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Petrolio lucano. Storia di ordinaria follia? foto

La morte dell’ingegner Gianluca Griffa e i problemi di produzione dell’Eni in Basilicata

 

Come ti aumento la produzione

Del resto per capire i quantitativi di solventi e acidi usati dobbiamo vedere un grafico dello studio sui pozzi di Monte Alpi 6, 7 e 8 sulla degradazione della produzione di petrolio durante l’anno (foto2).

Prima dell’applicazione di solventi, senza la possibilità di considerare gli aspetti relativi all’instabilità del flusso e alla formazione di sludge (acido?) lungo l’oleodotto, si cerca di solito di ritardare il declino progressivo di produzione. Dopo aver sparato solventi accade una “tempestiva reazione al declino di produzione”. Quei solventi, prontamente programmati durante l’anno, pare per ben quattro volte nel caso, hanno permesso di rallentare il degrado del flusso di petrolio verso il COVA, con “un aumento della produzione complessiva di petrolio da stoccare nei serbatoi a Viggiano di parecchie migliaia di metri cubi per ogni pozzo in soli sei mesi”. Un sistema affermavano, che dall’anno successivo era in implementazione in altre linee. Proprio in questo periodo, in questa storia, s’incastra la storia di Griffa, che in una lettera scrive dei problemi del COVA proprio con la produzione Monte Alpi, e di recapitarla all’Unmig di Napoli e ai Carabinieri di Viggiano “in caso capiti qualcosa o mi capiti qualcosa”. Nelle “ispezioni periodiche del 2009/2010”- scrive l’ingegnere -, avevano già riportato che a quei serbatoi mancava “buona parte della vernice di fondo a scopo protettivo”, e vi era qualche segnale di “lieve corrosione”.

L’interesse di Eni

L’ingegner Gianluca Griffa racconta nella sua lettera anche di un problema relativo al glicole trietilenico usato per disidratare il gas, e di quei 3-4 metri cubi al giorno portati nei serbatoi di stoccaggio che “non sono drenabili”, perciò l’acqua residua contenuta nel petrolio che finisce a Taranto in raffineria contiene glicole. Motivo per cui si smaltisce come rifiuto verso l’esterno. Riferisce pure che il glicole “viene perso quasi in toto dalla linea 4 di trattamento”, e che dal 2011 è quadruplicato il consumo, e dunque si tratta di un problema precedente e noto a “livelli molto superiori”. Nella riunione del febbraio 2013 l’ingegnere fa l’ennesimo tentativo di rappresentare a Ruggero Gheller e altri responsabili di Milano i problemi della linea 4, di come lavorasse oltre i limiti, e che ciò comportava un non completo assorbimento di CO2, un trascinamento di glicole verso i serbatoi di stoccaggio del petrolio, e che l’apparecchiatura che separava il gas da idrocarburi e acqua lavorava a pressioni di esercizio un po’ superiori al normale. E mentre l’ingegnere cercava di far capire che bisognava ridurre la produzione per tali problemi, oggetto della riunione era diventato come “incrementare” il petrolio.

Corrispondenze

Una storia questa, meglio compresa attraverso la corrispondenza Eni. Il 13 novembre del 2012 il Responsabile del Hub Sud Est scrive una e-mail. Oggetto: “problematiche connesse alla ricezione del greggio dalla Val D’Agri alla raffineria di Taranto”. A causare i problemi, una vera emergenza dice il vice presidente esecutivo Eni, è il greggio Monte Alpi e la “presenza di notevoli quantitativi di acqua mista a sostanze non ancora identificate”. Le sostanze poi verranno identificate. Si tratta di ferro, che da 3-5 milligrammi litro (mg/l, ndr) standard è riscontrato in quantitativi abnormi, tra “400 e 4.000 grammi litro”. E i valori di COD che indicano il contenuto totale di sostanze organiche e inorganiche ossidabili (il grado di contaminazione antropica, ndr), che passa da “valori normali” per Eni di 1.000-2.000 mg/l, a 200.000-300.000. In questo modo esiste depuratore in grado di trattarle? A Taranto pare di no. A causare l’emergenza COD è il glicole dicono. Ne usano così tanto che il mese dopo si chiede la revisione della fornitura perché in un anno e quattro mesi hanno consumato quasi la quantità di glicole prevista per tre anni (6,5 milioni di euro degli 8,4 di budget, ndr). Il glicole è fondamentale per non mandare in tilt la produzione, lo si utilizza per assorbire l’acqua contenuta nel gas che viene su assieme al greggio. E per Monte Alpi è tanta, superiore al petrolio se non si acidificano i pozzi. (continua nella pag seguente)