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La libertà di stampa è solo quella dei tipografi. Ecco cosa accade in Basilicata

Procedimento disciplinare nei confronti del direttore di Basilicata24 per aver difeso la dignità e l'onore di una donna

“Chi accusa da lontano, tace poi quand’è vicino”. Ci sono storie che, nostro malgrado, dobbiamo raccontare perché non farlo significherebbe far finta che non siano accadute, o peggio, rendersi complice di chi vorrebbe che certe cose non si raccontassero in giro. Questa volta la storia riguarda il mondo del giornalismo che conosce a menadito le regole deontologiche, che rivendica libertà di stampa e di critica ma che alla prima occasione queste libertà le sacrifica in nome di una non meglio precisata “solidarietà tra colleghi”.

Ed è proprio la violazione di questa “solidarietà tra colleghi” che mi è costata un Procedimento disciplinare concluso con la sanzione dell’”Avvertimento all’osservanza dei propri doveri deontologici”. Un procedimento al quale non ho avuto la possibilità di prendere parte per un disguido tecnico comunicato, tra l’altro, all’Ordine.

La sanzione che il Collegio di disciplina ha inteso decretarmi è riferita ad un editoriale in cui criticavo la scelta della Gazzetta del Mezzogiorno di pubblicare, a corredo dell’articolo sulla presentazione a Potenza dell’ultimo libro di Selvaggia Lucarelli, le dichiarazioni ‘poco lusinghiere’ nei confronti della signora Lucarelli che veniva definita “vacca” e “tettona” da alcuni utenti facebook.

Nell’editoriale contestatomi dal Collegio di Disciplina criticavo la scelta di dar spazio a tali dichiarazioni chiedendo come fosse stata possibile una tale “leggerezza” e interpellando il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Basilicata nella sua duplice veste di Presidente dell’Ordine appunto e capo redattore de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Per questa ragione chiedevo al presidente dell’Ordine se non fosse stato il caso che egli rassegnasse le dimissioni, considerato che riportare quelle dichiarazioni andava a ledere l’onore di una persona in barba a ogni regola deontologica e di buon senso.

Le critiche mosse dalla sottoscritta, tuttavia, sono state mal digerite dal presidente dell’Ordine che, in pieno conflitto di interesse e abusando del suo potere non solo ha pensato di inviarmi un invito a mediazione civile con la richiesta di 30mila euro di risarcimento per essere stato “leso nell’onorabilità e nella dignità”, ma è stato anche fortunato in quanto l’Organismo territoriale di disciplina dell’Ordine dei giornalisti, ha “proceduto d’ufficio” aprendo un procedimento nei miei confronti. Proceduto d’ufficio? Procedere d’ufficio, e chi è il responsabile dell’ufficio?

Appreso dell’avvertimento da parte del Collegio di Disciplina resto in attesa di sapere se sarà un giudice di un tribunale a stabilire se abbia o no offeso il Sammartino, tuttavia ritengo sia utile evidenziare alcuni elementi di questa vicenda.

Il primo, senza dubbio il più grave, è che le offese rivolte alla signora Lucarelli e riportate sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”, per il Collegio di Disciplina sono  “contestazioni”. Quindi il Collegio, mi sta dicendo che io, giornalista, posso riportare termini come “vacca” e tettona” perché si tratta di “contestazioni”. Invece ritengo, come già scritto nel mio editoriale, che quei termini siano offensivi e lesivi dell’onore di una donna. Se quelle cosidette “contestazioni” fossero state espresse durante la presentazione del libro, riportarle sarebbe stato un esercizio del diritto di cronaca, ma andarle a ri-pescare da profili facebook degli autori e spacciarle per “contestazioni” sul territorio a Selvaggia Lucarelli è qualcosa di molto distante dal diritto di cronaca.

Il Consiglio di Disciplina mi sta anche dicendo che La Gazzetta del Mezzogiorno avendo riportato quelle affermazioni ha legittimato gli haters (odiatori da tastiera) elevandoli al rango di opinionisti ignorando la battaglia culturale che Selvaggia Lucarelli sta portando avanti da anni pagando un prezzo altissimo. Quindi delle due l’una o l’Ordine tutela la dignità di tutti o solo quella del proprio presidente.

Il secondo punto riguarda la norma che avrei violato ovvero il “Dovere di solidarietà tra colleghi” pubblicando quell’editoriale. Mi chiedo a questo punto e spero che qualcuno più illuminato di me mi spieghi cosa si intende per solidarietà fra colleghi?

Far finta di niente se su un giornale si riportano frasi che ledono l’onore e la dignità di una persona? Se è questo il senso del procedimento disciplinare nei miei confronti e della richiesta di risarcimento danni allora mi spieghino i componenti del Consiglio di Disciplina e il Presidente Sammartino, dove inizia e dove finisce la solidarietà tra colleghi.

Mi spieghi il presidente Sammartino- ad esempio- perché è rimasto in silenzio, in occasione della Conferenza di fine-inizio anno in Regione Basilicata (gennaio 2018) di fronte alla grave dichiarazione del Pittella che rivolgendosi ad un collega giornalista ebbe a dirgli “Per quello che scrive dovrei prendere il bazooka” . La solidarietà in quel caso non andava manifestata invitando il governatore ad usare un linguaggio meno ‘colorito’? Sammartino è rimasto zitto eppure era lì ad ascoltare le parole del governatore lucano.

Mi spieghino ancora i colleghi così attenti alla solidarietà tra giornalisti dov’era l’Ordine quando siamo stati aggrediti mentre facevamo il nostro lavoro il 15 marzo scorso? Un comunicato di rito, sulla pagina facebook dell’Ordine della Basilicata. In altre regioni il presidente dell’Ordine sarebbe venuto con noi in questura a denunciare. E invece abbiamo assistito, su alcune testate regionali alla mortificazione del nostro lavoro quando qualcuno ha derubricato l’aggressione a “lite”, o quando qualcun’altro ha fatto sapere che “i giornalisti hanno dichiarato di essere stati aggrediti”.

Ho l’umiltà di apprendere, da chi ne sa più di me, e l’intelligenza per intravvedere un abuso di potere esercitato nei confronti di chi ha avuto l’ardire di criticare una scelta editoriale “superficiale e offensiva”. Cari colleghi del Collegio di disciplina strumentalizzare il principio nobile della solidarietà per impedire l’esercizio del diritto di critica e cronaca giornalistica, è l’ennesima dimostrazione di quanto il giornalismo sia contaminato in questo Paese e, soprattutto, in Basilicata.

Il terzo punto riguarda l’altra norma che avrei violato: ovvero “non aver proceduto a rettifica”. Mi spieghi il presidente Sammartino- capo redattore della Gazzetta del Mezzogiorno- quando essa sia stata fatta, non avendo ricevuto alcuna richiesta se non una telefonata da un collega de La Gazzetta il quale mi spiegava che Sammartino, quando è stata redatta quella pagina, non era presente perché in ferie. Chiedo dunque al Collegio di Disciplina che funzioni abbia un capo redattore di una redazione locale.

In attesa di risposte, se è questo quello che accade in Basilicata per aver difeso l’onore e la dignità di una donna, si sappia che quelle cose le scriverei altre dieci, cento, mille volte. Non sarà una messa all’indice, spacciata per violazione di una o più regole deontologiche, a spegnere il mio cervello e limitare la mia libertà.