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Programma operativo Val d’Agri: “Non assolve da responsabilità”

"Finora un territorio aggredito e rapinato di tutte le sue risorse, naturali e finanziarie”

Ripristinare il fondo del Programma operativo Val d’Agri, come del resto prescritto dalla Corte dei Conti e pertanto diventato un atto obbligato, come realmente e finalmente è avvenuto con la manovra finanziaria 2018-2020 della Regione, pur sanando un’antica ferita non assolve completamente dalle responsabilità vecchie e più recenti nei confronti delle comunità della Val d’Agri imposte dalla gestione e dalla programmazione delle entrate rappresentate dalle royalties del petrolio prodotto in Val d’Agri”.

E’ il commento dell’Associazione Bene Comune Viggiano affidato ad una nota diffusa dal presidente Vittorio Prinzi. “Se infatti si ripristinano legalità e correttezza amministrativa, principi in passato solo parzialmente rispettati – aggiunge – è necessario attendere i prossimi atti per verificare innanzitutto, come pure è stato anticipato da un autorevole consigliere regionale, la consistenza del ‘Fondo per il finanziamento di strumenti di programmazione negoziata nelle aree di estrazione del petrolio e adiacenti’, vale a dire 30,5 milioni per il 2018, 35,2 milioni per il 2019 e quasi 52 milioni per il 2020.

L’ammontare complessivo dà una cifra decisamente importante che – continua Prinzi – necessita di una svolta, non certo formale, nei meccanismi della programmazione dei progetti da finanziare in un’ottica, auspichiamo, sempre più comprensoriale e sempre meno municipale. E’ tempo, in sostanza, di pensare ad azioni di sviluppo e occupazione su scala territoriale evitando di polverizzare le risorse e quindi di non produrre risultati concreti per promuovere lavoro, imprenditoria, crescita economica. Noi abbiamo sempre sostenuto due idee: prima di tutto la Val d’Agri e meno opere inutili e più posti di lavoro e attività di autoimprenditoria.

Sul fronte occupazione come dimostrano i fatti delle ultime settimane è legittimo allertarsi, da parte dell’indotto Eni, sul mantenimento delle commesse e dei posti di lavoro, comunque a termine, ma assolutamente non basta, perché si continua a preoccuparsi solo dell’oggi, cioè a chiedere di estrarre altro petrolio, e di chi direttamente o indirettamente usufruisce dei benefici, a cominciare dall’occupazione nell’ambito estrattivo. Ma chi si preoccupa di altri lavoratori che stentano a tirare avanti la propria attività o di quei giovani che vorrebbero lavorare in altri settori e non hanno le condizioni per farlo e non si fa niente per migliorare o creare nuove opportunità?

Ecco la sordità e la cecità che poco e in modo effimero garantisce per l’oggi e che si rifletterà catastroficamente sul domani, a causa di un’azione politica regionale e locale corta e assopita sulla gestione dell’immediato, tutta schiacciata sull’ottenimento del consenso, sul populismo e su ambizioni personali e per niente orientata da progetti e processi che portino a costruire, pur con fatica, il futuro con le risorse che abbiamo.

Altri, in verità, gli impegni e le aspettative della scommessa sul petrolio al tempo degli accordi Stato-ENI-Regione Basilicata, allorquando si guardava al petrolio come ad una marcia in più per lo sviluppo del territorio interessato dalle attività estrattive, ossia ad una risorsa che non si sostituiva ma si aggiungeva a tutte le altre, per realizzare la compatibilità tra tutte le risorse del territorio e mirare ad uno sviluppo vero ed integrato, con l’impiego delle risorse finanziarie, le royalties, derivanti dal petrolio stesso. Ne abbiamo fatto finora un territorio aggredito e rapinato di tutte le sue risorse, naturali e finanziarie”.