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Petrolio lucano. Storia di ordinaria follia? foto

La morte dell’ingegner Gianluca Griffa e i problemi di produzione dell’Eni in Basilicata

Da quanto tempo c’è un problema acqua?

Si scrive che il cattivo odore potrebbe derivare dalla prolungata segregazione dell’acqua contenuta nelle gole del tracciato dove la decantazione potrebbe aver favorito processi batterici, e il rilevamento di un più elevato contenuto di solidi sospesi nelle acque drenate dai serbatoi del COVA. Il 23 novembre 2012, Andrea Palma scrive a Gheller, Giuseppe Ezio, Walter Pessina, e Griffa. L’oggetto è l’acqua. COVA dovrà produrre un aggiornamento sulle attività di analisi con l’obiettivo di intercettare la sorgente responsabile del deterioramento della qualità dell’acqua. In parentesi afferma che è ancora tutto da dimostrare che il deterioramento si sia palesato in toto nel periodo oggetto degli eventi o “sia in buona, se non per la sua totalità, già presente nelle acque che COVA ha sempre inviato insieme all’olio“. L’ingegner Griffa era a conoscenza del problema acqua in merito al greggio Monte Alpi. Tanto che il 14 luglio 2013, poco prima di essere trovato morto, inviò una mail a vari responsabili, Gheller compreso, con il verbale sui problemi del greggio Monte Alpi e la “gestione delle acque di drenaggio”. Si riporta che da ottobre 2012 era stato riscontrato l’elevato valore del COD “dell’acqua di drenaggio del greggio Monte Alpi” e per ciò non era idonea a essere “processata” nel sistema di trattamento della raffineria. Sapevano pure della “presenza di ferro nell’acqua di drenaggio”. Perciò la gestivano smaltendola “come rifiuto verso l’esterno”.

 

L’interesse multinazionale

Già il 13 novembre del 2012, in una mail si comunicava l’impegno di “verificare l’accesso ai servizi di smaltimento acque verso Tecnoparco” (Tecnoparco Valbasento spa finita nell’inchiesta sullo smaltimento illecito, ndr). Due giorni dopo si comunicava anche che la raffineria di Taranto era “gestore di un contratto con Riccoboni per lo smaltimento acqua con autobotti“, ma del servizio non erano chiare capienza residua, punto di consegna, numero minimo di mezzi garantiti al giorno, preavviso per richieste di automezzi eccedenti il numero regolato da contratto, ecc. Ma questa è una storia di petrolio. E conta altro. L’11 aprile 2013 il vice presidente della Divisione Refining & Marketing Eni in una mail riepiloga le richieste della Shell. Alla multinazionale inglese interessano le consegne, tanto che dieci giorni prima aveva chiesto di garantire nei mesi di aprile e maggio 13 mila metri cubi al giorno di greggio, inducendo il responsabile della Eni Trading & Shipping spa a far presente di verificare se, alla luce delle manutenzioni previste ma non programmate sugli stoccaggi COVA, nei mesi di aprile e maggio sarebbe stato necessario variare le date di consegna via mare dei tre lotti da 30 mila tonnellate. Shell vuole sapere volumi e quantità di acqua contenuta nel greggio trasportato a Taranto prima e dopo le problematiche riscontrate a fine 2012, e la “stima dei costi totali previsti a partire dal 21 novembre 2012, data di inizio delle attività di smaltimento acque, fino al 30 aprile 2013”.

Rifiuti da smaltire in Basilicata

Stando ai modelli di dichiarazione ambientale di Tecnoparco si è passati dalle 11.233,43 tonnellate di “soluzioni acquose di scarto non pericolose” (CER 161002, ndr) del settembre 2012 con provenienza Viggiano, alle 21.433, 54 di ottobre, mese in cui dicono d’avere problemi con l’acqua, alle 37.881,96 di novembre, e alle 34.471,56 di dicembre. Quantitativi triplicati in due mesi, per un totale di oltre cento milioni di chili di soluzioni acquose di scarto smaltite tra settembre e dicembre 2012. La Shell dichiara che solo dal 21 novembre 2012 iniziano le attività di smaltimento, mentre è tutto il mese di novembre a risultare quello con maggiori quantitativi inviati a Tecnoparco con provenienza Viggiano. Certo il primo febbraio del 2012, otto mesi prima di dichiarare problemi di gestione acque, mostravano che senza solventi il flusso di petrolio è instabile, e come in due ore avevano tirato su tra 100-200 standard metri cubi (Sm3, ndr) di petrolio e il doppio di acqua. Il 6 febbraio solventizzando Monte Alpi 8 il flusso di petrolio si stabilizzava a 320Sm3, quello di acqua alla metà. Tenendo conto di tali medie quante acque di scarto hanno prodotto? A Tecnoparco da Viggiano risultano arrivate a febbraio 11.610,26 tonnellate di soluzioni acquose di scarto non pericolose, quantitativi di periodi in cui non sono dichiarati problemi di gestione di acque di strato. (Continua nella pag seguente)