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Gli attivisti Cinque Stelle che danneggiano il M5S

Datevi una mossa prima che sia troppo tardi

Ho assistito alla caciara, scatenata da alcuni Cinque Stelle, su un articolo, a firma della nostra direttrice Giusi Cavallo, che ironizzava garbatamente ed elegantemente su un post della senatrice penta stellata Agnese Gallicchio. Nell’articolo viene criticato uno dei requisiti che la senatrice avrebbe valutato nella scelta di un suo collaboratore: “Non deve avere, possibilmente, affetti famigliari diretti (coniuge e figli) da trascurare.”

A parte la legittimità del requisito, che non viene contestata, la senatrice si è esposta, come ovvio, al giudizio dell’opinione pubblica. Quando un parlamentare della Repubblica, esprime un’idea su sfere delicatissime quali gli affetti delle persone e le relazioni famigliari che condizionerebbero scelte lavorative, deve anche aspettarsi delle critiche. Il senso delle affermazioni della senatrice sono state da lei stessa spiegate con motivazioni che richiamano al “cuore”. Lei preferirebbe che nessuno sacrifichi i propri affetti, la propria famiglia, i propri figli per causa di un lavoro. Niente di più nobile. C’è un problema però, anzi due.

Il primo è che nessuno, tanto meno una parlamentare, ha il diritto di decidere se una persona debba o non debba sacrificare gli affetti familiari per un lavoro. Il secondo è che se questo principio venisse applicato ovunque, nessuno, disoccupati del mezzogiorno in primis, dovrebbe emigrare al Nord o all’estero. Perché ciò vorrebbe dire sacrificare la famiglia. E mio padre, buonanima, emigrato in Germania per sfamare la propria famiglia oggi sarebbe un uomo dal cuore di ghiaccio.

L’articolo di Giusi Cavallo contesta questa idea espressa da una senatrice della Repubblica. Non critica le motivazioni “umanitarie” e ingenue della signora Gallicchio, condivisibili o meno, ma molto personali.

Mi sarei aspettato dunque un dibattito, una discussione, sul senso delle affermazioni della senatrice e sulle critiche sollevate dalla giornalista. E quindi una riflessione sul senso del lavoro, sul fatto che la gente sia costretta a sacrificare gli affetti familiari per un lavoro lontano da casa, magari mal pagato. Una riflessione sui limiti imposti alle donne che lavorano e che hanno figli. Insomma, una discussione di merito, capace di cogliere l’opportunità derivata dalla dialettica tra la senatrice e la giornalista.

Invece abbiamo assistito al festival dell’insulto, della diffamazione a mezzo social, all’esaltazione del cretinismo puro da parte di alcuni cosiddetti attivisti Cinque Stelle. Gente che quando apre bocca fa perdere voti al MoVimento un tanto al chilo. Personaggi che farebbero meglio a stare zitti per non esaltare oltre modo la loro ignoranza e stupidità. Questi signori anziché discutere, sprovvisti di qualsivoglia contenuto e argomentazione, preferiscono aggredire con violenza verbale chi ha osa criticare una senatrice. E non si rendono conto del danno che provocano a se stessi, al MoVimento e alla senatrice. Senatrice la quale continua a giustificarsi, con argomenti che nulla hanno a che vedere con la questione sollevata dal nostro giornale.

Checché se ne dica, in questa gente manca l’educazione di base alla democrazia, mancano le conoscenze elementari per l’esercizio della cittadinanza. E’ gente che, al contrario, non accetta il confronto, rifiuta la critica.

Ecco alcuni degli “argomenti e delle opinioni”: “Una giornalista schifosa e stronza”. “Una Pisciainchiostro”. Su questi insulti la senatrice non ha battuto ciglio.

Questa aggressività fine a se stessa è diffusa in rete su molti altri argomenti, post, riflessioni.

La cosa che più mi sorprende è il silenzio degli altri Cinque Stelle, quelli più illuminati, che pure esistono, i quali esprimono solidarietà e condivisione in privato ma non si espongono in pubblico. Cari miei se questi signori non li fermate sarà un disastro. Un richiamo pubblico alla moderazione, alla riflessione, all’uso del cervello, è necessario. Magari per evitare che prima delle prossime elezioni regionali vi troviate nella spiacevole e imbarazzante situazione di avere decine di vostri “attivisti” indagati per il reato di diffamazione. Datevi una mossa prima che sia troppo tardi.