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Con le zone economiche speciali Mezzogiorno al centro dell’agenda economica del Paese

La riflessione di Pierluigi Diso – Coordinatore Comitato ZES Lucana 2017

Dopo aver appreso lo scorso 16 febbraio che la Regione Basilicata aveva finalmente inviato la sua proposta di ZES alla vicina Puglia, con l’aumento dell’area di 600 ettari, il Comitato promotore ZES LUCANA 2017 non poteva non essere soddisfatto per il passo avanti e non poteva non accompagnare, come sempre ha ribadito pubblicamente, la Regione Basilicata in questo camino verso un futuro industriale e di occupazione per il territorio lucano.

Di ZES il Comitato ha avuto modo di discutere anche con il Ministro Claudio De Vincenti il giorno 9 aprile a Matera, il quale ricordava quale area interessata solo quella di Ferrandina-Pisticci. Il Comitato gli ha rappresentato la “nuova” ZES a macchia di leopardo, come da Position Paper della Regione Basilicata, che adesso interesserà più comuni (Matera, Pisticci, Ferrandina, Melfi, Tito e Lauria) e forse limiterà l’appetibilità dei grandi investitori internazionali, specie quelli che volevano realizzare qualcosa proprio in funzione della futura piattaforma logistica dell’agroalimentare di Ferrandina. Il Comitato è stato sempre in contatto con l’ex assessore pugliese Michele Mazzarano e con il coordinatore della task force della Regione Puglia, prof. Aldo Berlinguer. A quest’ultimo in particolare ha sempre sollecitato il suo massimo sforzo affinchè anche la Basilicata (che già conosce quale ex amministratore regionale) si doti di un’area Zes e non continui a spezzettare il suo territorio a macchia di leopardo.

L’attività del Comitato è stata molto frenetica specie nella giornata di venerdì 4 maggio 2018, quando ha partecipato ad una serie di importanti incontri a Bari. Presso la sede dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, presieduta dal prof. Ugo Patroni Griffi, il Comitato ha ascoltato l’Arch. Mauro Coletta, direttore della Direzione generale vigilanza Autorità portuali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a cui sono stati illustrati gli sviluppi del cosiddetto progetto della “camionale”, cioè una strada che sarà in grado di collegare l’infrastrutturazione portuale con la zona industriale, liberando importanti arterie cittadine dal traffico e dal conseguente inquinamento prodotto dai camion, attraverso un connessione viaria tra zona industriale, tangenziale, interporto e porto.

Anche la Basilicata ed i comuni interessati dalla Zes dovrebbero iniziare già a ragionare in tal senso. Di seguito, il presidente Patroni Griffi e le parti sociali hanno sottoscritto il  “Patto per la tutela e la crescita del lavoro”, un documento che intende fornire un’accurata ricognizione e analisi dei fabbisogni dei lavoratori del porto e un decisivo supporto alla formazione e alla riconversione del personale in ambito portuale. Anche in Basilicata si dovrebbe aprire un dibattito pubblico e più ampio sulle prospettive di lavoro che un’area Zes determinerebbe. Il documento firmato a Bari individua una serie di pratiche, regole e nuovi assetti per accrescere i livelli di efficienza dei porti e dei lavoratori, migliorandone la qualità del lavoro e dei servizi nei porti, ovviamente in
un’ottica di un progetto di crescita.

Un’intesa tra istituzioni, parti sociali, datoriali e sindacali, che rappresentano gli attori del Sistema portuale, conferma un forte segnale d’interesse alle imprese e alla comunità, prendendo in carico la problematica della tutela del lavoro, che potrebbe per la nostra terra essere esempio di buone pratiche, finalizzato alla formazione professionale per la riqualificazione e riconversione del personale disoccupato in altre mansioni, ma in ambito retro-portuale. Anche la Basilicata potrebbe ripartire da qui, da un patto che è al momento un impegno morale per cercare di contemperare la crisi occupazionale soprattutto dell’area interna del Mezzogiorno. L’attività del Comitato si è conclusa venerdì sera presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, ove, invitati dal Magnifico Rettore, prof. Antonio Uricchio, ha partecipato a un importante convegno su “Le Zone Economiche Speciali, aspetti applicativi”,  nel corso del quale è stata presentata la prossima pubblicazione del libro “Porti,  retroporti e Zone Economiche Speciali”, curata da Aldo Berlinguer. Dall’intensa giornata si è appreso che le autorità portuali hanno un ruolo fondamentale all’interno dell’operazione Zes. Campania e Calabria sono già avanti, anzi notizia di ieri è che il Presidente Gentiloni ha già firmato il DPCM di ratifica del loro “Piano Strategico”.

