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Eolico selvaggio: La devastazione di Piani del Mattino a Potenza

Decine di pale installate con le solite furbate di società proponenti, sviluppatori, progettisti, mediatori, esecutori. Tutti a fregarsi le mani per il solito affare possibile solo in Basilicata

La vicenda è abbastanza nota. Un Parco eolico, i cittadini che protestano e che denunciano violazioni normative e che a loro volta finiscono rinviati a giudizio.  Alle pale già installate, se ne aggiungeranno altre. Grazie alle solite furbate di società proponenti, sviluppatori, progettisti, mediatori, esecutori. Tutti a fregarsi le mani per il solito affare possibile solo in Basilicata. Terra di faccendieri e speculatori favoriti da norme inesistenti o inapplicate, dove nessuno controlla nessuno. Dove le responsabilità sono spalmate nell’ombra di una burocrazia spesso negligente e a volte compiacente. Qui è un gioco da ragazzi evitare la Valutazione di impatto ambientale o l’Autorizzazione Unica. E ai Piani del Mattino si continua a giocare. Quel fantastico altopiano sulla città di Potenza devastato dagli speculatori dell’energia del vento.

Come ti cambio la realtà, facciamo un esempio

Otto pale con otto Pas intestate a persone o società diverse. Una Tica (Testo integrato delle Connessioni Attive) da 500 kW la spacchetto in 8 da 60 kW e ottengo 8 Pod (Point of Delivery, il punto fisico in cui l’energia elettrica viene consegnata al cliente finale). In tutto fanno 480 kW, sotto 1 MW, e quindi niente Via. E procedo così. Faccio un altro impianto da 8 pale da 60 kW a breve distanza, particelle diverse e non adiacenti, con Pas intestate a persone diverse e così dappertutto. Arrivo a 50, 100 pale e non ho bisogno dell’Autorizzazione Unica, e nemmeno della Via. Dopo la vendita dei siti, con diverse volture, le società che otterranno l’incentivo, e non solo l’incentivo, saranno diverse e non riconducibili a unica società. A Piani del Mattino pare siano 230 le volture effettuate. Ecco che una Wind farm di fatto si trasforma in diversi impianti tutti sotto 1 MW, disseminando sul territorio, in modalità selvaggia, torri eoliche a gogò. Un solo generatore, e quindi una torre, da 1 MW, collocata nel posto giusto, senza disturbare eccessivamente il paesaggio e senza danneggiare i cittadini, equivale a 16 impianti da 60 kW.

E allora perché sedici pale anziché una?

E’, come abbiamo visto, il modo più semplice e “legale” per raggirare le lunghe e costose procedure (Via, AU, Iscrizione al registro Tica,…). Soprattutto è il modo per fare affari. Sedici pale, sedici generatori, vuol dire soldi per chi li produce o li ricicla o li assembla. Soldi per i progettisti, per le ditte esecutrici, per gli sviluppatori, per i venditori, per i compratori, per i mediatori. Tutto o quasi si sviluppa per 16 volte anziché per una. Sedici impianti su cui fare, o far finta di fare, la manutenzione, sedici Pas e magari sedici dollari da pagare a chi chiude l’occhio o favorisce l’iter gattovolpesco. Intanto i cittadini sono costretti a subire attentati alla salute pubblica, disturbi alla quiete pubblica, violenza privata, danni patrimoniali. E assistono impotenti ad altre violazioni di legge, candidati al “premio Giobbe” per essere finiti loro, non i signori dell’eolico selvaggio, in un procedimento giudiziario con accuse assurde.

Il caso delle nuove pale a Piani del Mattino e la sentenza del Tar Basilicata

In una piana tra gli impianti già attivi il signor Qualcuno decide di installare altre pale, una decina. Presenta la richiesta di 9 Pas al Comune di Potenza, 7 delle quali le voltura successivamente. Le altre due restano intestate al signor “Qualcuno”. Il Comune di Potenza a distanza di oltre un anno inizia e conclude un procedimento di annullamento di tutte e 9 le Pas. In particolare, con nota del 26 giugno 2017, viene comunicato al signor “Qualcuno” e alle altre ditte intestatarie delle ulteriori Pas originariamente proposte dal primo, l’avvio del procedimento di verifica di conformità urbanistica – edilizia” delle Pas, ipotizzando che, ai sensi del paragrafo 11.6 delle linee guida di cui al D.M. 10 settembre 2010, la condizione di unicità del richiedente e del punto di connessione alla rete elettrica determinerebbe l’obbligo di sommare le potenze dei singoli impianti e, di conseguenza, la violazione dei limiti di capacità di generazione e di potenza.

