non posso dimenticare nemmeno il giorno – mi disse che non potevo continuare a fare l’avvocato perché è una vita che prendo schiaffi lì e tutti lo sanno!

A proposito di accanimento dalle pagine del suo libro emerge qualcosa di più grave. Addirittura tra le righe si legge che qualcuno avesse organizzato o programmato qualcosa di più inquietante del classico e fisiologico accanimento professionale. Lei conferma questa ipotesi?

Preferirei non rispondere.

Lei sta reagendo a questa situazione, in che modo?

E’ difficile in un contesto come quello del tribunale civile tarantino, reagire senza subire gravi contraccolpi personali e professionali. E’ un sistema che alcuni miei clienti, vittime dell’ingiustizia, hanno definito “criminale”. Un sistema finalizzato allo sfruttamento dei fallimenti e delle esecuzioni, spesso gestiti ad arte. Vendite a prezzo vile, procedimenti di durata trentennale, irregolarità nelle procedure e anomalie negli incarichi a consulenti, periti, avvocati.

Ho rivolto le mie lagnanze anche al presidente Mattarella e al Ministro della Giustizia, oltre che al Csm ed altri, ma ho ottenuto il nulla!

Mi scusi, lei prima ha detto che c’è di peggio, molto peggio. Quindi ci sarebbero fatti ancora più gravi in relazione alla gestione della giustizia da parte di alcuni giudici a Taranto, ci può dire qualcosa di più?

A presto.