Il Mezzogiorno riparte da qui. Il Comitato si augura che anche la Puglia, con l’interregionalità della Basilicata, proceda rapidamente. Sergio Prete, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, è ben lieto dell’interregionalità con la Basilicata è ha ribadito che “è importante che l’Italia e soprattutto il Mezzogiorno aiutino i porti ad aumentare la propria competitività in uno scenario all’interno del quale i porti degli altri Stati hanno già da tempo attuato misure di incentivi, benefici e agevolazioni e che quindi ad oggi risultano più appetibili rispetto a quelli italiani“. Al convegno ha partecipato anche Vera Corbelli, Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto, la quale ha sottolineato che “nella disciplina delle Zes allo stato manca il profilo ambientale ed in particolare il binomio investimenti/eco sostenibilità. Attrarre investimenti nelle zone portuali del meridione è fondamentale per sostenere il loro ruolo naturale, ma non si possono dimenticare le condizioni ambientali in cui gran parte di essi versano.

È noto – ha aggiunto – che il 50% delle attuali aree SIN (Siti di Interesse Nazionale) riguarda zone costiere ma il dato sale al 77% nel Sud Italia. I porti del Sud Italia dimostrano di essere poco attenti a questo profilo“. Quello ambientale è un dato fondamentale, specie dopo tutto quanto sta accadendo sulla costa jonica lucana con il mistero dell’acqua contaminata. Il Comitato condivide la preoccupazione di Vera Corbelli e la dichiarazione dell’avvocato Prete, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio, che ha rivelato l’esigenza irrinunciabile per i porti italiani, in particolare per i porti del Mezzogiorno, di avere le Zone Economiche Speciali, ma soprattutto per la nostra Basilicata che dal mar Jonio potrà trarre ulteriore sviluppo economico, specie adesso che la competizione con le altre realtà portuali del Mediterraneo è aumentata. La task force pugliese e la nostra Regione Basilicata devono crederci fermamente e impegnarsi moltissimo in un progetto particolarmente importante che spero coincida con il secondo decreto e con la definizione delle ZES. Il Comitato ZES LUCANA 2017 non può certo arrestare la sua energia e sta già preparando una serie di incontri per restare sul tema e tenerlo sempre vivo.

Le ZES permettono di mettere il Mezzogiorno al centro dell’agenda economica del Paese. Quindi, se correttamente implementate, consentono di colmare un gap secolare. E’ necessario fare in fretta, attuando una semplificazione burocratica realmente radicale, combinandola con alleggerimenti significativi dei tributi locali, in aggiunta alle agevolazioni nazionali: è questa la prima ricetta vincente per attrarre investimenti nelle ZES. Decisiva sarà, dunque, la capacità di concedere agevolazioni realmente competitive alle quali il governo regionale dovrà dedicarsi. Quanto più forti saranno queste agevolazioni, tanto più concorrenziali saranno le  ZES su scala nazionale ed internazionale.  Per le istituzioni locali sarà uno sforzo eccezionale, ma potrà offrire al territorio una occasione di crescita altrettanto eccezionale. Come rilevato dai migliori economisti, il Mezzogiorno può essere volano dello sviluppo del Paese se le infrastrutture vengono completate, la burocrazia semplificata, gli investimenti incentivati e tutelati. Le ZES,  come la felice esperienza di tanti Paesi dimostra,  consentono politiche anticicliche, favorendo innovazione e stabile occupazione.

Pierluigi Diso – Coordinatore Comitato ZES LUCANA 2017