Il Signor Qualcuno ricorre al Tar. Il Tribunale amministrativo con sentenza pubblicata il 18 aprile 2018 accoglie il ricorso e condanna il Comune di Potenza a risarcire.

In verità, secondo il Tar, il Comune di Potenza non ha sufficientemente dimostrato le ragioni per cui ci sarebbe un cumulo con altre PAS presentate dal medesimo richiedente. In aggiunta fa peso il ritardo con cui il Comune ha avviato il procedimento di verifica e annullamento della Pas, dopo aver dato il silenzio assenso.

In questa vicenda, ancora una volta il Comune di Potenza non fa una bella figura e i cittadini di Piani del Mattino rischiano grosso. Sembra che il Comune voglia ricorre avverso la sentenza del Tar, al Consiglio di Stato. Nel frattempo c’è da aspettarsi che i signori dell’eolico selvaggio si diano da fare notte e giorno per costruire quel Parco dove adesso è un bel vedere quella piana di verde e quelle case ben fatte tutto intorno. Un nuovo disastro che si sovrappone al disastro già realizzato.

Non è da escludere in ogni caso che la vicenda delle 9 pale poi volturate possa configurare l’artato frazionamento ai sensi dell’art. 29 del decreto Mise 23 giugno 2016. Ma questa è un’altra storia.

Su quel Parco nulla quadra

Il Comune di Potenza ha un regolamento, approvato dal Consiglio Comunale. A chiare lettere è scritto che per il rilascio di permessi (compresi quelli relativi agli impianti eolici) è necessaria la Valutazione Previsionale di Impatto Acustico. A quanto pare nessuna delle Pas rilasciate per Piani del Mattino sarebbe corredata da questo documento che tra l’altro è imposto dalla legge 447/95.

Anche in questo caso si configurerebbe una lottizzazione abusiva. In area agricola insistono opifici (Pale) che di fatto cambiano la destinazione d’uso dei terreni che fanno mutare il territorio da agricolo a industriale.

E poi le torri a ridosso della strada comunale.

E poi quei camion e tir, con il loro via vai su una strada vietata al traffico di mezzi pesanti. Vietata con Ordinanza del sindaco, ma loro se ne fregano. Anzi continuano indisturbati ad attraversarla.

E poi quelle pale, già impiantate, che spariscono nella notte, intere o a pezzi. Chissà che fine fanno?

E poi quelle intimidazioni e quegli atteggiamenti aggressivi che avrebbero subito alcuni cittadini da parte degli “addetti ai lavori” dei cantieri.

E invece ad essere indagati sono loro i cittadini che difendono la dignità di un luogo, che difendono la loro salute, i loro diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana.

Lo abbiamo verificato, in questo viaggio tra le foreste di croci eoliche, il clima intorno a questi abusi consentiti dalla legge. C’è tensione, rabbia, senso di impotenza, di fronte all’arroganza dei signori dell’eolico selvaggio. Avvertiamo, in questo viaggio, che la capacità di sopportazione dei cittadini si sta esaurendo.

Chiacchiere dal 2014

Sono ormai quattro anni che il Comitato di cittadini di Piani del Mattino si muove in lungo e in largo per fermare lo scempio, per reclamare sacrosanti diritti. E sono quattro anni che la politica si “agita” come un motore che gira su se stesso. Interrogazioni, audizioni, promesse. Al momento i signori dell’eolico selvaggio continuano a lavorare imperterriti nella loro “opera di interesse pubblico”.

Intanto i cittadini vivono in balia del rumore, dell’ombreggiamento intermittente, del degrado ambientale dei luoghi. E sanno che le loro case costruite o comprate con i sacrifici di una vita valgono meno di una capanna.

I loro esposti, le loro denunce, al momento sembrano aver intrapreso la via di Matusalemme. Eppure importanti documenti sarebbero nelle mani della magistratura.